RASSEGNA STAMPA

16 MARZO 2001
ANTONIO GIORGI
Veca: laici e cattolici, intesa sul Welfare
"Se dovessi tracciare un bilancio di questi mesi sarei d'accordo con Donati: la stagione successiva all'appuntamento di Napoli ci ha consegnato una società civile in crescita. Più robusta. Più solida. Più dinamica". Salvatore Veca, presidente della Fondazione Feltrinelli, alla 43.esima Settimana sociale dei cattolici italiani portò il suo contributo di studioso laico partecipando - assieme a Galli della Loggia, Giovagnoli, Pacini, Rusconi - a una tavola rotonda sulle responsabilità comuni di laici e cattolici nella costruzione di una Italia diversa.
Commentando quelle giornate e quell'esperienza, ripensando ai frutti che i semi gettati allora hanno cominciato a produrre, Veca si trova istintivamente a citare Tocqueville che parlava della libera arte di associarsi dei cittadini. "Ecco - continua - credo che nel nostro paese si vada rinforzando la rete di associazioni, di imprese e di azioni collettive di cittadini e cittadine, e anche di giovani ovviamente, che fanno o cose utili agli altri, o cose utili a sé". In quest'ultimo caso, però, non si rischia di cadere in una sorta di egoismo che è tutto il contrario della socialità? "La tutela dei propri interessi legittimi assume la stessa dignità e rispettabilità della tutela dei disagi e della sofferenza degli altri. Certo, dobbiamo essere consapevoli che la società civile non è una cosa compatta, tutta uguale. È entità variegata, un arcipelago composto da isole di crescita ma anche da isole di riduzione della coesione sociale. Queste hanno vari nomi, gli egoismi appunto, ma anche i localismi, le forme di defezione rispetto alla lealtà civile.
Pensiamo ad esempio a certi comportamenti giovanili, oppure alle difficoltà che l'istituto familiare spesso incontra... C'è il bello e c'è il brutto, il nostro giudizio non deve essere privo di discernimento".
Pesando sui due piatti di una metaforica bilancia questo bello e questo brutto, il positivo e il negativo di tale complessità, a quali conclusioni si sente di arrivare?
"Dirò semplicemente che siamo davanti ad una bella crescita della società. In particolare nell'ambito della capacità di associarsi delle persone".
A Napoli lei sottolineò il dato di fatto del riconoscimento reciproco dei diversi presupposti con cui laici e cattolici leggono la realtà. In tale ottica, come possono gli uni e gli altri meglio cooperare per il consolidamento della crescita della società civile?
"Avendo in primo luogo la consapevolezza che le differenze ci sono. In secondo luogo, sapendo che le differenze bisogna rispettarle senza chiudere gli occhi davanti ad esse".
Sul piano del comportamenti concreti?
"Quando si agisce nel sociale e nel politico può accadere di individuare obiettivi, fini o valori condivisi da tutti, per perseguire i quali il nostro avere l'una o l'altra lealtà ai valori ultimi - religiosi o non religiosi che siano - non fa differenza alcuna. Se c'è da ridisegnare il Welfare una convergenza si può trovarla, basta cercare i punti che condividiamo, sui quali non vengono messi in gioco i nostri impegni nei confronti del significato della vita, cioè i valori ultimi".
Ammettiamo invece che siano in discussioni leggi che riguardano la bioetica. Che cosa succede? Come si può lavorare insieme per la società civile avendo opinioni magari diametralmente contrapposte?
"Davvero problematico pensare di ottenere in questi casi una condivisione in cui non faccia differenza la diversa lealtà dell'uno e dell'altro. Le differenze ci sono. Sarebbe fatuo o ipocrita non tenerne conto".
Pertanto?
"Dobbiamo imparare la pratica del rispetto dell'altro, che poi è rispetto dell'integrità delle credenze di ognuno, siano esse religiose o non religiose. In tutti i casi difficili dove fa veramente differenza se io credo o meno alla sacralità della vita piuttosto che alla qualità della vita, dovremmo praticare l'ardua virtù del mutuo rispetto. Penso a quello che hanno fatto i padri costituenti, che seppero trovare punti di convergenza quando avevano tutte le ragioni per dividersi. I tempi sono cambiati, il reciproco rispetto rimane basilare per un rinnovato patto di civiltà. Mi sembra questo, il rispetto, una delle eredità che ci hanno trasmesso le settimane sociali".
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vedi anche
Filosofia (e) politica