| Biotech, tregua fra governo e scienziati | Piante modificate geneticamente saranno coltivate in un unico
campo aperto, allo scopo di valutare i rischi per l'ambiente e la salute.
Ma prima si formerà una commissione di esperti che dovrà preparare
un protocollo di sicurezza in base al quale dare il via alla
sperimentazione.
E' il calumet della pace, "fumato" davanti al presidente del Consiglio
Giuliano Amato, tra il ministro delle Politiche agricole Alfonso
Pecoraro Scanio e un gruppo di scienziati tra quelli che avevano
firmato il manifesto per la libertà della ricerca. E' il punto d'incontro,
in equilibrio instabile, alla fine di una giornata che ha visto gli
schieramenti contrapposti rincorrersi tra Palazzo San Macuto, Palazzo
Chigi, via Del Plebiscito e Montecitorio. Tra gli scienziati, proprio
sull'accordo c'è stato, infatti, qualcosa di prossimo a una spaccatura.
Incominciato a Palazzo San Macuto, il giorno della scienza è stato
inaugurato dal Nobel Rita Levi Montalcini. "La ricerca deve andare
avanti - ha detto -, sotto il controllo non di tutti, ma dei competenti,
cioè degli scienziati. Oggi, più che mai, la nostra libertà non può
essere messa in discussione, in gioco c'è il futuro stesso dell'umanità".
Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche
Mario Negri, si è lanciato in un'appassionata arringa: "Quando mai si
è stabilito che i prodotti dell'agricoltura biologica siano migliori di
quelli dell'agricoltura di tipo transgenico? La scienza vuole che si
facciano sperimentazioni, si affrontino i problemi e che non si
generalizzi". In tarda mattinata, una piccola delegazione di scienziati,
tra i quali Rita Levi Montalcini e Leonardo Santi, ha poi accolto
l'invito a un colloquio con il presidente Amato e con il ministro
Pecoraro Scanio.
Da questo incontro è scaturito l'accordo per un unico esperimento a
campo aperto e sotto controllo di una commissione di esperti. Un
secondo gruppo di scienziati, Silvio Garattini, i biologi molecolari
Angelo Spena, Riccardo Cortese, Edoardo Boncinelli e la
professoressa di biologia Cinzia Caporale, si sono invece recati a
colloquio con Silvio Berlusconi per illustrare al leader di Forza Italia i
problemi legati alla sperimentazione degli Ogm e la necessità di
finanziare la ricerca in Italia.
Informati dell'accordo sull'unico esperimento a campo aperto, hanno
detto di non saperne nulla. "Ma se riguarda quello che ci hanno
riferito - ha aggiunto Cinzia Caporale -, si tratta di un fatto davvero
marginale e poco rispettoso per la dimensione del nostro problema.
Tra l'altro, a Palazzo Chigi c'erano anche persone che neppure
avevano firmato il nostro appello". A Montecitorio, intanto, prendeva
il via la conferenza stampa dei verdi, con il ministro delle Politiche
Agricole, con Grazia Francescato e un gruppo di scienziati
"dissidenti".
Marcello Cini, docente di fisica teorica a La Sapienza, ha inviato una
lettera in cui si osserva che gli scienziati pro Ogm si limitano a dire che
non ci sono evidenze certe che siano dannosi. "Ma delle incertezze -
si chiede - chi si occupa? Perché nessuno si domanda, per esempio,
se la creazione, la produzione di massa e il rilascio su vasta scala
nell'ambiente di migliaia di forme di vita manipolate non faranno
dell'inquinamento genetico una minaccia per il pianeta?".
"Una ricerca condotta a Berkeley - ha riferito a sua volta Mariano
Bizzarri, responsabile del laboratorio di oncologia sperimentale a La
Sapienza - su topi alimentati con Ogm ha dimostrato che il loro Dna
risultava modificato in alcune generazioni". Rita Levi Montalcini, in
mattinata, diceva: "Si ha paura perché non si sa di che cosa si stia
parlando".
Non la pensano così David Suzuki, autore del testo di genetica più
usato nelle università americane, Jonathan King, biologo molecolare
del Mit, Joe Cummins, genetista della University of Western Ontario e
Richard Lacey, microbiologo, esperto di "mucca pazza": sono tra gli
scienziati firmatari di un secondo appello. Chiedono di sospendere
tutti i rilasci nell'ambiente di piante e organismi geneticamente
modificati per almeno 5 anni e di non consentirne la brevettabilità. |