I farmaci dei ricchi| Aids, processo al governo Mandela |
| Oggi non è un giorno come gli altri. Non per i quattro milioni di
sudafricani che hanno contratto l'Aids, e che in quel paese
rappresentano il 10 per cento della popolazione. Non per chi è nato in
Kenya, dove l'epidemia rischia di sterminare un cittadino su due. O in
Zimbabwe, dove l'aspettativa di vita è scesa a quarant'anni, come
nell'antica Roma. Non per gli innumerevoli bambini africani che mai
diverranno adulti: ne sono morti 600 mila l'anno scorso, uno al minuto.
Neanche il processo che oggi riapre i battenti a Pretoria è un processo
come gli altri. Sul banco degli imputati c'è il governo, per una legge
firmata da Mandela nel 1997: quella che permette d'ignorare il
copyright sulle medicine, autorizzando l'importazione di "farmaci
copia" venduti a cifre ben più contenute dei 20 mila dollari l'anno che
costa la terapia anti-Aids. Un costo proibitivo, per nazioni la cui spesa
sanitaria pro capite spesso non arriva a 5 dollari; ma è il costo della
ricerca sostenuta dalle case farmaceutiche, che naturalmente ora
passano all'incasso, e naturalmente non avrebbero investito se
avessero previsto di far beneficenza.
Da qui, per l'appunto, la causa intentata da 41 multinazionali; del resto
non si comportano così anche gli stilisti, contro le imitazioni esposte
sulla bancarella dei vu cumprà? Anche perché se il tribunale di Pretoria
assolverà il governo, sono già pronti ad emularlo l'India, la Thailandia,
Cuba, il Kenya, oltre al Brasile, che a suo tempo aveva inaugurato
l'offensiva. Fatti lontani, che colpiscono terre esotiche e remote?
Niente affatto. E non solo perché l'infezione minaccia d'innescare
guerre etniche, carestie, e infine grandi migrazioni verso le nostre
sponde: proprio un anno fa il presidente Clinton aveva dichiarato l'Aids
"un problema di sicurezza nazionale".
Il punto è che la terapia funziona, tanto che in America i decessi sono
dimezzati, e anche in Italia siamo passati da 5000 morti nel 1995 a 300
l'anno scorso. Ma la sua efficacia ci pone dinanzi a un paradosso,
giacché ormai dove ci sono le medicine non c'è quasi più la malattia, e
dove c'è la malattia è impossibile curarsi. Paradosso doppio, dato che
senza prospettive di guadagno, senza la brevettabilità dei farmaci, non
avremmo neanche i farmaci. Ma allora è in gioco il nostro modello di
sviluppo, ed è in gioco inoltre lo statuto della ricerca medica e
scientifica, che non può essere affidata ai privati per intero, se è vero
che già oggi esistono 5000 malattie rare che non hanno cura, perché
l'investimento non sarebbe redditizio. Eccola dunque la lezione di
Pretoria: almeno in questi casi non serve più mercato, serve più Stato. |