"Machiavelli è il testimone diretto e partecipe di avvenimenti e di sentimenti che segnano la
nascita del mondo contemporaneo: ma ne è anche il profeta disarmato soprattutto per
l'ansia di libertà politica e civile e per il disegno irrealizzato di una non utopica razionalità
della politica e di uno "Stato nuovo"". In questa chiave Lucio Villari ripropone la figura del
filosofo fiorentino nel suo ultimo libro, Niccolò Machiavelli, appena pubblicato da Piemme.
Chiave che cerca di scioglierlo dallo stereotipo del "fine giustifica i mezzi" che peraltro fu
suo...
In realtà "Machiavelli fu un uomo per il quale la scienza del potere è tutt'altro che separata
da un visione etica", ha detto Massimo D'Alema nel dibattito coordinato da Corrado
Augias svoltosi ieri sera a Roma in occasione della presentazione del libro. Proprio per
questo, secondo D'Alema, il filosofo ha molto da dirci, perché sono ancora validi oggi i due
grandi ideali che ne occuparono la vita e il pensiero: "l'ideale repubblicano, perseguito con
coerenza e umiltà, pagando anche il prezzo della persecuzione, e il suo patriottismo", rivolto
a Firenze, ma anche, oltre i confini della città, "a un'idea che sarebbe esagerato definire di
unificazione nazionale, ma che certamente riguardava la possibilità di superare la
frammentazione per costruire una realtà statuale più forte".
Assai meno propenso a trasportare nell'oggi il pensiero di Machiavelli è Domenico
Fisichella, che lo vede come un pensatore moderno sì, ma anche "fortemente debitore del
pensiero classico". E che ha invitato a un'analisi attenta di alcune parole nel contesto dei
tempi in cui furono usate. Per esempio, "la nozione di repubblica non coincide con quella di
democrazia. Fino a due secoli fa, infatti, quest'ultima parola non aveva significato positivo".
Perciò anche Machiavelli, quando parla di repubblica, non pensa a una forma di governo
popolare, quanto piuttosto a un governo di pochi.
Semmai, secondo Fisichella, è per un'altra ragione che il filosofo fiorentino può essere
collocato all'origine dello Stato moderno: "perché lo intendeva come un'opera d'arte.
Perché aveva capito che l'esperienza istituzionale supera il dato organicista che aveva
caratterizzato la cultura europea fino a quel momento, che lo Stato è una costruzione che ha
una sua artificialità".
Sul tema della forza, centrale nel pensiero di Machiavelli, D'Alema ha rilevato che oggi farne
uso è talvolta necessario in società molto frantumate, ma questa forza va intesa come
esercizio delle istituzioni, della Costituzione, delle leggi: è con questi strumenti che oggi
"bisogna dare forza alla costruzione politica, pena il rischio della disgregazione". |