RASSEGNA STAMPA

22 MARZO 2001
RICCARDO VIALE
Elettrosmog, un «inquinamento» da allarmismo
Il caso di Radio Vaticana e le ingiustificate restrizioni ai limiti comunitari dimostrano come in Italia la realtà scientifica sia spesso sottoposta alle leggi della politica - Nessun dato certo sulla nocività
in collaborazione con Alessandro Palmigiano
I recenti eventi legati all'incriminazione del presidente dell'Enel e al braccio di ferro fra Città del Vaticano e magistrati di Roma non fanno che mettere in evidenza il modo patologico con cui nel nostra paese si è affrontato il tema dell'elettromagnetismo ed in generale il rapporto fra scienza e politica. In un recente studio della Fondazione Rosselli sono stati messi in rilievo alcuni punti che dimostrano l'anomalia italiana.
In tutti i pensi industrializzati le scelte dì politica ambientale e della salute si fondano sulle conoscenze scientifiche che commissioni permanenti o ad hoc e consiglieri scientifici industriali, in altre parole la "governance" scientifica, mettono a disposizione del decisore pubblico. Come è noto quando si parla di conoscenza scientifica su un dato fenomeno si intendono quelle ipotesi che sono generate e verificate sulla base di criteri metodologici condivisi dai membri della comunità scientifica. I risultati di questo processo di scoperta e controllo sono ovviamente fallibili ed il loro utilizzo consente previsioni probabili e non certe. Cìononostante questo tipo di conoscenza è ciò che di meglio un governo ha a disposizione per tutelare l'ambiente e la salute dei suoi cittadini, Purtroppo sembra che queste ovvie considerazioni non si applichino nel nostro Paese.
Negli atti legislativi e nelle dichiarazioni di esponenti politici nostrani si manifesta spesso un irrazionale pregiudizio nei confronti della scienza. L'elettromagnetismo è un classico esempio. La scorretta applicazione dei principi che regolano, o dovrebbero regolare, il rapporto tra risultanze scientifiche e politiche di tutela e prevenzione, ha avuto dirette conseguenze sia sulle scelte di politica legislativa sia sul sia sul contenzioso tra cittadini, enti locali e imprese che utilizzano impianti emittenti onde elettromagnetiche.
L'Italia, ed è constatazione di non poco memento, non ha seguito le indicazioni degli organismi internazionali quali l'Icnirp (organizzazione formalmente accreditata dall'Oms) e la Commissione europea, fissando con il provvedimento 391/98 un limite di esposizione estremamente inferiore rispetto a quello raccomandato. Le Regioni, dal canto loro, avvalendosi di una presunta competenza a legiferare in materia di limiti sanitari e confortate da una sentenza della Corte Costituzionale (peraltro non unanimemente condivisa), hanno fissato limiti ulteriormente più bassi introducendo restrizioni in ordine alla localizzazione degli impianti e procedure per l'autorizzazione quanto mai farraginose.
Lo Stato ha dovuto impugnare le leggi regionali a fronte del mancato rispetto dei limiti imposti dalla Commissione europea; i Comuni, per porre chiarezza, hanno deciso di agire autarchicamente deliberando o siglando protocolli di intesa con i gestori: appropriatamente si è parlato di "schizofrenia legislativa". La definizione appare ancor più calzante ove si consideri che la nuova legge quadro sull'esposizione della popolazione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, approvata il 14 febbraio, potrebbe secondo alcuni presentare profili di incostituzionalità.
Non si può peraltro sottacere che la scelta italiana di tutelare anche situazioni di esposizioni ai campi elettromagnetici di natura non industriale, per i quali l'Oms non ha individuato, al momento, rischi per la salute oltre determinati limiti, va al dì là del principio dì precauzione così come inteso in ambito comunitario, E' indubbio, infatti, che la normativa in questione subordina in modo assoluto, incentrata com'è su principi volutamente incompresi, le ragioni dello sviluppo industriale e/o tecnologico e della concorrenza alla tutela della salute e dell'ambiente secondo standard in alcun modo giustificati o giustificabili alla luce delle conoscenze scientifiche ad oggi raggiunte.
Le azioni giudiziarie intraprese in materia di impianti emittenti onde elettromagnetiche, anche in assenza del superamento dei limiti prescritti, e fondate su una possibile e non provata nocività, sono lo specchio della preoccupazione diffusa nella popolazione e vieppiù ingiustificato. Giudici civili, penali e amministrativi si sono dovuti impegnare a stabilire se impianti funzionanti nel rispetto delle prescrizioni normative dovessero essere inibiti a fronte di paventati rischi.
Le anomalie legate al tema dell'elettromagnetismo si riflettono in molte altre situazioni legate alla politica della salute e dell'ambiente. Vi è una tendenza a servirsi della scienza solo quando fa comodo alle proprie finalità politiche. In caso contrario ci si appella a finzioni retoriche come "non c'è certezza in quello che dicono gli scienziati" o a notizie giornalistiche basate su ricerche non standard che sembrano provare il contrario di ciò che è sostenuto dalla comunità scientifica.
I comportamenti recenti sulle varie emergenze salute del ministro Alfonso Pecoraro Scanio e del portavoce dei Verdi Grazia Francescato sono emblematici di questo atteggiamento. Che è ancora più stigmatizzabile se solo si considera la dinamica cognitiva della percezione del rischio degli individui che, come è dimostrato in molti studi sperimentali, tendono a cadere in pregiudizi ed errori di valutazione sulla base dì singole informazioni rappresentative solo sul piano emozionale ma non statistico Il principio della priorità della scienza sulla politica nel fissare le coordinate conoscitive su cui fondare le decisioni pubbliche non è un problema di difesa corporativa degli scienziati come è stato detto, irresponsabilmente, in questi giorni. Sono in gioco, invece, valori fondamentali come il rapporto fiduciario fra governo e cittadini e l'ottimizzazione della conoscenza disponibile per permettere al nostra paese di utilizzare tutte le opportunità possibili di crescita economica e sociale.
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