| Veca: laici e cattolici, intesa sul Welfare | "Se dovessi tracciare un bilancio di questi mesi sarei d'accordo con Donati: la stagione
successiva all'appuntamento di Napoli ci ha consegnato una società civile in crescita. Più
robusta. Più solida. Più dinamica". Salvatore Veca, presidente della Fondazione Feltrinelli,
alla 43.esima Settimana sociale dei cattolici italiani portò il suo contributo di studioso laico
partecipando - assieme a Galli della Loggia, Giovagnoli, Pacini, Rusconi - a una tavola
rotonda sulle responsabilità comuni di laici e cattolici nella costruzione di una Italia diversa.
Commentando quelle giornate e quell'esperienza, ripensando ai frutti che i semi gettati allora
hanno cominciato a produrre, Veca si trova istintivamente a citare Tocqueville che parlava
della libera arte di associarsi dei cittadini. "Ecco - continua - credo che nel nostro paese si
vada rinforzando la rete di associazioni, di imprese e di azioni collettive di cittadini e
cittadine, e anche di giovani ovviamente, che fanno o cose utili agli altri, o cose utili a sé".
In quest'ultimo caso, però, non si rischia di cadere in una sorta di egoismo che è
tutto il contrario della socialità?
"La tutela dei propri interessi legittimi assume la stessa dignità e rispettabilità della tutela dei
disagi e della sofferenza degli altri. Certo, dobbiamo essere consapevoli che la società civile
non è una cosa compatta, tutta uguale. È entità variegata, un arcipelago composto da isole
di crescita ma anche da isole di riduzione della coesione sociale. Queste hanno vari nomi, gli
egoismi appunto, ma anche i localismi, le forme di defezione rispetto alla lealtà civile.
Pensiamo ad esempio a certi comportamenti giovanili, oppure alle difficoltà che l'istituto
familiare spesso incontra... C'è il bello e c'è il brutto, il nostro giudizio non deve essere privo
di discernimento".
| Pesando sui due piatti di una metaforica bilancia questo bello e questo brutto, il
positivo e il negativo di tale complessità, a quali conclusioni si sente di arrivare? |
"Dirò semplicemente che siamo davanti ad una bella crescita della società. In particolare
nell'ambito della capacità di associarsi delle persone".
| A Napoli lei sottolineò il dato di fatto del riconoscimento reciproco dei diversi
presupposti con cui laici e cattolici leggono la realtà. In tale ottica, come possono
gli uni e gli altri meglio cooperare per il consolidamento della crescita della società
civile? |
"Avendo in primo luogo la consapevolezza che le differenze ci sono. In secondo luogo,
sapendo che le differenze bisogna rispettarle senza chiudere gli occhi davanti ad esse".
| Sul piano del comportamenti concreti? |
"Quando si agisce nel sociale e nel politico può accadere di individuare obiettivi, fini o valori
condivisi da tutti, per perseguire i quali il nostro avere l'una o l'altra lealtà ai valori ultimi -
religiosi o non religiosi che siano - non fa differenza alcuna. Se c'è da ridisegnare il Welfare
una convergenza si può trovarla, basta cercare i punti che condividiamo, sui quali non
vengono messi in gioco i nostri impegni nei confronti del significato della vita, cioè i valori
ultimi".
| Ammettiamo invece che siano in discussioni leggi che riguardano la bioetica. Che
cosa succede? Come si può lavorare insieme per la società civile avendo opinioni
magari diametralmente contrapposte? |
"Davvero problematico pensare di ottenere in questi casi una condivisione in cui non faccia
differenza la diversa lealtà dell'uno e dell'altro. Le differenze ci sono. Sarebbe fatuo o
ipocrita non tenerne conto".
"Dobbiamo imparare la pratica del rispetto dell'altro, che poi è rispetto dell'integrità delle
credenze di ognuno, siano esse religiose o non religiose. In tutti i casi difficili dove fa
veramente differenza se io credo o meno alla sacralità della vita piuttosto che alla qualità
della vita, dovremmo praticare l'ardua virtù del mutuo rispetto. Penso a quello che hanno
fatto i padri costituenti, che seppero trovare punti di convergenza quando avevano tutte le
ragioni per dividersi. I tempi sono cambiati, il reciproco rispetto rimane basilare per un
rinnovato patto di civiltà. Mi sembra questo, il rispetto, una delle eredità che ci hanno
trasmesso le settimane sociali". |