RASSEGNA STAMPA

17 APRILE 2001
GIORGIO CAMPANINI
Tra un anniversario e l'altro Mounier fatica ancora a parlare italiano
Il cinquantenario della morte di Emmanuel Mounier (1905-1950) non è passato sotto silenzio nella cultura italiana, anche se è mancata una grande manifestazione a carattere nazionale, simile a quella svoltasi nell'ottobre del Duemila a Parigi, sotto gli auspici dell'Associazione degli amici di Mounier e che ha visto una larga partecipazione di relatori, e di ascoltatori, italiani. A cavallo fra il Duemila e il 2001, tuttavia, si sono svolte numerose iniziative: dai due incontri promossi a Verona presso l'Istituto Toniolo al recente convegno organizzato a Bergamo per iniziativa delle Acli e della Cisl. Né sono mancate alcune interessanti iniziative editoriali, delle quali appare opportuno dare conto, per tentare di fare in qualche modo il punto della "presenza" di Mounier in Italia, anche in una stagione in cui sembra essere rimasta soltanto una debole eco di una proposta - quella del personalismo comunitario - che negli anni '50 appassionò alcuni dei più prestigiosi intellettuali italiani, da Adriano Olivetti a Felice Balbo, da Giuseppe Dossetti a don Primo Mazzolari. Al pensiero di Mounier, con contributi di qualificati studiosi italiani e francesi, ha dedicato un interessante numero monografico la Rassegna di pedagogia, diretta da Giuseppe Flores d'Arcais (gennaio-giugno 2000). A ridosso del centenario, poi, appariva a Messina, presso l'editore Armando Siciliano, uno dei migliori lavori che la cultura italiana abbia dedicato al pensatore francese, e cioè la monografia di Nunzio Bombaci Una vita, una testimonianza. Emmanuel Mounier: lucida biografia intellettuale che, attraverso una serie di interessanti capitoli, ripercorre l'impegno di Mounier dagli anni giovanili alle ultime battaglie per un'Europa unita e liberata dalla logica dei blocchi contrapposti, passando attraverso il complesso e controverso rapporto con Vichy, tema al quale sono dedicate pagine assai documentate e persuasive. È di queste settimane poi la pubblicazione di un altro interessante volumetto, curato da Salvatore Vento, e cioè E. Mounier. Attualità del personalismo comunitario (Diabasis), che riproduce i materiali emersi da un convegno genovese sul pensatore francese. Non va infine dimenticata la costante attenzione al pensiero di Mounier della rivista Prospettiva persona (via Torre Bruciata 17, Teramo), che rappresenta attualmente la più autorevole testimonianza della presenza di Mounier in Italia. Non si può dunque, in complesso, parlare di una "disattenzione" generalizzata della cultura italiana nei confronti di Mounier. Nello stesso tempo, tuttavia, non si può negare che - nel quadro di una quasi generale presa di distanza da quella cultura francese che pure, in ambito cattolico, era stata dominante fra il 1930 e il 1960 - la proposta del personalismo comunitario appaia ormai lontana e sfuocata: ma ingiustamente, in quanto se alcune tematiche sono evidentemente legato allo specifico contesto culturale degli anni '30, altri punti di forza del personalismo meriterebbero di essere riconsiderati e riproposti. In vista di questo bilancio occorrerebbe che la cultura italiana riuscisse a colmare la più vistosa lacuna che fin qui si è registrata per quanto riguarda l'opera di Mounier, e cioè la sua circolazione parziale ed affidata a case editrici quasi sempre marginali e periferiche (pur se altamente benemerite, come la Ecumenica di Bari che, grazie soprattutto ad Ada Lamacchia, ha proposto negli ultimi trent'anni una serie di importanti testi, da Rivoluzione personalista e comunitaria a Cristianità nella storia, secondo il titolo, forse non felicissimo, dato all'ultima grande opera di Mounier, Feu la Chrétienté). Così, se si eccettua Il personalismo, curato e diffuso dall'Ave, e che è recentemente approdato alla decima edizione, si può dire che nessuna opera mounieriana è oggi in Italia di agevole accesso per un pubblico che, stante l'imperante dominazione della lingua inglese, ha una padronanza sempre minore di quel francese che è stato a lungo lo strumento principe per la sprovincializzazione della cultura italiana. Vi è da augurarsi, dunque, che come frutto di questo cinquantenario - ed avvicinandosi quel 2005 che coinciderà con il primo centenario della nascita di Mounier - si possa dare finalmente corpo alla sistematica riproposizione dei testi fondamentali del personalismo comunitario.
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