![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 MAGGIO 2001 |
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Da Ulisse a Pinocchio, da Platone a Orwell, storia e filosofia della menxogna, masachera sublime di spettacolo e politica
Va in onda la bugia/Da Ulisse a Pinocchio, da Platone a Orwell, storia e filosofia della menxogna, masachera sublime di spettacolo e politicaQuando io uso una parola - disse Humpty Dumpty con un certo sdegno - quella significa ciò che io voglio che significhi, né più né meno". Ribatte Alice: "La questione è piuttosto se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse". E Humpty Dumpty di rimando: "La questione è piuttosto: chi è che comanda - ecco tutto".
Già, chi comanda, chi stabilisce il significato delle parole? Noi con il nostro linguaggio o altri che hanno in mano la chiave del senso delle parole? Quali dosi di menzogna possiamo tollerare. Mentire ci procura anche un certo sottile piacere e con la pubblicità ci piace essere ingannati.
Da Attraverso lo specchio di Lewis Carrol a Gelsomino nel paese dei bugiardi di Gianni Rodari: dove si racconta del pirata Giacomone che, stanco di solcare i mari, occupa un paese in terraferma, diventa Re Giacomone primo e nomina i suoi uomini ammiragli, capitani, capi pompieri, invece che semplici pirati. Stabilisce quindi una legge che obbliga tutti a chiamarlo S Maestà, ma poi - per essere sicuro che a nessuno venga in mente dire la verità - ordina ai ministri di riformare il vocabolario - appunto come la neolingua dei sistemi totalitari e quella descritta in 1984 di Orwell. E così pirata comincia a significare gentiluomo, alla mattina si saluta con buonanotte e per fare complimento si dice: che faccia da schiaffi avete. La legge rende infine obbligatoria la bugia e vigili multano chi, confondendosi sul nuovo significato delle parole, continua a chiamare rose invece di carote i fiori di maggio. La rivolta infine scoppia a causa di un gatto che riprende a miagolare, rifiutandosi di abbaiare. Che è un po' come il bambino della favola che squarcia il velo di menzogna e grida che il re è nudo: e tutti - finalmente - si accorgono che nudo il Re lo è davvero. La bugia opprime, la verità libera. E' sempre così?
Ma chi disse la prima bugia? Poco importa saperlo, ma chi la pronunciò - dice Oscar Wilde divenne implicitamente fondatore della società civile. Un paradosso? Solo apparente. E oggi la bugia e la menzogna tornano di attualità. Anche con due libri di questi giorni: uno di Maria Bettetini, che insegna Storia della filosofia medievale all'Università Ca' Foscari di Venezia, Breve storia della bugia. Da Ulisse a Pinocchio (Cortina, pp.157, L. 20.000); l'altro di Andrea Tagliapietra, filosofo, ricercatore all'Università di Sassari, Filosofia della bugia (Bruno Mondadori, pp.464, L. 48.000). Due libri molto diversi tra loro, dal titolo intrigante, da leggere e da rileggere come autentico antidoto alla menzogna. Libri dunque come mappe, indispensabili per capire come e perché si mente. Sorta, davvero, di breviario per sopravvivere - magari e ancora una volta da apoti (coloro, cioè, che non la bevono).
Già, ma la menzogna siamo noi, anzi: "noi siamo una menzogna che dice sempre la verità" scriveva Cocteau. Di più, la bugia si identifica anche - scrive Tagliapietra - "con la figura del volere avere di più. Alla scuola della bugia, la tradizione occidentale impara cioè la nozione di volontà". Menzogna e volontà, menzogna e potere: e potenza della menzogna. Ma la menzogna si confronta sempre con la verità e con la libertà. Filosofia della bugia e storia della sincerità si intrecciano quindi in modo inestricabile.
Ma anche menzogna e linguaggio: si mente infatti attraverso le parole e i gesti. Una società senza linguaggio non esiste. Occorre la condivisone del linguaggio e del significato delle parole (del vocabolario, dunque). Eppure, rispetto a ieri, oggi la fabbrica delle parole - Re Giacomone primo (per intenderci) - ha (ci pare) molta più forza e pervasività, molto più potere di cambiare il linguaggio e il vocabolario. Le parole si svalutano non solo per colpa della menzogna. La televisione, piuttosto: è questa la fabbrica dove oggi si produce e si insegna il (presunto) vero, le forme e i gesti dello stare insieme, dunque anche il (nuovo) significato delle parole. La televisione mette d'accordo, ci fa con-dividere stili di vita, gesti e parole. Nessun gatto tornerà a miagolare (ribellandosi) se la televisione dice che deve abbaiare. Bugia e menzogna servono a far credere vero o falso qualcosa che non lo è, o non del tutto. Si ha menzogna quando qualcuno vuole ingannare gli altri. Ma la bugia ha sempre bisogno di un ambiente protetto - dice Maria Bettetini - riesce meglio se mascherata da elementi di verità - o meglio: di veridicità, dì verosimiglianza. La televisione sa creare questo ambiente, perché tempo e spazio si con-fondono e tutto diventa possibile. Attraverso la televisione passa la politica, e dunque...
"La bugia - dice Maria Bettetini - ha scandalizzato, consolato e insieme divertito. Una forma di bugia è alla base di ogni diritto, è a fondamento di ogni arte". Realtà e finzione si confondono e ci confondono, chiamiamo verità cose che non sempre lo sono. Così anche la scienza può essere bugiarda; e incredibili menzogne "vengono propinate in campagna elettorale, richieste dagli stessi elettori, che al politico chiedono di mentire per permettere loro di sognare".
Mentire, dunque. Ma chi mente deve continuamente dichiararsi onesto. Mente il serpente del Paradiso terrestre - ma chi fa mentire il serpente e perché? Mente Ulisse, mente Iago. A Pinocchio cresce il naso. Hitler dichiarava invece il vero, nel Mein Kampf, ma nessuno gli credette. Se gli antichi vietavano lo spergiuro (oltre ad ingannare, oltraggia direttamente Dio), Matteo afferma: io ti dico di non giurare affatto, né per il cielo, né per la terra, né per Gerusalemme. E allora, che dire di chi giura sulla testa dei figli? Teologi e filosofi si sono divisi sulla menzogna. Simulazione (la menzogna) e dissimulazione (è "l'industria di non far vedere le cose come sono", scriveva l'Accetto nel 1641) appaiono diverse. E Kant: la verità è un dovere di ciascun individuo, la bugia è invece una autentica rovina per la società; ma già Platone consigliava ai governanti di mentire per il bene del popolo. E Machiavelli spiegava al suo Principe di essere insieme "gran simulatore e dissimulatore, perché sono tanto semplici gli uomini e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascia ingannare".
Ma oggi? La democrazia tollera dosi minime di pubblica menzogna. Se la menzogna aumenta, si decade nel populismo. La letteratura vive di finzione, ma la politica? Scrive Maria Bettetini: "Chi detiene il potere, controllando di solito l'informazione, conosce bene la morale della novella di Pirandello intitolata La patente: viene cioè ritenuto vero ciò che viene ripetuto con convinzione". E così viviamo nella menzogna, quasi gioiosamente (dai valori iperbolici della new economy ai messaggi promozionali della televisione). Tutto viene infine trasformato in spettacolo, che è forma sublime ma evidente di menzogna. Ma un tempo, teatro e vita reale erano chiaramente distinti. Oggi non più.