Che cosa può essere un paese se non è una nazione? Le autonomie federali che affiorano dal declino
degli stati nazionali sono solo di carattere economico amministrativo o implicano nuove forme di identità,
di lealtà e di appartenenza locali? Detto in altri termini, il federalismo è solo una questione di soldi, di
riallocazione delle entrate fiscali? O invece la questione nasce da un intreccio di fattori sociali e culturali
di natura antropologica, come le forme dell'identità, della territorialità, dell'appartenenza? Se il
federalismo si riducesse solo ad una questione di "schei" - soldi- non sarebbe altro che la
segmentazione dello stato centrale in piccoli stati regionali, che finirebbero per conservare il "peccato
originale" centralista. Né d'altra parte la natura e l'oggetto del foedus sono riducibili ad una sola questione
di sovranità territoriale. La globalizzazione delle reti, dei mercati e delle migrazioni sta di fatto già
creando le figure di un immaginario postnazionale, riflesso di una grande mutazione antropologica già in
atto. Non a caso al fondo delle trasformazioni che stiamo vivendo e di quelle ancor più profonde che si
annunciano, si agitano delle grandi questioni di ordine antropologico: identità, tradizione, differenza, che
sono le parole chiave, i concetti fondativi stessi dell'antropologia. A questi temi è dedicato un seminario
di specializzazione, in quattro lezioni, che Luigi Maria Lombardi Satriani terrà al Suor Orsola Benincasa
oggi, domani e lunedì nella Sala della Principessa.
La riflessione di Lombardi Satriani si segnala per una doppia pertinenza, scientifica e politica.
Antropologo fra i maggiori d'Europa e Senatore della Repubblica impegnato in prima persona nel lavoro
parlamentare di riorganizzazione costituzionale dello stato in senso federalista, ai problemi posti dalla
compresenza di identità e di codici, di culture diverse all'interno di uno stesso contenitore statuale
Lombardi Satriani ha dedicato una riflessione trentennale che ha di fatto rifondato gli studi di antropologia
giuridica nel nostro Paese. Oggi è necessario far uscire la discussione sul relativismo dalla pura
dimensione teorica per cercare di tradurla in politiche e in forme di organizzazione che di fatto cancellino
quelle diversità pure riconosciute in teoria. Solo il reale riconoscimento della necessità di una
articolazione fra differenze in un'architettura istituzionale leggera può scongiurare spinte disgreganti dagli
esiti oscuri. |