| La societá dei lumi e i suoi nemici |
| Didier Masseau, «Les ennemies des philosophes. L'antiphilosophie au temps des Lumières», Albin Michel, Parigi 2000, pagg. 456, 150,00 F.fr. | Perché studiare i nemici dei philosophes? Esaminare quella montagna di testi scritti in difesa della religione cristiana, contro Voltaire e Diderot e gli altri illuministi? Le ragioni che hanno spinto l'autore (che ha già pubblicato un altro bel libro sulla nascita della nozione di "intellettuale" nell'Europa del Settecento) sono molte e tutte ben argomentate. In primo luogo il rifiuto del manicheismo e delle formule di comodo. A queste ultime ha spesso condotto l'inimagine stessa della rivoluzione francese pensata come il fatale punto di approdo di un movimento di idee. Una volta fissato il punto di arrivo, diventava obbligatorio dividere i nobili precursori dagli indegni avversari. Invece di mostrare come le correnti intellettuali nascano dal confronto, dal conflitto o da un instabile compromesso, si privilegiavano i portatori della storia in marcia, la sola degna di essere presa in considerazione. Il curato Meslier, che accudiva alla sua chiesa di giomo e reclamava di notte la comunità dei beni, diventava un precursore del socialismo scientifico e il barone d'Holbach veniva presentato come l'annunciatore del materialismo storico.
La storia delle idee, che è (come afferma Masseau) una disciplina ad alto rischio, ha scompaginato quest'ordine e ha mostrato come il termine Lumières desiggni in realtà un insieme di atteggiamenti che rispondono spesso a logiche differenti, talora dissimulate sotto comuni parole d'ordine. Si tratta di mostrare come giochino fra loro forze contraddittorie, di mostrare che la vita intellettuale è fondata su tensioni e non dipende affatto dall'avvento di una episteme massiccia e monolitica.
Non solo: le idee non circolano entro mezzi trasparenti e in uno spazio aperto. L'attenzione per le fonti e gli strumenti dell'informazione, per la diffusione delle idee e i modi della loro ricezione, per le strategie messe in atto dai gruppi intellettuali in conflitto rende la stessa storia delle idee ancora più duttile e complicata di un tempo. Voltaire invocava inutilmente un'unità di intenti fra i sostenitori dei lumi contro i lupi e le volpi (quali erano ai suoi occhi i giansenisti e i gesuiti). I suoi appelli risultarono vani. Un episodio traumatico come il terremoto di Lisbona del 1755 bastò a provocare nuove, inedite alleanze. Il tutto era reso ancora più complicato dal "problema Rousseau" che non cessò mai di denunciare l'ateismo sterile e disseccante dei "filosofi moderni". A Rousseau gli avversari attribuirono sempre una posizione a parte e non mancano neppure, nota l'autore, punti di contatto tra il Ginevrino e alcune delle tesi degli antifilosofi.
Fra i capitoli più interessanti del libro c'è quello che dimostra l'inesistenza di un rapporto stabile, saldo e necessario fra le scelte filosofiche compiute dei decenni antecedenti la Rivoluzione e le effettive scelte politiche compiute nel corso della stessa. Masseau si muove con sicurezza ed eleganza all'interno di una letteratura vastissima. Ha scritto un libro appassionante ed è riuscito a presentare in modo avvincente un materiale che è spesso ripetitivo e poco originale. Il suo libro, secondo la vergognosa usanza che è ormai quasi solo francese, è purtroppo privo di un indice dei nomi. |