![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 MAGGIO 2001 |
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Tra globalizzazione e degrado: serve un nuovo patto collettivo tra cittadini. Un intervento del sociologo Bauman
L'insicurezza urbana crea l'impressione di una scarsa tutela pubblica
La comunità ci manca perché ci manca la sicurezza, elemento fondamentale per una vita felice, ma che il mondo di oggi è sempre meno in grado di offrirci e sempre più riluttante a promettere. Ma la comunità resta pervicacemente assente, ci sfugge costantemente di mano o continua a disintegrarsi, perché la direzione in cui questo mondo ci sospinge nel tentativo di realizzare il nostro sogno di una vita sicura non ci avvicina affatto a tale meta; anziché mitigarsi, la nostra insicurezza aumenta di giorno in giorno, e così continuiamo a sognare, a tentare e a fallire.
Capita sovente che, seduti in un treno fermo alla stazione e vedendo il convoglio del binario accanto iniziare a muoversi, ci sembra che sia il nostro treno a partire. In un altro caso di illusione ottica, il nostro io ci appare l'unico elemento stabile nel bel mezzo di un mondo estremamente volatile in cui tutti gli oggetti apparentemente solidi continuano ad apparire e sparire, a cambiare forma e colore ogni volta che vi poggiamo lo sguardo. Il nostro corpo e la nostra anima hanno una speranza di vita maggiore di qualunque altra cosa al mondo; ogni qualvolta ricerchiamo la certezza, la cosa più saggia da fare ci sembra investire nell'autopreservazione.
È difficile (e alla fin fine avvilente) doversi preoccupare di minacce che non possiamo chiamare per nome, e tanto meno rintuzzare. Le fonti dell'incertezza sono ben nascoste e non compaiono sulle cartine geografiche in vendita dai giornalai, cosicché non possiamo né individuarle con precisione né tentare di porvi fine. Le sue cause, tuttavia, quelle misteriose sostanze che mettiamo in bocca o quegli strani individui che percorrono, non invitati, le nostre strade usuali, sono tutte fin troppo visibili. Sono lì a portata di mano, per così dire, inducendoci così a credere che abbiamo facoltà di respingerle, di "disintossicarci".
Antoine Garapon, studioso del diritto francese, ha rilevato che se tutte le azioni malvagie perpetrate "in alto", nelle stanze dei bottoni delle grandi compagnie multinazionali, restano di regola ben nascoste, e qualora vengono fugacemente esposte al pubblico sono di norma scarsamente comprese e oggetto di un'attenzione men che effimera, la rabbia dell'opinione pubblica raggiunge il parossismo quando si tratta di danni causati al corpo umano.
Tabagismo, molestie sessuali ed eccesso di velocità alla guida, i tre crimini che l'opinione pubblica condanna con maggiore fermezza e per i quali chiede le pene più severe, non hanno nulla in comune se non la paura per una minaccia all'integrità fisica. Nel suo acclamato libro di sfida alle élites politiche - e appropriatamente intitolato Protect or Go Away ("Proteggeteci o smammate") - Philippe Cohen cita la "violenza urbana" fra le tre maggiori cause di ansia e infelicità (insieme alla disoccupazione e alla vecchiaia priva di
sicurezza).
Nella sua approfondita indagine sul significato del termine "vivere insieme" nelle città di oggi, Henning Bech sostiene che, poiché le città in cui la maggior parte di noi oggi vive sono "grandi, densi e permanenti gruppi di eterogenei esseri umani in circolazione", luoghi nei quali siamo destinati a muoverci come forsennati in una "ampia e sempre mutevole folla di estranei di tutte le razze che si incrociano costantemente", tendiamo a "diventare agli occhi di tutti una mera facciata, per il semplice motivo che questa è l'unica cosa che si può notare in uno spazio urbano affollato da un mucchio di estranei".
Se solo la città potesse essere ripulita di quella eccessiva eterogeneità, ma preservare al contempo un livello di varietà tale da continuare a garantire una vita divertente e piena di piacevoli avventure com'è sempre stata, salvare in parte il sale della vita di cui noi, i moderni non potremmo fare a meno... Al pari del sogno di bere e avere sempre la bottiglia piena, questi due desideri sono incompatibili e, tuttavia, i modelli più popolari (e seducenti) di progetti comunitari promettono di esaudirli entrambi. E proprio questo li rende irrealizzabili.
I due compiti che la comunità dovrebbe farsi carico di assolvere per affrontare di petto le patologie dell'odierna società atomizzata su un campo di battaglia realmente significativo sono la parità di risorse necessarie a trasformare la condizione di individui de iure nelle prerogative godute dagli individui de facto e l'assicurazione collettiva contro le sventure e disgrazie individuali. Questi due propositi sostanziavano le virtù dell'originaria comunità, per quanti altri demeriti essa potesse avere. La pensée unique della nostra società di mercato deregolamentato se ne infischia di tali propositi e proclama apertamente che sono controproducenti, ma i fautori della comunità, teoricamente i nemici giurati di questo genere di società, sono riluttanti a radunare le proprie forze a difesa di tali compiti abbandonati.
Nel nostro mondo sempre più globalizzato viviamo tutti in una condizione di interdipendenza e, di conseguenza, nessuno di noi può essere padrone del proprio destino. Ci sono compiti con cui ogni singolo individuo si confronta, ma che non possono essere affrontati e superati individualmente. Tutto ciò che ci separa e ci istiga a mantenere le distanze dagli altri, a tracciare confini ed erigere barricate, rende sempre più ardua la gestione di tali compiti.
Tutti noi abbiamo la necessità di acquisire il controllo sulle condizioni nelle quali affrontiamo le sfide della vita, ma per la gran parte di noi tale controllo può essere ottenuto solo collettivamente.
Proprio qui, nell'espletamento di tali compiti, l'assenza di comunità è maggiormente avvertita e sofferta, ma sempre qui, una volta tanto, la comunità ha l'occasione di smettere di essere assente. Se mai può esistere una comunità nel mondo degli individui, può essere (ed è necessario che sia) soltanto una comunità intessuta di comune e reciproco interesse; una comunità responsabile, volta a garantire il pari diritto di essere considerati esseri umani e la pari capacità di agire in base a tale diritto.