![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 APRILE 2001 |
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| 2,5 gradi centrigradi a |
| 20 cni a |
| 5,8 gradi, e il livello dei mari cresce di ulteriori 88 cm.: questo è lo scenario peggiore descritto. 3) Maggiore sarà l'aumento della temperatura, più elevati sono i rischi di "anomalie climatiche" ed eventi climatici estremi, in particolare alluvioni e siccità, anche associati alle variazioni del regime dei monsoni o in concomitanza con il ciclone El Nido. I Paesi in via di sviluppo sono maggiormente esposti ai rischi e agli effetti economici, sociali e sanitari di alluvioni e siccità, e la modificazione del clima richiederà consistenti misure di adattamento. 4) La stabilizzazione della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera richiede misure nel breve periodo (entro il 2020) per rallentare la crescita delle emissioni globali, e misure innovative di 'svolta' dal 2020 per rispondere alla crescente domanda di energia con tecnologie a bassa intensità di carbonio o alternative ai combustibili fossili. Le misure di breve periodo, prevalentemente legate all'impiego delle tecnologie più efficienti e allo sviluppo delle fonti rinnovabili, e alla coltivazione delle foreste per aumentare la capacità di assorbimento del carbonio atmosferico, saranno tanto meno onerose quanto più verranno utilizzati i meccanismi di mercato. Ad esempio, per ridurre le proprio emissioni ai livelli del 1990 (come richiesto dalla Convenzione sui cambiamenti climatici) i Paesi maggiormente sviluppati dovranno sostenere costi compresi tra lo 0,2% e il 2% del prodotto interno lordo, se adotteranno unicamente misure interne; se, invece, potranno utilizzare senza limiti il mercato internazionale dei permessi di emissione, i costi si dimezzeranno. Nel medio e lungo periodo, i costi di investimento per le tecnologie "di svolta" saranno ripagati sia dai "costi evitati", sia dallo sviluppo di una economia di scala nella quale queste tecnologie diventeranno di uso comune. Una, considerazione finale. Alla luce dei Rapporti adottati a Nairobi, il Protocollo di Kyoto rappresenta uno strumento transitorio per contenere la crescita delle emissioni globali: il Protocollo infatti impegna solo i Paesi maggiormente sviluppati a ridurre le proprio emissioni del 5,2% entro il 2012. Mentre, gli obiettivi di stabilizzazione della concentrazione di anidride carbonica richiedono che, al più tardi dal 2020/2030, si adottino misure globali per raggiungere riduzioni di almeno il 50%-60% entro il 2100. In questa prospettiva il Protocollo di Kyoto potrebbe essere lo "start-up" di un processo radicale di innovazione tecnologica, orientato a formare risposte nuove nel mercato mondiale dell'energia, nel quale Cina, India, Brasile avranno un ruolo prevalente già dal 2020. Ma, per svolgere questo ruolo, l'attuazione del protocollo dovrà privilegiare l'utilizzazione dei meccanismi di mercato per la promozione e la 'disseminazione globale" delle nuove tecnologie dovrà ridurre al minimo indispensabile il "peso" delle procedure di controllo, dovrà soprattutto evitare la costituzione di una sorta di amministrazione internazionale "sovraordinata" alle politiche energétiche nazionali e al mercato mondiale dell'energia. |