RASSEGNA STAMPA

28 APRILE 2001
LUCETTA SCARAFFIA
Gioacchino, maestro segreto della religione del progresso?

Il mistico del XII secolo ispirò la cultura ottocentesca

Gioacchino, maestro segreto della religione del progresso?

Una "apocalittica" feconda, da Huysmans a Mazzini

M. Reeves e W. Gould, "Gioacchino da Fiore e il mito dell'Evangelo eterno nella cultura europea", Viella. Pagine 374. Lire 55.000

L'Ottocento è senza dubbio un periodo studiato poco, e forse anche male: abbiamo infatti l'idea che si tratti di un trionfo della secolarizzazione, in cui intellettuali e popolo erano attratti solo dal progresso tecnico industriale e dagli emergenti problemi politici. Invece, e questo libro dedicato alla diffusione del mito di Gioacchino da Fiore ce lo dimostra, si è trattato di un periodo di intensa religiosità, di ricerca spirituale che ha cercato e trovato sbocchi al di fuori delle religioni tradizionali, non di rado anche nell'occultismo e nell'evocazione di Satana. "Qualunque sia il senso attribuito alla parola "religione" - scrivono gli autori - essa è la chiave della visione ottocentesca di una nuova società".

Sia i travolgenti cambiamenti seguiti alla rivoluzione industriale che il terremoto sociale e politico provocato dalla rivoluzione francese davano agli intellettuali di inizio ottocento la sensazione di trovarsi alle soglie di una nuova era, per la quale la religione cristiana non era più adatta: la ricerca di una nuova religione, da molti realizzata nell'occultismo o nelle tradizioni orientali, per altri - forse i più numerosi - avveniva ancora all'interno della tradizione cristiana. Gli eretici medievali furono quindi oggetto di studi e di recuperi spesso disinvolti, ma al centro dell'interesse fu soprattutto Gioacchino da Fiore, profeta discusso del XII secolo, che aveva predetto l'arrivo di una terza età dello Spirito nella quale si sarebbe manifestato un gruppo di "viri spirituales" che avrebbero guidato la Chiesa. A Gioacchino era stato attribuito un volume considerato eretico - quindi bruciato, del quale non esistono copie integrali, ma solo riassunti e citazioni - l'Evangelo eterno, che contrapponeva a una religione considerata immutabile una religione rivelata dalla storia in perpetuo movimento e progresso. È evidente come queste teorie potessero piacere agli intellettuali di questo periodo, che si sentivano chiamati in prima persona a guidare il passaggio alla nuova era.

L'importanza delle teorie gioachimite per la cultura europea era già stata sostenuta da De Lubac in un'opera sull'eredità spirituale di Gioacchino, in cui sosteneva che la sua influenza costituisce una chiave importante dello sviluppo occidentale moderno. Ma il teologo si era limitato all'esame delle teorie: Reeves e Gould ricostruiscono quale fosse la conoscenza diretta del pensiero di Gioacchino e soprattutto per quali vie la sua "leggenda" si fosse diffusa con tanto successo. Essi mettono in rilievo innanzitutto come la visione gioachimita sia stata tramandata, più che come sistema teoretico, come un potente stimolo all'agire politico di generazioni che si sentivano chiamate ad un grande disegno di rinnovamento. Con grande attenzione a non riconoscere come "gioachimiti" tutti coloro che avevano un'idea di ripartizione ternaria della storia, o chi si usava l'espressione di evangelo eterno per proporre una religione progressiva, essi hanno cercato quale fossero i riferimenti diretti al pensiero del profeta medievale, e hanno individuato come tramiti privilegiati della sua leggenda molti scrittori. Sono soprattutto, infatti, romanzi come Spiridion di George Sand, considerato una "scoperta allegoria gioachimita", di George Eliot, o gli scritti di Yeats, Lessing, fino a Huysmans e D.H. Lawrence, a diffondere il pensiero di una umanità in cerca di perfezione spirituale capace di autorinnovarsi continuamente. Il filone "politico" gioachimita, infatti, iniziato da Leroux e proseguito da Michelet, Quinet, Comte e da Mazzini (utile a questo proposito il saggio introduttivo dedicata appunto all'influenza italiana di Gioacchino di Fulvio De Giorgi) può così recuperare, se pure con un po' di fantasia, questa eresia medievale basandosi sulla effettiva sua diffusione, che l'ha trasformata in un potente e condivisosimbolo emotivo. Attraverso le loro opere, infatti, il pensiero gioachimita, da eresia condannata, diventa simbolo di una speranza futura di rigenerazione sociale, morale e spirituale dell'umanità.
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