Dal laboratorio al palazzo| "La scienza avvilita" Un convegno, un questionario ai candidati premier, un
Forum permanente: i firmatari dell'appello per la libertà della ricerca vogliono
esercitare la loro pressione sulla politica |
| Hanno ottenuto ascolto, non c'è che dire. Alla Biblioteca della Camera dei deputati,
Palazzo San Macuto, ieri mattina erano esauriti perfino i contrassegni per l'ingresso.
Qualcuno aveva anticipato che "gli scienziati scendono in piazza": ma no, niente cortei.
E' qui, con un convegno dal titolo "governare le biotecnologie", che gli scienziati
vogliono spiegare perché quasi 1.500 ricercatori in tutta Italia hanno sottoscritto un
appello "Per la libertà della ricerca" (pubblicato sul Sole 24 Ore il 5 novembre e ripreso la
scorsa settimana dalla Stampa). Mentre fuori la confusione è massima la professoressa
Rita Levi Montalcini ha la parola: "La scienza deve andare avanti, sotto il controllo non
di tutti ma dei competenti, cioè degli scienziati, che sin qui hanno dimostrato il loro senso
di responsabilità". (Non possiamo giurare che queste siano le parole testuali di Levi
Montalcini, perché abbiamo avuto l'onore di entrare in sala un po' dopo e dobbiamo
fidarci di resoconti d'agenzia: ma se sono esatte, uno dei premi Nobel della scienza
italiana suggerisce che i ricercatori controllino se stessi).
In sala la politica è abbondantemente rappresentata - la ministra Katia Belillo, i ministri
Ottaviano del Turco, Pietro Fassino, Gianni Mattioli, il senatore Luigi Berlinguer,
l'eurodeputata Emma Bonino. Il retrogusto dell'operazione politica è forte. Il convegno
del resto era organizzato dall'Osservatorio di Bioetica della Fondazione Luigi Einaudi
(responsabile Cinzia Caporale) e dall'Osservatorio Laico diretto da Giovanni Negri, di
dichiarata appartenenza radicale.
Le ragioni dell'inedita lobby sono illustrate dal professor Angelo Spena (Università di
Verona, uno dei primi firmatari dell'appello): gli scienziati sono scesi in campo per
difendere "la cultura scientifica, oggi avvilita" (e questo sarà il leit-motiv della mattinata).
Spena annuncia la costituzione di un "Forum permanente per la libertà di ricerca",
ospitato dall'Osservatorio di Bioetica della Fondazione Einaudi. Spena difende il metodo
scientifico, che "offre la massima precauzione e la massima accuratezza al viaggio
dell'esistenza umana". Accusa "l'assenza pluridecennale della politica nel governare la
ricerca", e annuncia un questionario per i candidati premier: la lobby degli scienziati
chiede loro di dire chiaro se sosterranno la ricerca nel campo delle biotecnologie
genetiche. Gli scienziati invocano il valore della scienza come "ricchezza delle nazioni" e
motore dell'innovazione, parlano di popolazione mondiale e produttività agricola. Infine,
Angelo Spena mette le cose in chiaro: "Punto centrale della politica della ricerca in
campo biotecnologico, e in ogni campo applicativo, è il brevetto". Altroché storie, ricerca
pura e curiosità intellettuale: ecco il "motore dell'innovazione".
Ecco perché si lamenta il mondo scientifico italiano, almeno quello rappresentato ieri a
San Macuto: "Senza ricerca sugli Ogm l'Italia sarà tagliata fuori dal mercato
agroalimentare del futuro e dal trasferimento di queste tecnologie ai paesi in via di
sviluppo", dice il biologo molecolare Paolo Costantino. Gli scienziati non sono un
partito, certo, e i toni sono diversi. Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri,
attacca "il pregiudizio che la natura sia sempre e comunque buona e ciò che fa l'uomo
cattivo, slogan che sono entrati nella mentalità generale". Vero. I cibi transgenici sono
"una parola che fa terrore, evoca mostri". Così, si chiede Garattini, "seguire il principio
della precauzione è ovvio ...La scienza vuole che si faccia sperimentazione, si affrontino i
problemi e non si generalizzi, ma si studi caso per caso". Parlano con voci diverse, e tutto
sommato hanno ben presente tutto lo spettro della politica. Così Eduardo Boncinelli
(Dibit San Raffaele, ovvero la maggiore istituzione di ricerca privata di area cattolica)
precisa che "ho sempre espresso dubbi sulla liceità dell'uso e della circolazione di
organismi geneticamente modificati. ...Quello che non è accettabile è porre vincoli alla
ricerca scientifica". Gli oratori ribattono all'accusa di asservimento al capitale privato.
"L'unico modo di evitare che la ricerca sia spinta da interessi privati è finanziare la ricerca
pubblica, soprattutto quella di base", dice sempre Boncinelli: lui chiede "soldi,
meritocrazia e organizzazione".
Le accuse sono ripetute. Giuliano D'Agnolo (Istituto superiore di Sanità), vicepresidente
del Comitato interministeriale sulle biotecnologie, fa notare che dal '93 a oggi ci sono
state 250 sperimentazioni in pieno campo di piante transgeniche, ma si vanno esaurendo
per i divieti che incombono già da tempo. Volete le dimissioni di Pecoraro Scanio? chiede
qualcuno. Nient'affatto, risponde Roberto Defez (Iigb-Cnr, Napoli), firmatario e
coordinatore delle adesioni all'appello. Anzi, nel pomeriggio ecco annunciato
"l'accordo". |