RASSEGNA STAMPA

20 APRILE 2001
ANDREA FAGIOLI
Pensare cristiano all'appello del post-moderno

Rigobello, Sequeri, Melchiorre e Ciancio in un convegno su filosofia e identità religiosa

L'atmosfera è quella giusta per riflettere su "Identità cristiana e filosofia". Il Centro di studi filosofici di Gallarate ha scelto l'Abbazia di Vallombrosa per "ripensare - come spiega il presidente Armando Rigobello - la natura, gli scopi e le prospettive di impegno del Centro stesso, ovvero di "aggiornarne" l'ispirazione cristiana e rilanciarne in forme nuove e più adeguate l'attività".

Il Centro di Gallarate, costituito nel 1998 come Fondazione, è nato formalmente nel 1954, ma ha iniziato la sua attività fin dall'immediato dopoguerra, promuovendo convegni annuali tra professori universitari di area cattolica che poi si sono allargati a docenti di altre ispirazioni. Questo di Vallombrosa, che si conclude stamani, è il convegno numero cinquantasei. Introducendo i lavori, mercoledì scorso, il presidente del Centro ha ricordato che il problema dell'identità si ripropone oggi con particolare urgenza in un periodo in cui la coscienza cristiana "è impegnata a riscoprire la sua originale consistenza, nel processo di secolarizzazione crescente e di pluralismo religioso ed ideologico, per essere in grado di dialogare in modo efficace con la sempre più "frammentata" cultura post-moderna contemporanea, con cui essa è pur sempre in debito di una testimonianza-annuncio evangelico fedele e comprensibile".

Il problema del rapporto tra identità cristiana e filosofia, che Rigobello ha detto inserirsi in questo problema più ampio di natura teologico-pastorale e culturale, è stato affrontato in tre distinte relazioni. Nella prima, Claudio Ciancio, ordinario di Filosofia teoretica all'Università del Piemonte orientale, ha parlato di "lotta sorda" tra identità cristiana e filosofia: una "minaccia reciproca che ha interessato il cristianesimo più che le altre religioni. Il cristianesimo dall'inizio si è posto come alternativo non solo alle religioni, ma anche alle filosofie affermandosi come orizzonte ultimo di verità e non come una religione accanto alle altre, tutte ricomprese da un superiore punto di vista filosofico". A giudizio di Ciancio "si può pensare ad un accordo fra cristianesimo e filosofia solo se il modo in cui la filosofia si pone di fronte alla verità non contraddice, pur essendo diverso, quello proprio della religione e viceversa".

Un "appello teologico alla ragione" è quindi arrivato da Pierangelo Sequeri, della Facoltà teologica interregionale di Milano, a cui è stata affidata la seconda relazione. Ma "la possibilità per la teologia di prendere parola "come sapere" è una questione - secondo Sequeri - in gran parte ancora politica: la teologia rimane largamente associata alla cultura ideologica di una parte sociale, un tempo egemone nei confronti della legittimazione civile del sapere e oggi ancora sospetta di aver conservato la pretesa di tale egemonia. D'altra parte la stessa cultura cristiana, nel suo complesso, non ha certo sviluppato un significativo consenso nei confronti della restituzione della ragione teologica, naturalmente sottratta ad ogni incongrua pretesa di sovranità ideologica, al suo alto profilo critico. Al contrario, sembra incoraggiarla a frequentare l'esclusivo orizzonte della dottrina dogmatica".

Virgilio Melchiorre, dell'Università Cattolica di Milano, si è infine soffermato sulla ripresa della "querelle" sull'autonomia tra filosofia e fede, che restano "non identificabili per diversità di oggetti e per diversità nei modi e nei metodi di pensiero". Ma ciò non toglie che la filosofia possa trarre incremento dal suo rapporto dialettico con il pensare nella fede: ad esempio "potrebbe trarne motivo per incrociare con nuove figure, e finalmente in modo più radicale, le grandi domande che hanno aperto il suo destino, le domande sul senso e sulla salvezza della storia".
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