RASSEGNA STAMPA

29 MARZO 2001
ADELINO ZANINI
Introduzione a un popfilosofo francese
Un libro di Massimiliano Guareschi, per la Shake edizioni, indirizzato a chi non conosce o conosce poco Deleuze
Una buona introduzione al pensiero di Gilles Deleuze, rigorosa quanto chiara: il libro di Massimiliano Guareschi (Gilles Deleuze popfilosofo, ShaKe, pp. 163, L. 20.000) è questo. A tutti gli effetti, il filosofo francese è uno snodo essenziale del Novecento; attribuirgli l'etichetta di "classico" (nei confronti del quale un'introduzione è sempre necessaria e opportuna) potrebbe sembrare certo un po' blasfemo, tanto egli ha scritto contro una filosofia come "idea" cristallizzata in sistemi, eterna vicenda di un pensare separato, sollevato rispetto al mondo delle apparenze. Deleuze è però classico (senza virgolette), in quanto ha creato una lingua filosofica minore, un groviglio di lingue minori, delle quali non soltanto la filosofia si è appropriata, ma anche il cinema, la letteratura, la musica, i linguaggi massmediologici in genere. E lo ha fatto - questo non andrebbe mai dimenticato - senza pagare il minimo tributo alla koinè heideggeriana (forse perché Deleuze stette sempre sufficientemente alla larga dai marxismi hegelianizzanti, quantunque fratello minore di quella generazione che ebbe la fortuna di essere a diretto contatto col famoso seminario di Kojève).
Il modo in cui Deleuze legge i "suoi" autori, indubbiamente "grandi", ma non riconducibili né allo spiritualismo, né allo hegelismo, né al fenomenologismo e nemmeno all'esistenzialismo di scuola francese, conferma la vocazione a produrre una lingua minore per mezzo di una tradizione comunque maggiore. Tra Hume, Spinoza, Nietzsche, Gilles Deleuze coglie un legame stretto; coglie in essi la cultura della gioia, l'avversione all'interiorità, il ruolo dell'esteriorità delle forze e delle relazioni. In breve, l'affermazione non soggetta alla critica del negativo. Ciò esprime in primo luogo una presa di distanza netta rispetto alla "fatica del concetto" hegeliana (e una peculiare rivalutazione di Bergson); ma è anche e soprattutto il presupposto per l'affermarsi di quell'identità Spinoza-Nietzsche, che per Deleuze significa primato dell'immanenza, ontologia del molteplice, materialismo, ancorché scevro da ogni squalificazione dello "spirito".
Popfilosofo: così lo stesso Deleuze qualifica Hume. Altro non significa che la capacità che i concetti deleuzeani hanno dimostrato di contagiare, aprire spazi di pensiero, creare nuove configurazioni di problemi. Capacità di cui l'intenzione filosofica rivendica l'inattualità e, dunque, l'eccedenza sul presente e l'estraneità rispetto all'universalità dell'eterno.
"Affermare le polarità subalterne: ecco in sintesi il progetto deleuzeano. Il filosofo che non rappresenta ma sperimenta, che non giudica ma afferma" - scrive Guareschi. La stessa vicenda biografica di Deleuze ne testimonia la vocazione minoritaria del "divenire invisibile", che rifugge, ad un tempo, e dal ghetto e dal gesto estremo e dall'inutile apologia della trasgressione. La "biografia tutta politica" del filosofo francese spiega "la paradossale invisibilità" di un pensatore tanto più schivo della scena intelletual-mediatica (francese e mondiale) quanto più capillarmente diffuso era il suo pensiero.
Tutto ciò è spiegato molto bene nel libro di Guareschi, indirizzato - è bene sottolinearlo - "a chi non conosce Deleuze, o lo conosce poco". La stessa organizzazione dei contenuti è finalizzata a questo scopo. Vi è anzitutto un quadro generale in forma di introduzione, seguito da un'ampia sezione dedicata agli autori da Deleuze prediletti e ai quali egli ha dedicato alcune fondamentali monografie. Altrettanto spazio è dedicato ai concetti chiave della filosofia deleuzeana (molteplicità, divenire, nomadismo, etc.), echi profondi dei quali sono presenti nelle opere di autrici e autori tra loro molto diversi: da De Landa a Latour, da Lévy a Stengers, da Haraway a Braidotti. Ciò che Guareschi sottolinea con molta chiarezza, inoltre, è l'importanza del lavoro a quattro mani svolto da Deleuze con Guattari in opere quali l'Antiedipo, il cui influsso sui movimenti politici del post-'68 fu notevolissimo.
Da segnalare, infine, le utili schede relative all'impegno politico diretto di Deleuze, una breve scelta di testi, la puntuale bibliografia di e su Deleuze
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