RASSEGNA STAMPA

23 FEBBRAIO 2001
PAOLA SPRINGHETTI
Machiavelli, potere ma anche etica
Ritorna il "politologo" dei Medici: un dibattito tra Fisichella e D'Alema
"Machiavelli è il testimone diretto e partecipe di avvenimenti e di sentimenti che segnano la nascita del mondo contemporaneo: ma ne è anche il profeta disarmato soprattutto per l'ansia di libertà politica e civile e per il disegno irrealizzato di una non utopica razionalità della politica e di uno "Stato nuovo"". In questa chiave Lucio Villari ripropone la figura del filosofo fiorentino nel suo ultimo libro, Niccolò Machiavelli, appena pubblicato da Piemme.
Chiave che cerca di scioglierlo dallo stereotipo del "fine giustifica i mezzi" che peraltro fu suo... In realtà "Machiavelli fu un uomo per il quale la scienza del potere è tutt'altro che separata da un visione etica", ha detto Massimo D'Alema nel dibattito coordinato da Corrado Augias svoltosi ieri sera a Roma in occasione della presentazione del libro. Proprio per questo, secondo D'Alema, il filosofo ha molto da dirci, perché sono ancora validi oggi i due grandi ideali che ne occuparono la vita e il pensiero: "l'ideale repubblicano, perseguito con coerenza e umiltà, pagando anche il prezzo della persecuzione, e il suo patriottismo", rivolto a Firenze, ma anche, oltre i confini della città, "a un'idea che sarebbe esagerato definire di unificazione nazionale, ma che certamente riguardava la possibilità di superare la frammentazione per costruire una realtà statuale più forte". Assai meno propenso a trasportare nell'oggi il pensiero di Machiavelli è Domenico Fisichella, che lo vede come un pensatore moderno sì, ma anche "fortemente debitore del pensiero classico". E che ha invitato a un'analisi attenta di alcune parole nel contesto dei tempi in cui furono usate. Per esempio, "la nozione di repubblica non coincide con quella di democrazia. Fino a due secoli fa, infatti, quest'ultima parola non aveva significato positivo".
Perciò anche Machiavelli, quando parla di repubblica, non pensa a una forma di governo popolare, quanto piuttosto a un governo di pochi. Semmai, secondo Fisichella, è per un'altra ragione che il filosofo fiorentino può essere collocato all'origine dello Stato moderno: "perché lo intendeva come un'opera d'arte.
Perché aveva capito che l'esperienza istituzionale supera il dato organicista che aveva caratterizzato la cultura europea fino a quel momento, che lo Stato è una costruzione che ha una sua artificialità". Sul tema della forza, centrale nel pensiero di Machiavelli, D'Alema ha rilevato che oggi farne uso è talvolta necessario in società molto frantumate, ma questa forza va intesa come esercizio delle istituzioni, della Costituzione, delle leggi: è con questi strumenti che oggi "bisogna dare forza alla costruzione politica, pena il rischio della disgregazione".
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vedi anche
Filosofia (e) politica