| Scienza, no ai sensazionalismi | I media seguono con crescente attenzione gli sviluppi della scienza e delle tecnologie
anche se ciò avviene spesso in modo sensazionalistico. In genere fa notizia l'ultima
scoperta, soprattutto in campo biomedico dove le possibili applicazioni suscitano
l'interesse di un vasto numero di malati e dei loro familiari: spesso, però, il divario tra
conoscenze scientifiche e applicazioni pratiche è vasto, malgrado le notizie possano
lasciar intendere che ciò che viene prospettato come probabile sia già possibile. In
questo gioco possono cadere gli stessi scienziati, spinti dai mass media verso una
visibilità a tutti i costi.
Un caso esemplare è quello dei trapianti di cellule fetali nella terapia del morbo di
Parkinson. Da oltre un decennio si sta effettuando una sperimentazione clinica volta
a sostituire le cellule cerebrali in via di degenerazione con cellule di vario tipo, da
quelle provenienti dalle ghiandole surrenali delle persone malate a cellule di origine
fetale, ma i risultati sono per il momento abbastanza negativi e in alcuni casi
l'intervento terapeutico ha conseguenze peggiori della malattia. Un esempio
indicativo riguarda i risultati dei trapianti di cellule fetali effettuati nell'Università del
Colorado: il trapianto è stato inefficace in circa un terzo dei pazienti, ha avuto un
qualche effetto transitorio in un altro terzo e ha sortito risultati positivi nel terzo
residuo. Il problema è che in numerosi pazienti appartenenti al gruppo in cui il
trapianto ha avuto successo si sono manifestati col tempo gravi effetti secondari:
l'effetto più usuale è la comparsa di violente scosse muscolari che impediscono di
compiere movimenti, al punto che vi sono pazienti che per alimentarsi devono
ricorrere a cibo liquido.
Al momento è difficile stabilire quali siano i motivi alla base di queste complicazioni
ma è chiaro che i trapianti di cellule nervose sono stati introdotti in clinica senza una
sufficiente sperimentazione su animali e senza una standardizzazione delle procedure
chirurgiche attraverso cui le cellule fetali vengono iniettate nella profondità del
cervello. La procedura di trapianto non è infatti semplice come viene spesso
presentata: anzitutto sono necessari ben 5-6 feti abortiti spontaneamente per isolare
una sufficiente quantità di materiale nervoso fetale per un trapianto, in secondo
luogo non esiste ancora la certezza che le cellule trapiantate non diventino invasive,
crescano cioè a dismisura diffondendosi oltre l'area di impianto e invadendo altri
tessuti. La complessità, e i problemi etici, dei trapianti basati su tessuto nervoso di
origine fetale ha spinto altre équipe a battere strade diverse ma anche in questo caso
con una certa superficialità: ad esempio, un istituto di ricerca privato del
Massachusetts ha trattato oltre 40 pazienti parkinsoniani con cellule nervose
provenienti dal cervello di feti di maiali ma i risultati sono stati negativi. L'aspetto
più problematico dell'utilizzo di cellule provenienti da un'altra specie animale
riguarda la possibilità che i virus che aggrediscono quella specie risultino aggressivi
anche per la specie umana che potrebbe, tanto per fare un esempio, ammalarsi di
peste suina. Un altro approccio molto controverso si basa sull'uso di cellule che
provengono dai cosiddetti teratomi, tumori dagli effetti devastanti formati da diversi
tessuti tra cui quello nervoso: anche in questo caso i risultati sono stati negativi
mentre non è del tutto certo che le cellule provenienti da questi tumori possano essere
trapiantate con sicurezza.
Il caso dei trapianti di cellule nervose è indicativo del divario che spesso esiste tra
raggiungimenti scientifici in laboratorio e loro applicazioni cliniche. È indubbio che
negli ultimi decenni le scienze biomediche hanno fatto enormi progressi ma spesso le
attese sono eccessive e il passaggio alla clinica è intempestivo. |