RASSEGNA STAMPA

14 FEBBRAIO 2001
MARINA FORTI
Dal laboratorio al palazzo
"La scienza avvilita" Un convegno, un questionario ai candidati premier, un Forum permanente: i firmatari dell'appello per la libertà della ricerca vogliono esercitare la loro pressione sulla politica
Hanno ottenuto ascolto, non c'è che dire. Alla Biblioteca della Camera dei deputati, Palazzo San Macuto, ieri mattina erano esauriti perfino i contrassegni per l'ingresso.
Qualcuno aveva anticipato che "gli scienziati scendono in piazza": ma no, niente cortei.
E' qui, con un convegno dal titolo "governare le biotecnologie", che gli scienziati vogliono spiegare perché quasi 1.500 ricercatori in tutta Italia hanno sottoscritto un appello "Per la libertà della ricerca" (pubblicato sul Sole 24 Ore il 5 novembre e ripreso la scorsa settimana dalla Stampa). Mentre fuori la confusione è massima la professoressa Rita Levi Montalcini ha la parola: "La scienza deve andare avanti, sotto il controllo non di tutti ma dei competenti, cioè degli scienziati, che sin qui hanno dimostrato il loro senso di responsabilità". (Non possiamo giurare che queste siano le parole testuali di Levi Montalcini, perché abbiamo avuto l'onore di entrare in sala un po' dopo e dobbiamo fidarci di resoconti d'agenzia: ma se sono esatte, uno dei premi Nobel della scienza italiana suggerisce che i ricercatori controllino se stessi).
In sala la politica è abbondantemente rappresentata - la ministra Katia Belillo, i ministri Ottaviano del Turco, Pietro Fassino, Gianni Mattioli, il senatore Luigi Berlinguer, l'eurodeputata Emma Bonino. Il retrogusto dell'operazione politica è forte. Il convegno del resto era organizzato dall'Osservatorio di Bioetica della Fondazione Luigi Einaudi (responsabile Cinzia Caporale) e dall'Osservatorio Laico diretto da Giovanni Negri, di dichiarata appartenenza radicale.
Le ragioni dell'inedita lobby sono illustrate dal professor Angelo Spena (Università di Verona, uno dei primi firmatari dell'appello): gli scienziati sono scesi in campo per difendere "la cultura scientifica, oggi avvilita" (e questo sarà il leit-motiv della mattinata).
Spena annuncia la costituzione di un "Forum permanente per la libertà di ricerca", ospitato dall'Osservatorio di Bioetica della Fondazione Einaudi. Spena difende il metodo scientifico, che "offre la massima precauzione e la massima accuratezza al viaggio dell'esistenza umana". Accusa "l'assenza pluridecennale della politica nel governare la ricerca", e annuncia un questionario per i candidati premier: la lobby degli scienziati chiede loro di dire chiaro se sosterranno la ricerca nel campo delle biotecnologie genetiche. Gli scienziati invocano il valore della scienza come "ricchezza delle nazioni" e motore dell'innovazione, parlano di popolazione mondiale e produttività agricola. Infine, Angelo Spena mette le cose in chiaro: "Punto centrale della politica della ricerca in campo biotecnologico, e in ogni campo applicativo, è il brevetto". Altroché storie, ricerca pura e curiosità intellettuale: ecco il "motore dell'innovazione".
Ecco perché si lamenta il mondo scientifico italiano, almeno quello rappresentato ieri a San Macuto: "Senza ricerca sugli Ogm l'Italia sarà tagliata fuori dal mercato agroalimentare del futuro e dal trasferimento di queste tecnologie ai paesi in via di sviluppo", dice il biologo molecolare Paolo Costantino. Gli scienziati non sono un partito, certo, e i toni sono diversi. Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri, attacca "il pregiudizio che la natura sia sempre e comunque buona e ciò che fa l'uomo cattivo, slogan che sono entrati nella mentalità generale". Vero. I cibi transgenici sono "una parola che fa terrore, evoca mostri". Così, si chiede Garattini, "seguire il principio della precauzione è ovvio ...La scienza vuole che si faccia sperimentazione, si affrontino i problemi e non si generalizzi, ma si studi caso per caso". Parlano con voci diverse, e tutto sommato hanno ben presente tutto lo spettro della politica. Così Eduardo Boncinelli (Dibit San Raffaele, ovvero la maggiore istituzione di ricerca privata di area cattolica) precisa che "ho sempre espresso dubbi sulla liceità dell'uso e della circolazione di organismi geneticamente modificati. ...Quello che non è accettabile è porre vincoli alla ricerca scientifica". Gli oratori ribattono all'accusa di asservimento al capitale privato.
"L'unico modo di evitare che la ricerca sia spinta da interessi privati è finanziare la ricerca pubblica, soprattutto quella di base", dice sempre Boncinelli: lui chiede "soldi, meritocrazia e organizzazione".
Le accuse sono ripetute. Giuliano D'Agnolo (Istituto superiore di Sanità), vicepresidente del Comitato interministeriale sulle biotecnologie, fa notare che dal '93 a oggi ci sono state 250 sperimentazioni in pieno campo di piante transgeniche, ma si vanno esaurendo per i divieti che incombono già da tempo. Volete le dimissioni di Pecoraro Scanio? chiede qualcuno. Nient'affatto, risponde Roberto Defez (Iigb-Cnr, Napoli), firmatario e coordinatore delle adesioni all'appello. Anzi, nel pomeriggio ecco annunciato "l'accordo".
inizio pagina
vedi anche
Cultura-Impresa scientifica