Il menù avvelenato| Gli Ogm e la nostra salute: anche la ricerca ha dei limiti |
| Sugli organismi geneticamente modificati, i famigerati Ogm, gli
scienziati hanno sollevato un grosso polverone, e come succede
sempre a chi non vuol capire, la loro sordità è stata palese, e la loro
volontà di confondere le idee dei non addetti ai lavori, assumendo la
parte di Galileo o di Giordano Bruno, si è rivelata appieno nell'accusa
lanciata agli ambientalisti di oscurantismo, se non di propensioni
teologiche da Malleus maleficarum, il manuale degli Inquisitori.
Denuncio questa accusa come spudoratamente falsa e mi sforzerò di
fare un po' di chiarezza. Penso di essere autorizzato, visto che di
recente, al Parlamento Europeo, mi sono dissociato dai Verdi,
astenendomi quando mi si è proposto di votare contro l'impiego degli
embrioni inglesi in freezer.
Si trattava di destinarli alla cura di gravi patologie e il mio punto di
vista resta sempre che la salute sia un bene che vada tutelato su tutto.
Il bello è che proprio per questo, per questa tutela irrinunciabile, nutro
delle perplessità sulle biotecnologie in agricoltura: se da un canto le
reputo affascinanti, e auspico, se fatte in laboratorio, che proseguano
felicemente, d'altro canto sono convinto che non siamo affatto pronti a
estendere le esperienze in pieno campo, e tanto meno a immetterne i
prodotti sui banconi dei supermercati.
E a proposito di queste pretese di pronta commercializzazione, mi
sembra diventi chiaro come non sia in gioco tanto la libertà di ricerca
scientifica, che nessuno intende negare, quanto la corsa all'Eldorado
dei brevetti, e quindi al «far soldi» nel nome del progresso della
conoscenza. Ma la storia sembra ancora una volta ripetersi.
Oscurantismo? Amarcord: trent'anni fa chi, come me, faceva notare
che l'uso dei pesticidi in agricoltura castigava duramente la
biodiversità degli ecosistemi e la salute dei consumatori con i residui
rimasti negli ortofrutticoli, veniva bollato di oscurantismo, e di
affamatore dei paesi in via di sviluppo. Bene, attualmente, 800 milioni
di persone, malgrado la diffusione ubiquitaria delle molecole di sintesi,
sono ancora sottoalimentate, e in compenso migliaia di contadini che
operano in quelle latitudini sono morti intossicati dai fosforganici.
Voglio ricordare, allora, come l'agricoltura industriale, fondata sulla
chimica, stia mostrando la corda, e l'agricoltura biologica, o ancor più
sostenibile, la stia sostituendo a poco a poco in Europa. In altre
parole si sta affermando una nuova maniera, moderna e dinamica, di
gestire il campo coltivato, screditata solo da qualche tetro vivisettore
che, tra l'altro, non ha nessuna competenza in merito.
Mi sembra, come ha scritto Vattimo su questo giornale, che la ricerca
scientifica sia diventata, oggi, così socialmente importante che non
può più essere affidata soltanto agli scienziati, anche perché tutto
quello che ho chiamato in causa è dipeso principalmente da loro. In
realtà, rispetto ai prodotti delle piante geneticamente modificate,
risulta evidente come non siano state mai fatte ricerche a lunga
scadenza sui possibili danni all'ambiente e alla salute umana.
Quando Regge, dall'alto della sua cattedra, afferma che in Cina ci si
serve in tavola da tempo del transgenico, ma non si sono avuti danni
alla salute dei consumatori, è proprio sicuro che sia così? Dobbiamo
concludere che per le multinazionali delle biotecnologie, e per gli
scienziati che lavorano per loro, noi tutti siamo delle cavie su cui
sperimentare. Non sono contro la ricerca scientifica, come potrei?
L'ho fatta, con alterne fortune, per tutta la vita.
Tuttavia, sono stato sempre a favore del principio di precauzione e
pongo la vita umana al di sopra dell'economia, e delle pretese degli
scienziati, che non invocano quella che chiamano la libertà di ricerca,
ma la licenza di fare quello che vogliono, perfino una bomba atomica
se è il caso. Sembra che Fermi, assistendo a una conflagrazione
sperimentale della bomba H, sussurrasse a Teller: «E' terribile, ma è
un così bell'esperimento!».
Per fortuna, si ricordi di Asilomar, non tutti gli scienziati sono fatti
della stessa pasta, e molti di loro non sono affatto tranquilli sulle
ricadute negative possibili della cosiddetta ingegneria genetica. Per
sfortuna, i semi terminator della Monsanto ci hanno chiarito in che
cosa consistano, per loro, gli aiuti al Terzo Mondo, compendiabili nel
dilemma «o compri da noi, o muori di fame». Una sintesi brutale?
Forse, ma non per questo meno veritiera. Al Parlamento Europeo è
stata presentata nei giorni scorsi una direttiva sulla immissione degli
Ogm in campo e nei supermercati.
E' stata votata dalla maggioranza, ma io, con i Verdi, mi sono
astenuto. Il perché è presto detto: da un lato, la direttiva prendeva in
seria considerazione il problema dell'etichettatura e della tracciabiltà
dei prodotti transgenici, però, d'altro lato, sospendeva ogni azione
concreta in merito, promettendo di risolvere la questione entro
quest'anno. Una sorta di amplexus interruptus, e l'astensione mi è
sembrata la sola via possibile da percorrere.
Ma il bello è questo: la direttiva consente che nei prodotti Ogm siano
ancora presenti, fino al 2004, i marcatori di resistenza agli antibiotici.
Bene, come ho fatto osservare in aula, se le multinazionali sostengono
di essere pronte a sostituire questi marcatori con mezzi alternativi,
perché insistono nel mantenere la suddetta dilazione? E se progettano
delle alternative, non significherà che li considerano pericolosi per la
salute, anche se hanno sempre assicurato il contrario?
Si tenga presenta, allora, che tutti quei prodotti che si vogliono far
piovere nel nostro piatto sono dotati di questi geni: per cui si predica
bene e si razzola male. Ma, alla fin fine, che cosa chiedono tutti questi
irrequieti scienziati in coro? Che si mangi il pappone, e si stia zitti? E
se qualcuno chiede il menù, bene, è uno che si propone di mettere alla
tortura Galileo. |