Bacone, favole della modernità| Una nuova edizione degli scritti del grande filosofo |
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| Francis Bacon: the history of a caharacter assassination (Yale U. P.,
1996). | Una nuova edizione delle opere di Francis Bacon - sotto la direzione
di Graham Rees e di Lisa Jardine - era stata annunciata pochi anni
orsono: oggi abbiamo disponibili già quattro volumi, pubblicati dalla
Clarendon Press di Oxford. Frutto maturo della nuova stagione di
studi baconiani che ha caratterizzato la storiografia filosofica del
secondo Novecento, questa nuova raccolta delle opere del filosofo
inglese (The Oxford Francis Bacon) è prevista in 15 volumi (resta
escluso per ora l'epistolario); le opere latine presentano la traduzione
inglese a fronte.
Come è noto, sin qui l'unica edizione delle opere di Bacon cui gli
studiosi possono far riferimento è quella curata da J. Spedding, R. L.
Ellis, D. D. Heath, comparsa fra il 1858 e il 1874 a Londra in 14
volumi, 7 di opere e 7 di epistolario: edizione tuttora fondamentale,
malgrado l'uso di dir male della filologia ottocentesca e dei suoi
prodotti dei quali vive ancor oggi buona parte della ricerca storica.
Questa nuova edizione non solo rispecchia un ben diverso clima di
studi baconiani e una più scaltrita filologia, ma presenta per la prima
volta testi di Bacon fin qui inediti o addirittura considerati perduti.
Così nel sesto volume, pubblicato nel 1996, comprendente scritti di
filosofia naturale degli anni 1611-1619, compare il De vijs mortis et de
senectute retardanda atque instaurandis viribus ritrovato nel 1980 ed
edito provvisoriamente da Rees nel 1984, presentato ora in nuova e
definitiva edizione. Si tratta di un testo di particolare significato, una
"ricerca sui tipi di morte, sul modo di prolungare la vita e di
recuperare i poteri vitali", importante anzitutto perché rappresenta un
momento esemplare dell'assidua ricerca baconiana dei modi per
prolungare la vita, scopo ultimo della nuova filosofia; ma di grande
rilievo anche perché ci permette di cogliere sul vivo il modo di lavorare
di Bacon. Infatti l'opera, non finita, ci si presenta come un brogliaccio
di lavoro che, partendo da una prima redazione forse dettata a uno
scriba, è stato poi sottoposto a ulteriori interventi, tutti di mano del
l'autore che corregge, integra e amplia la prima stesura. Di qui un
testo estremamente complesso la cui stratigrafia è resa
efficacemente nell'edizione da Graham Rees con opportuni
accorgimenti tipografici.
Ma non solo il De vijs mortis è la novità di questa raccolta di opere
baconiane: il volume tredicesimo, comparso pochi mesi orsono,
presenta ben tre testi recentemente scoperti: l'Abecedarium naturae,
l'Historia de animato et inanimato, nonché una prima versione della
Historia densi et rari, conservati alla Bibliothèque Nationale di Parigi.
Importanti, per il testo critico e gli apparati, anche gli altri volumi
pubblicati nel 2000: il quarto con l'edizione critica dell'Advancement
of learning e il quindicesimo, con gli Essayes, ambedue curati da M.
Kiernan.
Ma altri ancora sono i meriti della nuova edizione: oltre alla grande
cura filologica - che rispetta giustamente anche le grafie, con tutte le
loro oscillazioni - andrà sottolineata la puntuale analisi delle fonti
dirette e indirette e l'ampio commento che accompagna ogni opera,
così da permettere un'immediata collocazione dei testi nel quadro
della produzione di Bacon e in rapporto con i problemi del
l'età sua (esemplare anche, nei volumi sesto e tredicesimo, il quadro
della complessa gestazione di tutta l'Instauratio magna, sognata e
solo parzialmente realizzata da Bacon). Né andrà sottovalutata la
scelta di presentare le opere nella loro successione cronologica,
rifiutando la classificazione, che ha pesato molto tempo
negativamente negli studi baconiani, fra scritti filosofici e cosiddetti
scritti letterari. Tipico il caso del De sapientia veterum - di grande
successo nell'età di Bacone - poi dimenticata forse per il tramonto
delle favole antiche con le loro interpretazioni iconologiche e
dottrinali. In realtà, e Paolo Rossi lo ha sempre sottolineato con
forza, attraverso l'interpretazione delle favole antiche il filosofo inglese
espone tutti i temi fondamentali della nuova filosofia che diviene lo
strumento ermeneutico privilegiato per sollevare il velo delle favole e
presentarle come "modo di insegnare |