RASSEGNA STAMPA

18 APRILE 2001
MICHELE AINIS
I farmaci dei ricchi
Aids, processo al governo Mandela
Oggi non è un giorno come gli altri. Non per i quattro milioni di sudafricani che hanno contratto l'Aids, e che in quel paese rappresentano il 10 per cento della popolazione. Non per chi è nato in Kenya, dove l'epidemia rischia di sterminare un cittadino su due. O in Zimbabwe, dove l'aspettativa di vita è scesa a quarant'anni, come nell'antica Roma. Non per gli innumerevoli bambini africani che mai diverranno adulti: ne sono morti 600 mila l'anno scorso, uno al minuto.
Neanche il processo che oggi riapre i battenti a Pretoria è un processo come gli altri. Sul banco degli imputati c'è il governo, per una legge firmata da Mandela nel 1997: quella che permette d'ignorare il copyright sulle medicine, autorizzando l'importazione di "farmaci copia" venduti a cifre ben più contenute dei 20 mila dollari l'anno che costa la terapia anti-Aids. Un costo proibitivo, per nazioni la cui spesa sanitaria pro capite spesso non arriva a 5 dollari; ma è il costo della ricerca sostenuta dalle case farmaceutiche, che naturalmente ora passano all'incasso, e naturalmente non avrebbero investito se avessero previsto di far beneficenza. Da qui, per l'appunto, la causa intentata da 41 multinazionali; del resto non si comportano così anche gli stilisti, contro le imitazioni esposte sulla bancarella dei vu cumprà? Anche perché se il tribunale di Pretoria assolverà il governo, sono già pronti ad emularlo l'India, la Thailandia, Cuba, il Kenya, oltre al Brasile, che a suo tempo aveva inaugurato l'offensiva. Fatti lontani, che colpiscono terre esotiche e remote? Niente affatto. E non solo perché l'infezione minaccia d'innescare guerre etniche, carestie, e infine grandi migrazioni verso le nostre sponde: proprio un anno fa il presidente Clinton aveva dichiarato l'Aids "un problema di sicurezza nazionale".
Il punto è che la terapia funziona, tanto che in America i decessi sono dimezzati, e anche in Italia siamo passati da 5000 morti nel 1995 a 300 l'anno scorso. Ma la sua efficacia ci pone dinanzi a un paradosso, giacché ormai dove ci sono le medicine non c'è quasi più la malattia, e dove c'è la malattia è impossibile curarsi. Paradosso doppio, dato che senza prospettive di guadagno, senza la brevettabilità dei farmaci, non avremmo neanche i farmaci. Ma allora è in gioco il nostro modello di sviluppo, ed è in gioco inoltre lo statuto della ricerca medica e scientifica, che non può essere affidata ai privati per intero, se è vero che già oggi esistono 5000 malattie rare che non hanno cura, perché l'investimento non sarebbe redditizio. Eccola dunque la lezione di Pretoria: almeno in questi casi non serve più mercato, serve più Stato.
inizio pagina
vedi anche
Cultura e societ…