RASSEGNA STAMPA

18 FEBBRAIO 2001
GIORGIO CELLI
Il menù avvelenato
Gli Ogm e la nostra salute: anche la ricerca ha dei limiti
Sugli organismi geneticamente modificati, i famigerati Ogm, gli scienziati hanno sollevato un grosso polverone, e come succede sempre a chi non vuol capire, la loro sordità è stata palese, e la loro volontà di confondere le idee dei non addetti ai lavori, assumendo la parte di Galileo o di Giordano Bruno, si è rivelata appieno nell'accusa lanciata agli ambientalisti di oscurantismo, se non di propensioni teologiche da Malleus maleficarum, il manuale degli Inquisitori. Denuncio questa accusa come spudoratamente falsa e mi sforzerò di fare un po' di chiarezza. Penso di essere autorizzato, visto che di recente, al Parlamento Europeo, mi sono dissociato dai Verdi, astenendomi quando mi si è proposto di votare contro l'impiego degli embrioni inglesi in freezer. Si trattava di destinarli alla cura di gravi patologie e il mio punto di vista resta sempre che la salute sia un bene che vada tutelato su tutto.
Il bello è che proprio per questo, per questa tutela irrinunciabile, nutro delle perplessità sulle biotecnologie in agricoltura: se da un canto le reputo affascinanti, e auspico, se fatte in laboratorio, che proseguano felicemente, d'altro canto sono convinto che non siamo affatto pronti a estendere le esperienze in pieno campo, e tanto meno a immetterne i prodotti sui banconi dei supermercati.
E a proposito di queste pretese di pronta commercializzazione, mi sembra diventi chiaro come non sia in gioco tanto la libertà di ricerca scientifica, che nessuno intende negare, quanto la corsa all'Eldorado dei brevetti, e quindi al «far soldi» nel nome del progresso della conoscenza. Ma la storia sembra ancora una volta ripetersi.
Oscurantismo? Amarcord: trent'anni fa chi, come me, faceva notare che l'uso dei pesticidi in agricoltura castigava duramente la biodiversità degli ecosistemi e la salute dei consumatori con i residui rimasti negli ortofrutticoli, veniva bollato di oscurantismo, e di affamatore dei paesi in via di sviluppo. Bene, attualmente, 800 milioni di persone, malgrado la diffusione ubiquitaria delle molecole di sintesi, sono ancora sottoalimentate, e in compenso migliaia di contadini che operano in quelle latitudini sono morti intossicati dai fosforganici. Voglio ricordare, allora, come l'agricoltura industriale, fondata sulla chimica, stia mostrando la corda, e l'agricoltura biologica, o ancor più sostenibile, la stia sostituendo a poco a poco in Europa. In altre parole si sta affermando una nuova maniera, moderna e dinamica, di gestire il campo coltivato, screditata solo da qualche tetro vivisettore che, tra l'altro, non ha nessuna competenza in merito. Mi sembra, come ha scritto Vattimo su questo giornale, che la ricerca scientifica sia diventata, oggi, così socialmente importante che non può più essere affidata soltanto agli scienziati, anche perché tutto quello che ho chiamato in causa è dipeso principalmente da loro. In realtà, rispetto ai prodotti delle piante geneticamente modificate, risulta evidente come non siano state mai fatte ricerche a lunga scadenza sui possibili danni all'ambiente e alla salute umana. Quando Regge, dall'alto della sua cattedra, afferma che in Cina ci si serve in tavola da tempo del transgenico, ma non si sono avuti danni alla salute dei consumatori, è proprio sicuro che sia così? Dobbiamo concludere che per le multinazionali delle biotecnologie, e per gli scienziati che lavorano per loro, noi tutti siamo delle cavie su cui sperimentare. Non sono contro la ricerca scientifica, come potrei? L'ho fatta, con alterne fortune, per tutta la vita. Tuttavia, sono stato sempre a favore del principio di precauzione e pongo la vita umana al di sopra dell'economia, e delle pretese degli scienziati, che non invocano quella che chiamano la libertà di ricerca, ma la licenza di fare quello che vogliono, perfino una bomba atomica se è il caso. Sembra che Fermi, assistendo a una conflagrazione sperimentale della bomba H, sussurrasse a Teller: «E' terribile, ma è un così bell'esperimento!». Per fortuna, si ricordi di Asilomar, non tutti gli scienziati sono fatti della stessa pasta, e molti di loro non sono affatto tranquilli sulle ricadute negative possibili della cosiddetta ingegneria genetica. Per sfortuna, i semi terminator della Monsanto ci hanno chiarito in che cosa consistano, per loro, gli aiuti al Terzo Mondo, compendiabili nel dilemma «o compri da noi, o muori di fame». Una sintesi brutale? Forse, ma non per questo meno veritiera. Al Parlamento Europeo è stata presentata nei giorni scorsi una direttiva sulla immissione degli Ogm in campo e nei supermercati. E' stata votata dalla maggioranza, ma io, con i Verdi, mi sono astenuto. Il perché è presto detto: da un lato, la direttiva prendeva in seria considerazione il problema dell'etichettatura e della tracciabiltà dei prodotti transgenici, però, d'altro lato, sospendeva ogni azione concreta in merito, promettendo di risolvere la questione entro quest'anno. Una sorta di amplexus interruptus, e l'astensione mi è sembrata la sola via possibile da percorrere. Ma il bello è questo: la direttiva consente che nei prodotti Ogm siano ancora presenti, fino al 2004, i marcatori di resistenza agli antibiotici.
Bene, come ho fatto osservare in aula, se le multinazionali sostengono di essere pronte a sostituire questi marcatori con mezzi alternativi, perché insistono nel mantenere la suddetta dilazione? E se progettano delle alternative, non significherà che li considerano pericolosi per la salute, anche se hanno sempre assicurato il contrario?
Si tenga presenta, allora, che tutti quei prodotti che si vogliono far piovere nel nostro piatto sono dotati di questi geni: per cui si predica bene e si razzola male. Ma, alla fin fine, che cosa chiedono tutti questi irrequieti scienziati in coro? Che si mangi il pappone, e si stia zitti? E se qualcuno chiede il menù, bene, è uno che si propone di mettere alla tortura Galileo.
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