E' giusto processare Nelson Mandela?| Medici senza frontiere chiede di sospendere l'azione giudiziaria |
| Il 5 marzo, a Pretoria, si è tenuta la prima udienza del processo intentato da 39 grandi case farmaceutiche al Governo sudafricano che sospende una legge del 1997 firmata da Nelson Mandela. Questa prevedeva la cessione forzosa ad aziende sudafricane dei brevetti di antivirali necessari per le terapie dell'Aids, per motivi di "emergenza nazionale" (il 25% della popolazione adulta è infetta da Hiv). Il Tribunale ha concesso fino al 18 aprile alle aziende per giustificare i prezzi di vendita dei loro farmaci. Il 9 marzo, Médecins sans frontières (Msf) lanciava un appello (sul sito www.msf.org/petition) da firmare entro il 18 aprile per chiedere alle multinazionali di sospendere l'azione giudiziaria.
La campagna di Msf per l'accesso del Terzo Mondo alle triterapie, e ad altri "farmaci essenziali alla sopravvivenza", è iniziata ancora prima del Forum mondiale sull'Aids di Durban nel luglio 2000. In risposta, le multinazionali hanno sostenuto che i Paesi poveri - con il 95% dei casi di Aids - dovevano concentrare le proprie scarse risorse sulla formazione di personale sanitario e sulla prevenzione della trasmissione dalla madre al neonato. Prevenzione che, dal punto di vista del rapporto costi-benefici, sarebbe più conveniente della spesa per antivirali da somministrare ai pazienti per tutta la vita.
La possibilità che i Paesi africani comprassero farmaci generici prodotti in India, Brasile o Thailandia, le pressioni di organismi internazionali e dell'opinione pubblica hanno indotto alcune case ad annunciare sconti fino al 90% sui prezzi statunitensi che vanno da 10 a 15mila dollari per paziente/anno. Ma le trattative, svolte Paese per Paese sotto l'egida del programma Onu contro l'Aids e dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), sono lente: soltanto l'Uganda, il Ruanda e il Senegal hanno firmato un protocollo. E nemmeno il prezzo scontato cambia la situazione dove il reddito medio pro capite è attorno ai mille dollari all'anno. Perciò aziende brasiliane hanno proposto di costruire impianti per produrre antivirali generici in Africa subsahariana. Ora la Cipla di Bombay vende le triterapie in perdita (350 dollari invece del costo reale di 600) a Médecins sans frontières e offre lo stesso prezzo ai Governi che ne assicurano la somministrazione controllata.
Yusuf Hamied, titolare della Cipla, non è contrario ai brevetti - propone il 5% di royalty per i prodotti che "copia" (confronta "New Scientist", 31 marzo 2001) - ma alla loro durata e alla loro esclusiva. Come i giudici di Pretoria, si chiede perché gli antivirali siano così cari. "La zidovudina è stata sintetizzata nel 1964 dagli Istituti nazionali di sanità americani. Ciò nonostante Glaxo Wellcome, che ne aveva ottenuto il brevetto per la terapia dell'Aids, ne ha fatto il farmaco più caro mai messo in vendita", scriveva "The Lancet" nell'agosto 2000. "Grazie a interventi pubblici, quasi tutti i farmaci sono stati sperimentati e approvati in 44,6 mesi rispetto alla media di 87,4 mesi per gli altri farmaci... e sono stati scoperti in centri di ricerca statali che ne detengono il brevetto e ne hanno assegnato in esclusiva i diritti di commercializzazione a società private le quali, pertanto, non possono addurre i costi usuali di ricerca e sviluppo. L'unica giustificazione è che i farmaci sono stati messi in vendita inizialmente negli Stati Uniti, Paese ricco e privo di controlli sui prezzi. Purtroppo, per la maggioranza dei 34 milioni di malati di Aids nel mondo, le case farmaceutiche impongono al resto del mondo prezzi statunitensi".
Su "Nature" del 5 aprile 2001, Meredith Wadman riferisce di alcuni esperti americani che si oppongono "alla distribuzione rapida di antivirali scontati nei Paesi poveri". Stando a Barry Blooom, della Harvard School of Public Health, e a Jeff Trewhitt, dei Pharmaceutical Research and Manufacturers of America, prima quei Paesi devono creare una rete sanitaria adeguata per garantire che i pazienti prendano le dosi prescritte, altrimenti potrebbero sviluppare una resistenza anche alle triterapie.
Il rischio esiste infatti, ma in situazioni di estrema scarsità di medicinali gli specialisti di Msf hanno ripetutamente osservato miglioramenti notevoli anche con il decimo delle dosi prescritte in Occidente e hanno da poco iniziato un esperimento controllato in una township vicino a Città del Capo in cui alcuni pazienti ricevono 6 pillole al giorno e altri da 20 a 30 come in Europa e negli Stati Uniti. Inoltre l'esperienza del Brasile, uno dei rari successi ottenuti nel Terzo Mondo, mostra che l'80% dei pazienti "salta" occasionalmente una dose - stessa percentuale che negli Stati Uniti - e la mortalità da Aids è diminuita del 50% dal 1997. Da allora, le triterapie sono date gratuitamente a 90mila pazienti con un risparmio di 422 milioni di dollari sulle spese ospedaliere e di assistenza. Quel risparmio potrebbe finire presto. A gennaio, gli Stati Uniti hanno fatto ricorso presso l'Organizzazione mondiale del commercio contro una legge brasiliana del 1996 che autorizza aziende locali a produrre farmaci essenziali alla sopravvivenza se non lo fa, nel Brasile stesso, il detentore dei brevetti.
La mossa dell'Amministrazione Bush ha suscitato proteste negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove l'opinione pubblica era già stata messa in allarme per esperimenti clinici condotti in Africa con una certa disinvoltura etica da équipe occidentali. In particolare quelli del 1997 in Uganda che comprendevano gruppi di pazienti ai quali veniva somministrato un placebo, contrariamente a quanto stabilito dalla Dichiarazione di Helsinki del 1964 e successive modifiche (per una rassegna dei trial nel Terzo Mondo, confronta Vittorio Agnoletto, La società dell'AIDS, Baldini&Castoldi, da pagina 83 a pagina 110). E sempre negli Usa e in Gran Bretagna ha fatto scalpore l'ultimo romanzo di John Le Carré, The Constant Gardner, che mette in scena efferatezze compiute, sempre in Africa, da aziende farmaceutiche. |