RASSEGNA STAMPA

27 MARZO 2001
EMANUELE SEVERINO
L'idea del Nulla che rende infelici
La cultura non immagini di poter contrastare i potenti! Chi lo esclama pensa di solito agli "uomini di cultura", individui chiusi nei loro libri e laboratori che credono a volte di poterne uscire per dettar legge perfino a coloro che invece il potere lo hanno davvero. E questa è certamente un'illusione. Tuttavia la cultura non è l'uomo di cultura. Né la potenza è l'uomo che ha potere. Grandi opere culturali possono esser prodotte da individui fragili, come può esser fragile chi guida grandi Stati o prosperi imperi economici. Nel rapporto tra cultura e potere è la cultura a stare al fondamento del potere. E al centro di essa - anche quando non ce se ne accorge - domina quell'evento inaudito che si chiama "filosofia". Ma non è una vecchia e patetica illusione credere che la filosofia stia al fondamento del potere? e che dunque, in qualche modo, produca il potere? Eppure, ci si può servire dell'acqua o della pietra se non si sa che cosa esse siano? Certamente no.
Altrimenti qualcuno potrebbe voler bere le pietre o voler costruire le case con l'acqua. Ed è possibile aver potenza se non si sa che cosa essa sia? Un idiota può essere fortissimo, ma basterà poco per farlo crollare. Per molti miti gli uomini hanno potenza (nella caccia, nell'amore, nella guerra...) solo quando ripetono le azioni archetipiche degli antenati divini. La potenza dell'uomo è determinata dal modo in cui egli la intende. All'inizio della nostra civiltà la filosofia intende così la potenza degli uomini: andare oltre ogni mito, raggiungendo la vera conoscenza dell'universo, che rende veramente capaci di trar fuori gli esseri dal nulla e di risospingerveli. Da allora l'Occidente vuole avere questa forma di potenza. Che è l'estrema, perché ci si renderà conto che non vi sono più limiti alla volontà di potenza quando essa vuole produrre qualcosa che non è già in qualche modo presente, ma è ancora nulla. Ciò che ancora è nulla è infinitamente più plasmabile di ciò che già esiste. In questo modo la filosofia ha preparato il campo di gioco su cui verrà condotto ogni gioco della volontà di potenza dell'Occidente e, ormai, dell'intero Pianeta. Appunto in questo senso la filosofia sta al fondamento della potenza umana.
Perché potesse compiere le sue navigazioni era necessario che l'uomo sapesse che cosa è il mare, cioè che credesse nella sua solcabilità. La filosofia ha evocato il mare e la solcabilità dell'esistenza. Nella terra e nell'acqua i solchi producono il vuoto e il pieno. I solchi della filosofia sono le cose e gli eventi che la potenza dell'Occidente spinge nel pieno dell'essere e nel vuoto del nulla. I miracoli dell'ingegneria genetica e in generale della tecnica sono tra i solchi più profondi.
Ma i solchi non sono ferite? Armando Torno ha ricordato ( Corsera del 21 febbraio) che per il saggista inglese George Steiner la cultura non rende più umani. Ma chi ha insegnato che cosa è "umano"? Non è stata forse la cultura, soprattutto quella filosofica? Si può ribattere: a insegnarlo è stata la "natura", che tien lontani gli uomini dalle menzogne del loro sapere. Ma la "natura" è una delle più antiche e grandiose costruzioni culturali . Gli antichi pensatori greci chiamano phýsis la natura; in questa parola non è evocato un fenomeno tra molti altri, ma il terreno stesso in cui cresce l'intera civiltà occidentale: phýsis significa appunto l' essere da cui le cose del mondo si generano, uscendo dalla loro nullità, e in cui da ultimo si corrompono, risprofondando in essa. Un inno alla filosofia, dunque? No e sì. Lasceremo qui da parte il discorso del "sì" - il più importante. Qui diremo che anche quando un dio è presente nella filosofia (e da lì si irradia nelle altre forme della cultura, come il cristianesimo) anche allora l'uomo è roso dall'angoscia. Anche se in cielo ci fosse un dio, è angosciante sentirsi creature, effimere in mezzo al nulla, polvere che ritorna alla polvere. Quando la filosofia pone l'uomo dinanzi al nulla l'annullamento della felicità e della vita diventa irrevocabile ed estrema l'angoscia.
L'uomo tenta in ogni modo di distogliere da essa lo sguardo, ma essa c'è, e riemerge nonostante ogni rimedio e ogni illusione. Per avere la maggiore potenza l'uomo deve pensare che le cose e lui stesso sono incapaci di resistere al nulla. L'angoscia estrema è evocata proprio da chi evoca l'estrema potenza. E allora?
A volte si dice che la cultura - soprattutto la filosofia - non serve, è inutile. Ma se la filosofia sta al fondamento dell'Occidente, essa serve: serve a fare esistere l'Occidente. Tra l'altro, il socialismo reale è stato una filosofia; e lo sono o vi si fondano anche il capitalismo, la democrazia, il cristianesimo. Solo che servire non significa rendere felici .
La cultura dell'Occidente rende infelici perché al centro di essa la filosofia evoca la nullità delle cose e dell'uomo. La grande cultura, cioè la grande filosofia dell'Occidente - anche la più ottimistica - è la responsabile dell'angoscia più profonda che sta ormai avvolgendo l'intero Pianeta. Ovunque la violenza cresce. Ma a renderla possibile non è forse la persuasione che le cose e gli eventi possano essere creati e annientati? non è forse l'insegnamento di fondo della nostra cultura, cioè la persuasione che si possono far solchi nella pura distesa dell'essere - e ferirla?
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vedi anche
Filosofia (e) politica