RASSEGNA STAMPA

21 MARZO 2001
ENNIO CARETTO
E il vento di Seattle travolse il mondo
Due nuovi libri sul crescente ruolo di bisogni e diritti civili nelle battaglie politiche ed economiche
Archiviati gli scontri ideologici, la qualità della vita domina gli slogan nelle proteste di piazza
Un anno e mezzo fa, la selvaggia protesta di decine di migliaia di persone a Seattle contro il Wto, l'Organizzazione mondiale dei commerci, e contro la globalizzazione, sembrò ai più un rigurgito del '68 o dell' "anarco sindacalismo", come scrisse allora il Washington Times , la voce dei conservatori americani. Ricordo l'albergo dove pernottammo col presidente Clinton: la polizia lo circondò di un anello di enormi autobus nel timore di un attacco che non si verificò. Quando l'assedio si sciolse, dopo giorni di battaglia, prevalse il parere che si fosse trattato di un fenomeno isolato, irripetibile. Sappiamo tutti che fu un giudizio errato. Il vento di Seattle, della rivolta contro il sistema, continua a soffiare sulle istituzioni, come hanno dimostrato gli scontri della settimana scorsa a Napoli. Nei sedici mesi trascorsi da allora, alcuni studiosi americani hanno inquadrato quegli eventi in un movimento che potrebbe influire profondamente sugli Stati e sulle "corporations", le grandi compagnie, le istituzioni da esso contestati. Ann Fiorini, una sociologa di Washington, lo chiama "la società civile trans nazionale"; Jeffrey Berry, un docente di scienze politiche della Università Taft, "la coalizione dei cittadini"; Margaret Keck, una collega della Università Cornell, "gli attivisti senza frontiere". Ma il concetto è identico: la protesta di Seattle fu l'espressione più clamorosa di un movimento formatosi negli ultimi anni in difesa della qualità della vita intesa in tutti i suoi aspetti (dai diritti umani all'ambiente). Un movimento multiforme inteso a modificare il modo di fare politica tradizionale. Peter Newell della Università di Cambdrige nel Massachusetts ne aveva già discusso alla fine dello scorso anno nel libro "Clima di cambiamenti" . Jeffrey Berry e Ann Florini vi si sono ora soffermati in due altri, Il nuovo liberalismo (Brookings press, pagine 192, dollari 25) e La terza forza (Carnegie Endowment, pagine 295, dollari 40), che hanno aperto un acceso dibattito nella leadership Usa. La tesi di Berry è che "i gruppi di cittadini combattono non più, o non solo più, battaglie economiche - la ridistribuzione del reddito - bensì battaglie post materialiste, dalle riforme sociali alla protezione del consumatore". La tesi della Florini è che un numero crescenti di associazioni non governative presenti in tutto il mondo si propongono come interpreti della "coscienza globale", per imporre degli standard agli Stati e alle grandi corporations alleatesi nella globalizzazione. In tal senso esse sono la terza forza. La sociologa adduce alcuni esempi. I più noti sono quelli del Trattato per il bando degli esperimenti nucleari del 96, frutto di anni di pressioni da parte di scienziati e di studenti, e quello del Trattato anti mine del dicembre del '97, firmato da 122 Paesi nonostante le obiezioni russe e americane, dopo una mobilitazione popolare a cui partecipò anche la principessa Diana d'Inghilterra. Secondo Peter Newell, tre sono i fattori che hanno contribuito all'ascesa della "società civile". La fine della guerra fredda, che ha messo in secondo piano le ideologie, almeno temporaneamente; la rivoluzione informatica, che ha conferito e conferisce sempre più ai cittadini di Paesi diversi una maggiore consapevolezza dei problemi comuni; e i frequenti eccessi della globalizzazione, che hanno provocato gravi crisi finanziarie, compresa quella che si attraversa adesso. La "società civile", a cui Newell rivendica una superiorità morale, è divenuta l'interlocutore privilegiato del Potere sia politico sia economico. Lo studioso considera l'ascesa dei verdi uno dei suoi trionfi, attribuendole parte del merito del Trattato di Kyoto, a cui peraltro l'America non ha aderito. Pensa che il movimento di "coalizione dei cittadini" si rafforzerà, soprattutto tra i giovani e le donne. Le conclusioni di Berry, della Florini, della Keck, di Newell e di altri hanno sollevato critiche. Gli scettici osservano che nel corso della storia moderna la democrazia di base ha spesso trovato una sua voce autonoma. Citano il movimento contro la schiavitù in America ai principi dell'Ottocento, propagatosi dalle Chiese ai gruppi abolizionisti; la diffusione della Croce rossa in tutto il mondo nel primo Novecento; la contestazione studentesca degli Anni Sessanta e quella femminista degli Anni Settanta. E sottolineano che le Ngos (Non governamental organizations ossia le Organizzazioni non governative) svolgono da tempo un ruolo importante presso la Banca mondiale, il Wto, il G7, le Sette potenze industriali. La risposta di Berry e dei compagni è secca: "Se oggi in America si mette in dubbio la pena di morte, cosa mai avvenuta in precedenza, "ribattono" è a causa della nuova coscienza globale". Come si manifesterà il "clima di cambiamenti" avvertito dai guru della Terza forza? Nessuno di loro sa predirlo. Ma tutti sostengono che essa sarà un fattore altrettanto determinante del nostro futuro quanto i governi e le "corporations".
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vedi anche
Filosofia (e) politica