| Tra un anniversario e l'altro
Mounier fatica ancora a parlare italiano | Il cinquantenario della morte di Emmanuel Mounier (1905-1950) non è passato sotto silenzio nella cultura italiana, anche se è mancata una grande manifestazione a carattere
nazionale, simile a quella svoltasi nell'ottobre del Duemila a Parigi, sotto gli auspici
dell'Associazione degli amici di Mounier e che ha visto una larga partecipazione di relatori, e
di ascoltatori, italiani.
A cavallo fra il Duemila e il 2001, tuttavia, si sono svolte numerose iniziative: dai due
incontri promossi a Verona presso l'Istituto Toniolo al recente convegno organizzato a
Bergamo per iniziativa delle Acli e della Cisl. Né sono mancate alcune interessanti iniziative
editoriali, delle quali appare opportuno dare conto, per tentare di fare in qualche modo il
punto della "presenza" di Mounier in Italia, anche in una stagione in cui sembra essere
rimasta soltanto una debole eco di una proposta - quella del personalismo comunitario - che
negli anni '50 appassionò alcuni dei più prestigiosi intellettuali italiani, da Adriano Olivetti a
Felice Balbo, da Giuseppe Dossetti a don Primo Mazzolari.
Al pensiero di Mounier, con contributi di qualificati studiosi italiani e francesi, ha dedicato un
interessante numero monografico la Rassegna di pedagogia, diretta da Giuseppe Flores
d'Arcais (gennaio-giugno 2000).
A ridosso del centenario, poi, appariva a Messina, presso l'editore Armando Siciliano, uno
dei migliori lavori che la cultura italiana abbia dedicato al pensatore francese, e cioè la
monografia di Nunzio Bombaci Una vita, una testimonianza. Emmanuel Mounier:
lucida biografia intellettuale che, attraverso una serie di interessanti capitoli, ripercorre
l'impegno di Mounier dagli anni giovanili alle ultime battaglie per un'Europa unita e liberata
dalla logica dei blocchi contrapposti, passando attraverso il complesso e controverso
rapporto con Vichy, tema al quale sono dedicate pagine assai documentate e persuasive.
È di queste settimane poi la pubblicazione di un altro interessante volumetto, curato da
Salvatore Vento, e cioè E. Mounier. Attualità del personalismo comunitario (Diabasis),
che riproduce i materiali emersi da un convegno genovese sul pensatore francese. Non va
infine dimenticata la costante attenzione al pensiero di Mounier della rivista Prospettiva
persona (via Torre Bruciata 17, Teramo), che rappresenta attualmente la più autorevole
testimonianza della presenza di Mounier in Italia.
Non si può dunque, in complesso, parlare di una "disattenzione" generalizzata della cultura
italiana nei confronti di Mounier. Nello stesso tempo, tuttavia, non si può negare che - nel
quadro di una quasi generale presa di distanza da quella cultura francese che pure, in ambito
cattolico, era stata dominante fra il 1930 e il 1960 - la proposta del personalismo
comunitario appaia ormai lontana e sfuocata: ma ingiustamente, in quanto se alcune
tematiche sono evidentemente legato allo specifico contesto culturale degli anni '30, altri
punti di forza del personalismo meriterebbero di essere riconsiderati e riproposti.
In vista di questo bilancio occorrerebbe che la cultura italiana riuscisse a colmare la più
vistosa lacuna che fin qui si è registrata per quanto riguarda l'opera di Mounier, e cioè la sua
circolazione parziale ed affidata a case editrici quasi sempre marginali e periferiche (pur se
altamente benemerite, come la Ecumenica di Bari che, grazie soprattutto ad Ada
Lamacchia, ha proposto negli ultimi trent'anni una serie di importanti testi, da Rivoluzione
personalista e comunitaria a Cristianità nella storia, secondo il titolo, forse non
felicissimo, dato all'ultima grande opera di Mounier, Feu la Chrétienté). Così, se si
eccettua Il personalismo, curato e diffuso dall'Ave, e che è recentemente approdato alla
decima edizione, si può dire che nessuna opera mounieriana è oggi in Italia di agevole
accesso per un pubblico che, stante l'imperante dominazione della lingua inglese, ha una
padronanza sempre minore di quel francese che è stato a lungo lo strumento principe per la
sprovincializzazione della cultura italiana.
Vi è da augurarsi, dunque, che come frutto di questo cinquantenario - ed avvicinandosi quel
2005 che coinciderà con il primo centenario della nascita di Mounier - si possa dare
finalmente corpo alla sistematica riproposizione dei testi fondamentali del personalismo
comunitario. |