RASSEGNA STAMPA

5 APRILE 2001
editoriale
SUPERSTELLE IN CULLA
Da Baltimora l'annuncio delle "ipernovae", dalla cui esplosione nascono nuovi astri
"Hanno una massa cento volte più grande del Sole - dice lo scienziato Luigi Piro
Dalla "Gamma Ray 2001 Conference" che si sta tenendo in questi giorni a Baltimora (Maryland), è giunta una notizia di grande interesse che ha già fatto il giro del mondo. La notizia riguarda una importante scoperta nel campo dell'evoluzione delle stelle, nell'ambito della quale sarebbero state individuate nuove tipologie di oggetti, che gli esperti hanno chiamato con il neologismo "ipernovae", per esprimere il fatto che si tratta di oggetti stellari che emettono quantità incredibili di energia, sotto forma di raggi gamma, ancora più potenti delle supernovae. La scoperta è connessa agli studi dei cosiddetti gamma-burst (lampi gamma) che hanno interessato gli astrofisici fin dagli anni Sessanta, quando i satelliti americani della serie "Vela" avevano evidenziato la presenza di strane "emissioni gamma" provenienti dalla atmosfera. In pieno clima di guerra fredda, in un primo momento si era pensato che i "lampi gamma" fossero da associare a test nucleari clandestini in atmosfera. Pochi anni dopo però, gli scienziati di Los Alamos dimostrarono che le "radiazioni gamma" registrate dai satelliti non avevano nessuna connessione con le bombe nucleari, ma erano da considerare fenomeni del tutto naturali. Lo studio dei "lampi gamma" è molto stimolante perché le "radiazioni gamma", fra tutte quelle conosciute, sono le radiazioni alle quali sono associate le più alte energie, sicché i "raggi gamma" sono indizio di fenomeni che mettono in gioco enormi quantità di energia. Fino all'inizio degli anni Novanta gli astrofisici erano del parere che i "lampi gamma" fossero fenomeni associati a una particolare categoria di stelle (le "stelle di neutroni") della nostra Galassia. Poi nel 1991 la Nasa mise in orbita il "Compton Gamma Ray Observatory" il quale dimostrò invece che i "lampi gamma" provenivano in maniera del tutto casuale da ogni direzione della volta celeste e che pertanto erano da considerare fenomeni che coinvolgevano l'universo intero. Il fatto che si trattasse di fenomeni eccezionali è dimostrato dalle enormi quantità di energia in gioco. Questi lampi, infatti, si "accendono" per pochi millisecondi e in quel brevissimo lasso di tempo emettono una quantità di energia pari a 10 mila volte quella dei "quasar" più luminosi. Per esprimere la loro luminosità rispetto a quella del Sole dovremmo usare, infatti, un numero di ben 17 cifre! Il fenomeno fu interpretato dagli astrofisici nel quadro dell'evoluzione stellare, ma purtroppo si trattava di una semplice ipotesi perché mancava la dimostrazione. Oggi, invece, da Baltimora arriva la spiegazione del fenomeno, annunciata da alcuni studiosi italiani del Cnr e della Nasa che hanno interpretato i "lampi gamma" rivelati dai satelliti "Beppo-Sax" e "Chandra", due dei più attivi satelliti attualmente in orbita. Va anche sottolineato che i "lampi gamma" non sono facili da "catturare" e, come ha spiegato il direttore di ricerca di "Chandra" Harvey Tananbau, "è importante essere efficienti e veloci nelle osservazioni, perché queste sorgenti svaniscono rapidamente, senza darci il tempo di fotografare in tutti i dettagli il processo". I "lampi gamma", dunque, sarebbero la conseguenza della morte di stelle molto massicce.
Gli astrofisici già sapevano che le stelle più grandi del Sole, giunte alla fine del loro cammino evolutivo, "esplodono" irradiando nello spazio enormi quantità di energia. Queste stelle che esplodono sono state chiamate "nove" e "supernovae" e la distinzione è basata proprio sulla quantità di energia in gioco. Qui, però, gli astrofisici si sono trovati di fronte a energie straordinariamente grandi e per questo motivo hanno coniato il termine "ipernovae". Diramando la notizia le agenzie hanno sottolineato la circostanza ponendo l'accento sul fatto che queste "ipernovae" generano a loro volta altre stelle. Il fatto, però, non è da considerare straordinario, perché anche le "supernovae" lasciano, come residuo, nuove stelle, le famose "stelle di neutroni" (o "pulsar"). La notizia, dunque, è stata alquanto enfatizzata e si è parlato di queste esplosioni come "culle" per nuove stelle. Dal momento, però, che il meccanismo era già noto agli astrofisici, il giusto rilievo da dare alla scoperta annunciata da Baltimora è un altro: la dimostrazione che i "lampi gamma" sono la conseguenza di esplosioni stellari straordinarie. "Grazie a questi risultati - ha detto Luigi Piro, responsabile scientifico per il Cnr del satellite Beppo-Sax - possiamo parlare per la prima volta di "supersupernovae", tecnicamente "ipernovae", vale a dire il livello successivo delle "supernovae" in quanto ad energia liberata. Si tratta di oggetti - ha spiegato Piro - di massa anche 100 volte superiore a quella del Sole, che per la loro luminosità forniranno un aiuto insostituibile nello studio e nella esplorazione delle regioni più remote dell'Universo". Notizie di questo genere confermano ancora una volta che il nostro universo è un serbatoio immenso di energia che non finisce mai di stupire. L'esplosione delle stelle e la conseguente formazione di altri oggetti sono anche la dimostrazione che nel nostro universo niente si crea e niente si distrugge, ma tutto si trasforma. Questi cicli, che si ripetono dall'epoca del Big Bang (da circa quindici miliardi di anni!), sono inoltre l'espressione della vitalità dell'universo, che pulsa di vita, di energia e che è alimentato da fenomeni violenti e inimmaginabili.
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