RASSEGNA STAMPA

23 MAGGIO 2001
GIUSEPPE CANTARANO
Jean-Luc Nancy e il futuro della filosofia

"Dialogo sulla filosofia a venire" è il titolo del colloquio con Jean-Luc Nancy, promosso dal Comune di Venezia e dall'Istituto italiano per gli studi filosofici, che si terrà oggi alle ore 16 nella sala del Portego, a palazzo Franchetti, sede dell'lstituto veneto di scienze, lettere e arti.

In occasione dell'uscita del nuovo volume del maggiore filosofo francese della generazione immediatamente successiva a quella di Foucault Levinas, Deleuze e Derrida JeanLuc Nancy, Essere singolare plurale, Einaudi, pp. 132, lire 30mila), Massimo Cacciari, Roberto Esposito e altre voci significative della filosofia italiana contemporanea, rifletteranno sta futuro della filosofia a partire da alcuni dei temi ricorrenti nell'opera di Nancy. Come quello della comunità, ad esempio, su cui in Italia sta da alcuni anni intensamente lavorando Roberto Esposito. o come il tema della libertà, al quale il filosofo francese ha dedicato un altro importante libro, pubblicato da Einaudi l'anno scorso (L'esperienza della libertà) -

Essere singolare plurale- introdotto da un piacevole ed efficace dialogo fra Esposito e lo stesso Nancy, che insegna nelle università di Strasburgo e di San Diego - è un testo sorprendente, per chi è abituato alle gelide trattazioni sistematiche. Non solo si misura con l'ontologia - diciamo pure, con il senso della realtà -

nella forma di una vivacissima interrogazione senza requie. Ma sottopone le idolatriche e ormai sterili categorie della modernità - come, ad esempio, quelle di soggetto e ragione a una ventata di salutare e liberatoria decostruzione.

Tuttavia, è un filosofo difficile Nancy. Innanzitutto, per la scrittura antisistematica, tesa non tanto a registrare i concetti, ma piuttosto a taglierli, a torcerli, a scavarli nella radice. Chi leggerà questo libro avvertirà come una gradevole sensazione di straniamento, dovuta a una scrittura sempre tesa a lacerare la parola per sondare nuove possibilità espressive. Per rintracciare ai bordi della parola quelle

impercettibili oscillazioni semantiche che nella tradizione sistematica resterebbero invece

in ombra. Un po' come avevano fatto altri tre grandi autori del '900: Bataille, Benjamin e

Wittgenstein.

Sono Heidegger e Sartre i grandi filosofi che vengono m mente leggendo Nancy. Non fosse altro perché anche nella ricerca di Nancy centrale è la questione dei senso. O meglio, la lucida e drammatica registrazione della consumazione del senso nella tradizione occidentale.

Eppure, dal nichilismo cui pure approda la sua filosofia, Nancy opera una svolta.

Che risuona dentro un linguaggio assillato dall'affannosa ricerca della concretezza e della materialità. Ed è, appunto, nella concreta esperienza dei corpo, nella concreta esperienza della libertà, nella concreta esperienza della comunità che Nancy rintraccia le tre più importanti pratiche per ripensare un nuovo senso. Molto probabilmente, sarà anche per questa vocazione antimetafisica che risulta difficile collocare la sua originalissima opera dentro le asfittiche "scuole di pensiero".

La filosofia a venire deve pertanto ripartire dalla nostra quotidiana esperienza. Deve saperla rinominare. Per potere continuare a fare filosofia dopo la filosofia, è necessario ritessere i legami con la nostra esistenza. Ecco perché il lessico e la sintassi della tradizione metafisica sono ormai inutilizzabili. Basti pensare al titolo di questo libro, Essere singolare plurale. Che vuol dire "l'essere consiste solo nell'esistenza di tutti gli esistenti" (p.55). Il senso, dunque, coincide con la semplice esistenza, con le sigolari pluràlità del mondo che sono le nostre irriducibili e finite esistenze. Nulla di più. Noi "non "abbiamo" più senso perché siamo noi stessi il senso, interamente, senza riserve, infinitamente, senza altro senso al di fuori di "noi"" (p. 5). L'essere, concepito monoliticamente dalla metafisica occidentale, è in realtà molteplice. O meglioo, scrive Nancy: "IA singolarità dell'essere è il suo plurale" (p. 54). Se dunque Cartesio poteva metafisicamente affermare l'evidenza del soggetto a partire dall'immediata autorfilessione della coscienza, ora si tratta di cogliere la costitutiva pluralità dell'individuo. Il passaggio è dall'ego sum all'ego cum, insomma. O meglio, dalll'ego sum al nos sumus.Scrive Nancy: "L'essere può dirsi soltanto in questo modo singolare: "noi siamo". la verità dell'ego sum è un nos sumus" (p. 49). E' pertanto da questo "con", dal nostro imprescindibile essere insieme, che la filosoíìa deve ripartire, per potere nuovamente pensare la nostra esperienza. Nella consapevolezza, però, che la pluralità che abita le nostre singole esistenze, non può essere assunta come un presupposto normativo di segno contrario. Giacché il cum della comuriità, oltre a legarci reciprocamente gli uni agli aitn, nello stesso tempo ci divide anche. E' come un vuoto scavato tra le singole esistenze. Un vuoto che nessuna politica fìlosoficainente intesa e nessuna filosofia politica devono riempire. Perché metterebbeto a repentaglio la nostra bbertà.
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