Non solo agitatoreIl pensiero di Mazzini Gli eterni rischi di chi pretende di affidarsi a un partito-guida |
| Pochi sanno che nel dibattito svoltosi fra gli esuli a Londra durante gli anni
'40, anche Mazzini volle far sentire la sua voce, pubblicando sul «People's Journal»
quei «Pensieri sulla democrazia», che Salvo Mastellone mette adesso al centro del
suo volume, destinato a segnare una svolta negli studi interpretativi su questo
protagonista, troppo spesso misconosciuto. La tesi di Mastellone, infatti, tende a
ridurre la solita immagine di Mazzini patriota e agitatore, intrepido quanto
sfortunato, per mostrarci l'originale contributo di idee che egli seppe dare,
confrontandosi coi maggiori esponenti della cultura europea dell'epoca, da
Tocqueville a Bentham, da Stuart Mill a Carlyle, da Owen a Fourier, a Buonarroti.
Contro la politica pseudo-individualistica di chi difendeva i privilegi, Mazzini delinea
una concezione della democrazia che Mastellone definisce efficacemente come
«democrazia etica dei tempi futuri», perché non si limita a sostenere i princìpi della
rappresentanza politica e del suffragio universale, ma esige una carica ideale, una
"fede", in grado di chiamare tutti gli individui a costruire insieme una società più
libera, solidale, dove ciascuno si senta titolare di diritti ma altresì responsabile di
doveri. In questa prospettiva Mazzini nega che in futuro possano esistere primati
di casta o di classe, perché identifica come obbiettivo di un futuro ordinamento
democratico "morale" (o etico-politico, potremmo definirlo noi) «l'emancipazione, il
miglioramento, la cooperazione di tutti». Convinto che questo tipo di democrazia si
deve costruire insieme, con la solidarietà di ciascuno, Mazzini intuisce anche i
rischi di chi pretende affidarsi a un partito-guida, che una volta al potere
eserciterà un'intollerante «dictatorship». Come sarebbe disastrosamente capitato
con le esperienze delle «democrazie popolari» del '900. |