Decisamente sono tempi duri per gli ogm. Non ci riferiamo qui all'incendio in un magazzino italiano di Monsanto,
quanto agli eventi che precedono: la gigantesca multinazionale del settore è accusata di aver importato in Italia in
modo non autorizzato semente di soia transgenica, e rischia la licenza. Ma ecco che di fronte a tale accusa
scendono in campo gli "esperti indipendenti", luminari che dall'alto del loro disinteressato sapere tranquillizzano
il popolo, piuttosto imbufalito, dei consumatori: dal ministro Veronesi al professor Poli, direttore dell'istituto di
microbiologia e immunologia veterinaria di Milano.
Ora, proprio sulla soia transgenica, si stanno riversando fosche nubi: in breve, Monsanto è accusata di aver
"omesso" dati (trovati da Barbara Keeler: la denuncia su Whole Life Times, agosto 2000 e The Konformist, 31
ottobre 2000) che dimostrano come la soia in questione contenga livelli anomali dell'inibitore della tripsina di
lectina: due sostanze responsabili di diminuire l'accrescimento. Anche le mucche nutrite con soia ogm producono
latte più grasso del normale. E questo senza contare i tre casi di shock anafilattico che sarebbero stati registrati
negli Usa, insieme a un'altra decina di casi meno gravi, per l'ingestione del mais StarLink finito per "errore" negli
alimenti destinati agli umani. Tutto considerato "verosimile" dal rapporto di una Commissione governativa degli
Stati uniti.
Ma allora, chi sono questi esperti indipendenti? Perché non ci dicono tutta la verità? Possiamo fidarcene? In
affannosa ricerca di risposte, proviamo a fare un giro nel sito web di Novartis, altra multinazionale proprietaria di
brevetti su ogm che ora sta passando tutto il business (in perdita) dell'agro-biotech a Syngenta, una sorta di
società a perdere formata in coppia con AstraZeneca. Così alla pagina
www.novartis.it/biotecnologie/esperti.htm troviamo in bella evidenza i nomi degli "Esperti della Novartis".
Al numero 12 dell'elenco (in ordine alfabetico) c'è il sunnominato professor Giorgio Poli. E' in brillante compagnia:
spicca il nome del nazional-popolare Nobel Renato Dulbecco, e del meno famoso, ma più attivo professor
Edoardo Boncinelli. C'è anche il professor Arturo Falaschi, direttore del Centro internazionale di ingegneria
genetica e biotecnologie di Trieste, un organismo del sistema Onu, e di Elke Anklam del Centro comune di
ricerche della Ue che ha sede a Ispra (Varese). Qual è il problema? Che sarebbe meglio se questi signori ci
dicessero pure di essere "Esperti" di una delle maggiori imprese del settore quando ci informano delle loro
opinioni sulle prodezze delle biotecnologie. Nella lista compare anche il professor Leonardo Santi, organizzatore
del ben noto Tebio di Genova e presidente del Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, organo
consultivo della presidenza del consiglio dei ministri. Forse non è molto carino che a presiedere un'assise di tale
livello sia un esperto della Novartis, ma in fondo la "Commissione Santi" è solo un organo consultivo.
Assai più delicata pare la presenza tra gli "Esperti" della dottoressa Marina Miraglia e del professor Luciano D'Agnolo, entrambi dell'Istituto superiore di sanità. Sono infatti membri della Commissione interministeriale per le
biotecnologie (Cib), che è l'organo istituzionale che concede l'autorizzazione agli usi, sperimentali e commerciali,
di ogm in Italia. In particolare, sembra piuttosto grave che il professor D'Agnolo sia qualificato nella lista della
Novartis proprio come membro della "Commissione Interministeriale di Coordinamento per l'attuazione delle
normative Cee in materia di biotecnologie", la Cib di cui sopra. Hanno mai detto, Miraglia e D'Agnolo, ai loro
colleghi Cib, di essere "Esperti Novartis"? Se non l'hanno fatto, sarebbe ora che lo facessero. Se l'hanno fatto,
sarebbe ora che la Cib chiarisse a tutti la sua effettiva composizione. |