| Più regole per la buona
globalità | " Siate realisti, chiedete l'impossibile". Lo slogan che campeggiava nel '68 sui muri delle università si adatta molto bene alle intelligenti provocazioni che Carlo Pelanda e Paolo Savona hanno posto alla base del loro libro Sovranità e ricchezza, come riempire il vuoto politico della globalizzazione.
Siate realisti. Perché un'analisi attenta e senza pregiudizi dei grandi mutamenti dell'economia mondiale non può non mettere in luce le grandi potenzialità che vengono sempre più a galla per l'insieme delle apertura commerciali e della rivoluzione tecnologica. Grandi potenzialità che vanno insieme sviluppate e salvaguardate.
Chiedete l'impossibile. Perché di fronte a una globalizzazione che appare sempre di più come un grande contenitore, che si espande con il ritmo della spontaneità e con l'esuberanza (talvolta indubbiamente irrazionale) della novità, appare temerario e in qualche modo apparentemente contraddittorio pensare di imporre non solo regole modi di comportamento, ma vere e proprie istituzioni mondiali capaci di guidare la crescita.
La strada è indubbiamente impervia soprattutto perché fino ad ora la globalizzazione ha provocato due reazioni che vanno per sentieri completamente diversi. In primo luogo come hanno dimostrato fin troppo bene le proteste di Seattle, Praga e da ultimo Napoli (e come si prepara la contestazione al vertice del G8 a Genova) c'è un'opposizione radicale non solo e non tanto all'allargamento, quanto e soprattutto a chi vuole rendere più ordinata la strada dell'apertura dei mercati. In secondo luogo perché i singoli Governi dei singoli Paesi sono fortemente restii, talvolta anche rumorosamente contrari, ad ampliare gli ambiti in cui accettare limitazioni, anche solo in parte, della loro sovranità.
Eppure anche i più strenui assertori della "mano invisibile" del mercato sono fortemente convinti del fatto che sia non solo utile, ma indispensabile alla crescita dell'economia un sistema di regole, di garanzie e di tutele che seguano la stessa logica del codice stradale: l'obbligo di tenere la destra e di rispettare i semafori rossi non è un vincolo per l'automobilista, ma è quello che rende in fondo possibile la vera decisione libera, quella di andare a Bergamo piuttosto che a Bologna.
Parlare di una Governo globale che fissi delle regole e stabilisca delle garanzie può divenire allora qualcosa di esattamente contrario rispetto a una versione moderna del "grande dittatore"; può divenire la spinta a creare le condizioni di base per la più ampia apertura ai meccanismi positivi della globalizzazione. Perché le regole standard, le compensazioni, la stabilità monetaria, le garanzie ambientali possono costituire la base per un nuovo scenario capace di creare un circolo virtuoso tra crescita ed equità.
Non per strappare la sovranità ai singoli Paesi, ma per ampliare la possibilità di creare ricchezza e quindi per restituire la stessa sovranità a livello locale con nuovi e maggiori contenuti. |