RASSEGNA STAMPA

12 APRILE 2001
ALBERTO OLIVERIO
Scienza, no ai sensazionalismi
I media seguono con crescente attenzione gli sviluppi della scienza e delle tecnologie anche se ciò avviene spesso in modo sensazionalistico. In genere fa notizia l'ultima scoperta, soprattutto in campo biomedico dove le possibili applicazioni suscitano l'interesse di un vasto numero di malati e dei loro familiari: spesso, però, il divario tra conoscenze scientifiche e applicazioni pratiche è vasto, malgrado le notizie possano lasciar intendere che ciò che viene prospettato come probabile sia già possibile. In questo gioco possono cadere gli stessi scienziati, spinti dai mass media verso una visibilità a tutti i costi. Un caso esemplare è quello dei trapianti di cellule fetali nella terapia del morbo di Parkinson. Da oltre un decennio si sta effettuando una sperimentazione clinica volta a sostituire le cellule cerebrali in via di degenerazione con cellule di vario tipo, da quelle provenienti dalle ghiandole surrenali delle persone malate a cellule di origine fetale, ma i risultati sono per il momento abbastanza negativi e in alcuni casi l'intervento terapeutico ha conseguenze peggiori della malattia. Un esempio indicativo riguarda i risultati dei trapianti di cellule fetali effettuati nell'Università del Colorado: il trapianto è stato inefficace in circa un terzo dei pazienti, ha avuto un qualche effetto transitorio in un altro terzo e ha sortito risultati positivi nel terzo residuo. Il problema è che in numerosi pazienti appartenenti al gruppo in cui il trapianto ha avuto successo si sono manifestati col tempo gravi effetti secondari: l'effetto più usuale è la comparsa di violente scosse muscolari che impediscono di compiere movimenti, al punto che vi sono pazienti che per alimentarsi devono ricorrere a cibo liquido. Al momento è difficile stabilire quali siano i motivi alla base di queste complicazioni ma è chiaro che i trapianti di cellule nervose sono stati introdotti in clinica senza una sufficiente sperimentazione su animali e senza una standardizzazione delle procedure chirurgiche attraverso cui le cellule fetali vengono iniettate nella profondità del cervello. La procedura di trapianto non è infatti semplice come viene spesso presentata: anzitutto sono necessari ben 5-6 feti abortiti spontaneamente per isolare una sufficiente quantità di materiale nervoso fetale per un trapianto, in secondo luogo non esiste ancora la certezza che le cellule trapiantate non diventino invasive, crescano cioè a dismisura diffondendosi oltre l'area di impianto e invadendo altri tessuti. La complessità, e i problemi etici, dei trapianti basati su tessuto nervoso di origine fetale ha spinto altre équipe a battere strade diverse ma anche in questo caso con una certa superficialità: ad esempio, un istituto di ricerca privato del Massachusetts ha trattato oltre 40 pazienti parkinsoniani con cellule nervose provenienti dal cervello di feti di maiali ma i risultati sono stati negativi. L'aspetto più problematico dell'utilizzo di cellule provenienti da un'altra specie animale riguarda la possibilità che i virus che aggrediscono quella specie risultino aggressivi anche per la specie umana che potrebbe, tanto per fare un esempio, ammalarsi di peste suina. Un altro approccio molto controverso si basa sull'uso di cellule che provengono dai cosiddetti teratomi, tumori dagli effetti devastanti formati da diversi tessuti tra cui quello nervoso: anche in questo caso i risultati sono stati negativi mentre non è del tutto certo che le cellule provenienti da questi tumori possano essere trapiantate con sicurezza. Il caso dei trapianti di cellule nervose è indicativo del divario che spesso esiste tra raggiungimenti scientifici in laboratorio e loro applicazioni cliniche. È indubbio che negli ultimi decenni le scienze biomediche hanno fatto enormi progressi ma spesso le attese sono eccessive e il passaggio alla clinica è intempestivo.
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