| Il computer che ragiona come un uomo | Vitali Valtsen, un ricercatore dell'Accademia delle scienze di Mosca,
avrebbe messo a punto il primo microprocessore basato sulla stessa
architettura dei neuroni che costituiscono il cervello umano. Il
neuro-chip sarebbe in grado di apprendere come un bambino e quindi, secondo Valtsen, sarà bene educarlo, altrimenti anziché un genio potrebbe diventare un criminale. E' stata l'agenzia russa Interfax a
battere la notizia, accolta con un certo scetticismo negli ambienti
scientifici in assenza di più autorevoli conferme.
Detto questo, è ugualmente interessante valutare se qualcosa del
genere potrà un giorno diventare realtà. Il nostro cervello è formato da
100 miliardi di neuroni. Ognuna di queste cellule è interconnessa con le
altre attraverso una fitta rete di sinapsi per cui si calcola che il cervello
umano possa contenere una quantità di bit, cioè di informazioni
elementari, 10 mila volte maggiore del numero dei suoi neuroni.
Diciamo un milione di miliardi di bit, cioè l'equivalente di 100 milioni di
libri. Attualmente si ammette che nei chip più avanzati sia già possibile
codificare un bit ogni venti atomi. In un futuro non troppo lontano, con i
calcolatori quantistici, è pensabile che si arrivi a un bit ogni atomo. Un
ettogrammo di materiale a basso peso specifico contiene circa 10
elevato alla 24 atomi: ciò significa che, ad un bit per atomo, in 100 gr
di materia si può codificare tutta l'informazione di un miliardo di
cervelli umani. Questi calcoli sembrano folli, ma il primo a farli è stato il
fisico americano Frank Tipler della Tulane University, in Louisiana.
Tipler voleva dimostrare che non è priva di fondamento un'idea di
John von Neumann, uno dei fondatori della scienza dei computer.
L'idea di von Neumann era quella di costruire piccoli robot a loro
volta capaci di costruire dei propri simili. Questi robot
autoriproducentisi, pur non essendo vivi, avrebbero potuto colonizzare
la galassia e poi l'intero universo. Se il neuroprocessore di Vitali
Valsten esistesse davvero, saremmo di fronte al primo passo verso
l'utopia di von Neumann. |