![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 MARZO 2001 |
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Contro il grande filosofo cattolico venne creata una sorta di
cintura del silenzio che isolò il suo pensiero nella stagione segnata dal
conformismo di Sinistra
Augusto Del Noce,
Scritti politici 1930-1950, a cura di Tommaso Dell'Era, Rubbettino Editore,
2001, pp.563, Euro 20,66.
Augusto Del
Noce, nato a Pistoia nel 1910, si forma culturalmente a Torino, dove si laurea
in filosofia nel 1932. Gli anni Trenta sono anche quelli del suo incontro con
il pensiero di Maritain, in cui trova "una giustificazione del proprio
antifascismo" (Buttiglione). Insegnante nelle scuole medie superiori,
studia nel dopoguerra il marxismo e si avvicina, senza però aderirvi, alle
posizioni dei "cattolici comunisti", che in seguito avverserà
radicalmente. Divenuto docente universitario, prima a Trieste e quindi a Roma,
acquista fama e prestigio con alcuni lavori di notevole valore, fra cui,
"Il problema dell'ateismo", pubblicato nel 1964. All'attività
accademica, affianca un notevole impegno pubblicistico, ma nella cultura
italiana degli anni Sessanta e Settanta, resta un isolato. "L'isolamento è
stata una costante della sua vita", dirà Norberto Bobbio, a lui legato da
rapporti di amicizia personale nonostante i contrasti ideologico-politici.
Che le cose
andassero in questo modo era inevitabile, trattandosi di un pensatore
antifascista ma avverso al marxismo, cattolico ma aspramente polemico con il
cattolicesimo progressista e per di più critico nei confronti di molti aspetti
del liberalismo. Resta comunque una macchia per la cultura dominante del tempo
l'aver richiesto di stendere, testualmente, "un cordone sanitario"
attorno alla Rusconi, di cui Del Noce era uno dei collaboratori, perché era
l'unica casa editrice di rilievo che pubblicasse libri giudicati, come si
direbbe oggi, "politicamente scorretti". Ma a dargli ragione
provvederanno i fatti, ed è significativo che l'anno della sua morte, il 1989,
coincida con il collasso politico del marxismo da lui lucidamente profetizzato.