RASSEGNA STAMPA

11 FEBBRAIO 2001
GIORGIO COSMACINI
Il cervello di Cattaneo
Il bicentenario della nascita di Carlo Cattaneo, sarà l'occasione celebrativa per una rivisitazione multipla di quell'uomo a 'n' dimensioni che fu il grande milanese. Di lui merita di essere ricordato, fin da ora, un aspetto tra i meno approfonditi: la sua attenzione specifica, in anticipo sui tempi, ai rapporti tra scienze naturali e scienze umane.
Il Cattaneo ventottenne fece oggetto di riflessione mirata, in un articolo pubblicato nel 1839 sulla «Biblioteca italiana», una dottrina, allora in gran voga, sui rapporti tra mente e cervello: la frenologia. Il corpus dottrinale era stato elaborato tra il 1800 e il 1813 da Franz Joseph Gall e dal suo allievo Johann Caspar Spurzheim, due medici - al dire di Cattaneo - appartenenti alla categoria di quegli «uomini avventurati che si chiamano geni» e che, anche «cercando le Indie dove le Indie non sono, incontrano il Nuovo Mondo».
Qual era questo "mondo nuovo"? Era un mondo dove Gall, scrive Cattaneo, «accende una nuova fiaccola, una fiaccola in più», arrivando a «rischiarare il problema dell'uomo». La dottrina frenologica poteva essere enunciata in quattro principi. I primi tre avevano grande vigore scientifico, mentre il quarto apparteneva al pensiero debole. I tre punti erano l'innatismo delle facoltà mentali e comportamentali, l'influenza su queste dì condizioni organiche materiali (sesso età, costituzione, nutrizione, veglia, sonno, salute, malattia), la sede di tali facoltà nel cervello. Erano tesi produttive di conoscenza in campo neurologico, psicologico, psicosomatico psichiatrico; ma erano tesi eversive delle ideologie dominanti. Esse apparivano voler fare del cervello un'entità morfo-strutturale organizzata a svolgere le funzioni proprie dell'anima. Sembravano voler fondare una disciplina dell'anima di stampo materialistico, e Gall veniva accusato di essere un medico di questo stampo. La sua vulnerabilità veniva accresciuta dal quarto principio della sua dottrina, il più debole. Esso teorizzava che avendo gli istinti e i talenti umani tante aree cerebrali loro riservate, queste aree costituivano altrettanti piccoli cervelli, che si manifestavano alla superficie esterna del cranio con protuberanze o bernoccoli visibili e palpabili, talché era possibile riconoscere, alla vista e al tatto, le qualità intellettuali e morali di ciascun individuo: non solo quelle della creatività e del calcolo, ma anche quelle della devozione e del patriottismo, dell'istinto sessuale e dell'inclinazione al vino.
Scrive in proposito Cattaneo: «La scienza tende a scomporsi in due parti distinte, l'una affatto craniologica, affine all'anatomia, sorella alla medicina, l'altra affatto filosofica, affine all'ideologia e all'etica». E sottolinea, non senza riserve e con una punta di scetticismo, la pretesa di Gall per cui «in quella minierà che con trenta o quaranta lettere si possono scrivere tutte le lingue del globo, così combinando i trenta o quaranta caratteri della frenologia, diversamente graduati, si possono dinotare tutte le inesauribili varietà dei naturali umani, che poi la società modifica».
Negli anni Trenta dell'Ottocento la frenologia era una scienza mondana, una moda; ed era proprio la parte caduca della dottrina a promuovere la fondazione di "società frenologiche" e a indurre le signore del bel mondo a farsi "frenologare". Commenta, questa volta biasimando, Cattaneo: «Uno studio tolto dal gabinetto anatomico e dal ritiro dei pensatori, e lanciato in un vortice di volubile curiosità e d'elegante ignoranza, acquista pubblicità, ma perde considerazione».
Positivista critico, illuminata coscienza e voce inascoltata della cultura italiana, Carlo Cattaneo intuì tuttavia che «la scienza frenologica fondata da Gall» aveva anch'essa una sua portata, una sua durata, una sua valenza, e attendeva «miglior fortuna presso una più docile e matura generazione».
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