RASSEGNA STAMPA

5 MAGGIO 2001
FEDERICO PEIRETTI
Una matematica dal volto umano

LA SCIENZA DEI NUMERI VISTA DA HERSH COME UN FENOMENO SOCIALE: A SCUOLA NON SI PUO' (LO DICONO ANCHE I NUOVI PROGRAMMI) INSEGNARLA IN TERMINI SOLO FISICI O MENTALI

Reuben Hersh, "Cos'è davvero la matematica" trad. di Rosalba Giomi, Baldini&Castoldi, pp, 493, L. 35.000.

Che cosa insegna l'insegnante di matematica? Un'indagine certo opportuna in tempi di riforme scola­stiche, rivelerebbe, ne siamo convinti, che la maggioranza degli insegnanti tende a trasmette un sapere in pillole preconfezionate, che ha ben poco a che fare con la matemati­ca. Non è la matematica attuale cosi complicata che gli stessi matematici, se lavorano in campi diversi, non si capiscono fra loro, troppo difficile quindi perché possa arrivare nelle aule scolastiche, ma non è neanche quella classica, con i suoi valori storici e culturale.  Molti insegnanti ritengono di essere i depositati di verità assolute, valide in qualsiasi epoca e in qualsiasi situazione, indi­scutibili e immutabili.  Ma questo non è vero: «Oggi è evidente - dice Morris Kline, il noto storico della matematica - che l'idea di un corpo di argomentazioni infallibile e uni­versalmente accettato, la grandiosa matematica dell'Ottocento, orgoglio del genere umano, è una grande illusione, La speranza di trovare leggi e standard oggettivi e infallibi­li si è dissolta: l'età della Ragione è ormai finita».

L'insegnante deve cambiare strategia.  Scendere dalla cattedra e costruire la matematica con i suoi studenti, presentandola come pro­dotto del pensiero umano e proce­dendo per indagini e problemi aper­ti. La matematica è cultura, influenzata non solo dall'ambiente in cui è stata creata, ma direttamente da chi la studia e da chi la insegna.

Queste riflessioni ci portano inevitabilmente dalla matematica alla filosofia della matematica e alle posizioni fra loro an­che contrastanti delle diverse scuole mate­matiche. In modo sicu­ramente grossolano possiamo dire che i matematici sono per la maggior parte platonici o formalisti. I pri­mi ritengono che gli oggetti matematici abbiano una loro esistenza auto­noma, al di fuori del mondo reale, in una dimensione ideale e atempora­le, i secondi ritengono invece che la matematica sia semplicemente la manipolazione formale di simboli, basati su una scelta arbitraria di assiomi.  Due punti di vista che potremmo definire rispettivamente «religioso» o «laico», e che sono generalmente i modelli acquisiti dagli insegnanti nei loro studi universitari, gli stessi che continuano a trasmettere ai loro studenti.

Reuben Hersh, dopo essere stato per quattro anni nella redazione di Scientific American e poi per altri quattro anni Ferroviere, «macchinista di seconda classe», si innamorò della matematica e a 35 anni riuscì a coronare i suoi studi con un Ph.  D. in matematica all'Università di New York.  Un libro in particolare lo aveva affascinato, Che cos'è la mate­matica? di Richard Courant e Her­bert Robbins.  Un classico, che in realtà non risponde alla domanda, perché gli autori mostrano soltanto come si fa matematica, senza preoccuparsi della sua natura.  Ora, dopo anni di ricerca e di insegnamento universitario, e dopo aver scritto diversi libri fra i quali un best seller della divulgazione ma­tematica, Hersh tenta una sua rispo­sta e propone, oltre il platonismo e il formalismo, una nuova concezione della matematica che definisce «umanista»: «La matematica deve essere considerata come un'attività umana, un fenomeno sociale che fa parte della cultura umana.  E, in quanto tale, evoluta storicamente e intelligibile solo in un determinato contesto sociale».

Il suo nuovo libro Cos'è davvero la matematica è diviso in due parti: la prima, più interessante, programmatica, e la seconda, storica, limita­ta ad una ricerca delle radici della matematica umanista.  E' un libro che potrebbe aprire un utile dibatti­to, è il manifesto dell'«umanesimo matematico»: «La matematica co­me il denaro, la guerra o la religione - dice Hersh - non è né fisica, né mentale, ma sociale.  Non è possibile affrontare la matematica in termini puramente fisici - chilogrammi e centimetri - né in termini puramen­te mentali - pensieri, emozioni, abitudini e riflessi.  Lo si può fare solo in termini socio - storico ­culturali.  C'è poco da discutere.  E' un fatto della vita».  E c'è la provocazione: «Essere storico - sociale è tutto ciò di cui ha bisogno la matematica per esistere. Lasciamo perde­re i fondamenti e le "realtà" immate­riali e inumane».

Sono idee che ritroviamo, alme­no in parte. nelle più recenti indicazioni ministeriali per i nuovi pro­grammi.  Si leggano, ad esempio, i documenti introduttivi al «Riordino dei cicli» (http://www.istruzione.it) : «Nella matematica - si dice - è sempre presente un aspetto cultura­le che collega le diverse competenze strumentali alla storia della nostra civiltà e alla complessa realtà in cui viviamo».  Per la prima volta, in un programma scolastico, si parla espli­citamente di cultura matematica.  Nella società digitale del terzo millennio, fondata sui numeri, si impo­ne una matematica «umanista», co­me la definisce Hersh, e questo per la nostra scuola, ferma ancora all'Ottocento, è un'autentica rivoluzione copernicana. Su queste tesi varrebbe la pena confrontarsi senza boc­ciarle a priori, come molti invece vorrebbero fare.
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vedi anche
Il pensiero matematico