La libertà da Cicerone a Beveridge| Il tramonto delle ideologie
ha rilanciato un forte interesse
e un recupero di idee liberali |
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| Richard A. Epstein, "Principles for a Free Society - Reconcing Individual Liberty with the Common Good", Perseus Books, Reading, Ma., pag. 360, $30. |
| Jim Powell, "The Triumph of Liberty - A 2000-Year History, Told Trhrough the Lives of Freedom's Greatest Champions", The Free Press, pagg. 574, $35. | Il tramonto delle ideologie o per meglio dire, il crollo del comunismo ha determinato un grande vuoto di certezze, una forte esigenza di individuare un corpus di norme e di valori quale ancorare le regole della convivenza e l'impegno politico. La vecchia cultura democratica e liberale è diventata così all'improvviso l'unica cassetta degli attrezzi ancora utilizzabile, a disposizione però di artigiani che quegli attrezzi non solo non avevano mai adoperato, ma addirittura avevan snobbato o ricusato, salvo poi accorgersi di essersi fatti del male.
Si comprende perciò come si moltiplichino, a uso soprattutto dei neofiti, i breviari per ricostruire in pillole il pensiero liberal-democratico, finora troppo decantato e poco praticato. Ed ecco dunque il corposo volume di Luttwak e Creperio Veratti, che nasce con un occhio particolare alla realtà italiana. La prefazione del volume mette così a confronto le presunte virtù del sistema statunitense coi vizi italiani, determinati da una sostanziale immunità dei politici che non dovrebbero temere gli inflessibili rigori della legge americana. Peccato che, poche settimane dopo la pubblicazione del libro, la presidenza Clinton si sia malinconicamente conclusa con l'umiliante accordo per sé e col generoso perdono per gli amici, firmati dallo stesso Clinton; mentre in Italia, il citato (dal libro) senatore Andreotti è stato assolto a conclusione di un giusto processo.
Curiosamente, gli autori insistono nella prefazione sulla presunta, e incorreggibile, tolleranza degli italiani, poco dediti alle virtù civiche, verso "corrotti e corruttori"; salvo poi denunciare, nei testi di accompagnamento alle pagine antologizzate, tutti i limiti del sistema giudiziario italiano, che non tutela "i diritti del cittadino prima di un qualsiasi processo".
Il volume scorre raggruppando in otto capitoli le pagine giudicate più interessanti di un vasto numero dì pensatori classici e moderni, presentate da un breve commento degli autori. Naturalmente, la scelta è ricca e interessante e consente certamente di farsi un'idea ragionata sull'evoluzione del pensiero democratico, risalendo fino agli albori, testimoniati qui da Socrate, Aristotele, Cicerone. Naturalmente, ogni scelta, e ogni omissione, sono legittime e giustificatili. Ma qualche curiosità è legittima.
In primo luogo, colpisce la quasi assoluta assenza di autori contemporanei: eppure, il pensiero liberale e democratico ha dimostrato proprio negli ultimi decenni la sua vitalità, che non è consistita nel semplice sopravvivere agli avversari. Il capitolo sul governo e la governabilità, per esempio, presenta molto Weber, molto Mosca, molto Pareto, ma nulla del pensiero contemporaneo che, per esempio, con gli studi di Public Choice e di
Mancur Olson, ha dimostrato il drammatico potere di corruzione dei meccanismi di decisione pubblica da parte delle burocrazie e delle lobby. Altri autori, da Dahl a Boudon, avrebbero meritato anch'essi una presenza, perché è grazie a loro che il pensiero liberale ha letteralmente ridefinito i presupposti della democrazia e smontato quelli dì un intervento statale sempre più pervasivo e paralizzante.
Di altri autori colpisce l'assenza: Arendt e Berlin, per dire solo due nomi; Bobbio, Gobetti e Sartori, per ricordare tre italiani che avrebbero dovuto essere presenti in un'antologia attenta alla nostra tradizione culturale.
Infine un equivoco: nel capitolo su "Democrazia e capitalismo (dove non si parla di Friedman, Stigler, Becker) lord Beveridge viene presentato come un "economista laburista". Beveridge era liberale; anzi, conquistò il seggio ai Comuni di Berwick-upon-Tweed dove si era presentato appunto per dare, come scrive lui stesso in Perché e come sono liberale, "nuovo vigore al Partito Liberale come partito indipendente e distinto, sia da quello Conservatore, sia da quello Laburista". Non si tratta di un mero scrupolo storico- l'importanza di Beveridge, giustamente sottolineata dagli autori, richiama infatti l'urgenza che la questione sociale ha sempre avuto per i liberali, testimoniata del resto in queste stesse pagine dalle righe di Cavour o Tocqueville, per restare ai mostri sacri. Non è dunque una sottolineatura da poco: per decenni, il liberalismo venne infatti messo ai margini proprio per la presunta estraneità alle esigenze sociali, che venivano generosamente tutelate dalle compassionevoli vestali laburiste. Salvo poi
scoprire, sul finire degli anno 70, i guasti che questa cultura aveva arrecate alle casse, all'efficienza e alla moralità delle società occidentali, e rivalutare dunque le virtù del pensiero liberale.
Beveridge era certo espressione di un liberalismo "di sinistra" al quale si oppone oggi con rinnovato vigore la visione neo-conservatrice di cui è testimonianza recentissima il volume di Richard Epstein, docente all'Università di Chicago: questi, partendo da un'impostazione rigorosamente liberista, presenta l'intelaiatura istituzionale di un sistema che, pur riducendo al minimo la presenza pubblica, garantisca condizioni di sviluppo e di assistenza per tutti. Epstein dimostra infatti che il laissez-faire, al di là di inaccettabili versioni caricatura, è compatibile con un ruolo Stato e con il perseguimento di obiettivi di cooperazione sociale.
Una seconda edizione del libro di Luttwak e Creperio Verratti certamente consentirà di considerare con l'attenzione che meritano questi nuovi filoni, che hanno profondamente innovato la cultura liberale e democratica contemporanea e quindi influito sul corso stesso della storia.
Nell'attesa, i lettori più curiosi potranno sfogliare il volume di Jim Powel che raggruppa in dieci
capitoli sessantacinque appassionati profili di grandi liberali del presente e del passato. Qui la chiave ideologica è dichiarata: Powel, studioso del Cato Institut, è infatti un liberista convinto che attraverso i suoi profili presenta alcuni campioni della libertà, con scelte arche curiose e stimolanti, come quella di Goya, apostolo dell'opposizione alla barbarie della guerra; o di Rabelais, ispiratore del moderno individualismo. Per l'Italia, oltre al solito Cicerone, è presente solo Maria Montessori. |