RASSEGNA STAMPA

9 MAGGIO 2001
BERTRAND DE JOUVENEL
Il cuore e la testa della polis eterna

Bertrand de Jouvenel analizza gli archetipi del potere e della libertà. Alle origini del rapporto tra governo e cittadini

Chi vuol rendere omaggio ai fondatori della scienza politica deve recarsi ad Atene.  Là so­no i colli ad attirare lo sguardo.  Innanzi tutto si sale all'Acropoli, luogo destinato dal popo­lo ateniese alla venerazione delle divinità, ma anche sede in un primo tempo del governo regio e in seguito di quello personale.  La se­conda altura da visitare è quella dove teneva le proprie sedute l'Areopago, il tribunale ari­stocratico, che con la caduta del governo per­sonale divenne l'organo decisionale più im­portante.  Da lì bisogna passare al terzo colle, la Pnice, dove si riuniva l'Assemblea dei cittadini, l'unica che poteva prendere delle deci­sioni nell'ultimo stato della  Repubblica ateniese.  La storia del governo di Atene è dunque una storia di colli: la sede del potere si sposta di colle in colle e la mente sostituisce facilmente il rapporto fisico, costante, delle altitudini con il rapporto morale, mutevole, delle stesse.  La suggestione geografica fa sì che l'intelletto si rappresenti la procedura di governo come una fuga in cui intervengano voci da più colline: è la nascita dell'idea delle forme miste di governo (... ).

Immaginiamo di assegnare a tre persone il compito di osservare la stessa città da posizioni molto diverse.  La prima si trova su un pallone aerostatico posto abbastanza in alto da permettere soltanto di individuare i monu­menti più grandi e l'ossatura generale della città.  Anche la seconda è su un pallone, ma a un'altezza inferiore, che le consente di distin­guere i movimenti del traffico. la terza, infine, si trova per strada. I tre osservatori fanno rapporto a un ufficio centrale situato al di fuo­ri della città.  Nel corso della prima giornata, il primo vede un paesaggio immobile, il secondo osserva correnti di traffico a densità varia­bile e il terzo è testimone di fatti molto diversi tra loro. L'osservazione prosegue per un lungo periodo.  Dopo qualche giorno, il primo osservatore trasmette all'ufficio centrale una pianta esatta della città come gli appare e, ormai, non ha più mente da segnalare.  Il com­pito del secondo viene portato a termine più lentamente: nel corso di ogni giornata deve riferire cambiamenti considerevoli; nota co­munque abbastanza in fretta che i cambia­menti in ogni nuova giornata avvengono se­guendo lo stesso modello di un giorno precedente; la constatazione dell'esistenza di ritmi ricorrenti viene disturbata dalla presenza di giorni caratterizzati da fenomeni anomali; al­la fine, tuttavia, anche queste giornate atipi­che (festivi, prefestivi e giorni successivi alle festività) prendono posto nel suo schema e il suo lavoro arriva a termine.  Soltanto il terzo osservatore continua a trasmettere aneddoti sempre diversi.

Un giorno, pero, il primo osservatore viene scosso dal suo torpore: vede andare a fuoco e crollare un monumento della città.  Raggua­glia l'ufficio centrale sull'accaduto e riceve questa risposta: «Grazie, conferma le nostre precedenti informazioni».  Quali informazio­ni precedenti? Il secondo osservatore ha in effetti trasmesso, qualche ora prima, la noti­zia di un massiccio afflusso di persone verso il monumento suddetto.  Eppure, anche lui ha ricevuto lo stesso messaggio: «Grazie; confer­ma le nostre precedenti informazioni ». Era stato l'osservatore in strada ad assistere alla formazione di questo movimento di folla.  Il crollo del monumento rappresenta un cam­biamento nella costituzione, rilevato dal pri­mo osservatore, un costituzionalista.  Il movi­mento di folla è il movimento politico, segna­lato dallo studioso delle grandi correnti.  Ma la genesi di questo movimento è colta soltan­to dall'osservatore posto più in basso, l'indica­tore più sensibile, quello che reagisce prima ma fornisce indicazioni meno sicure.  Occu­piamoci del terzo osservatore, quello in stra­da. Cosa ha visto e sentito esattamente?  Al­l'inizio un uomo che arringava, gesticolando, una piccola folla.  E qui che ha origine l'even­to: vediamo l'azione iniziale che andrà au­mentando in dimensioni e velocità fino a sca­tenarsi in tutta la sua potenza, arrivando a demolire il monumento.  Sì, questo fatterello è il principio di un grande avvenimento.  Ma attenzione: non tutte le scene di questo tipo hanno conseguenze di tale portata (... ) .

Bisogna forse dedurre, allora, che gli inizi modesti non devono interessarci, dato che ignoriamo se avranno o meno uno sviluppo?  E vero che non tutte le ghiande si trasforma­no in querce, ma è anche importante sapere che tutte le querce sono nate da una ghianda, ed essere in grado di riconoscere il processo.  Nella società, come in natura, abbondano se­mi che non arrivano a svilupparsi.  Ma tanto sarebbe ridicolo guardare a ogni fatterello co­me se fosse destinato a diventare un avveni­mento storico, tanto è invece utile pensare che in un periodo di calma piatta, senza sto­ria se vogliamo, avvengano una miriade di azioni che danno il via ad altrettanti movimenti, impercettibili però all'occhio che os­serva l'insieme.  Se si scende nel particolare, è possibile ritrovare, in scala microscopica, quell'agitazione che l'insieme in effetti non manifesta.  Questa inchiesta nel microscopi­co può fornire informazioni circa la struttura elementare dei fenomeni.  Cogliere l'attività politica nei suoi aspetti più semplici, talmen­te semplici da essere sempre e dovunque gli stessi: ecco l'obiettivo della politica pura.
inizio pagina
vedi anche
Filosofia (e) politica