RASSEGNA STAMPA

6 FEBBRAIO 2001
VITTORIO MATHIEU
Quando Gentile si rifiutò di sostituire Mussolini
Alessandro Campi, "Giovanni Gentile e la Rsi", Asefi (Milano), pagg. 152, lire 17.000
Che la morte di Gentile facesse piacere molti e da più parti (fascisti inclusi) è risaputo. Che, però, i sicari comunisti abbiano agito per conto terzi, secondo la fantasiosa ricostruzione di Luciano Canfora, è inverosimile. I gregari sapevano a chi obbedire, e i capi avevano il loro programma da attuare. L'uccisione di Gentile rientrava, probabilmente, in quel programma comunista di creare nella Penisola una frattura insanabile, in cui ebbe una parte abominevole anche l'attentato di via Rasella, con le sue prevedibili conseguenze.
Un piccolo e denso volume di Alessandro Campi porta ora nuova luce sul delitto richiamando, tra molte motivazioni psicologiche, anche un episodio in sé secondario, ma indicativo di una potenziale evoluzione di Gentile che, poi, non si realizzò. Precisamente verso la riconciliazione nazionale. Si tratta di uno scambio di lettere con Leonardo Severi, che aveva collaborato con Gentile quando questi era succeduto a Croce al ministero della Pubblica istruzione. Croce aveva impastato una riforma della scuola secondaria ma, dopo il '22, si ritirò, e indicò in Gentile colui che sarebbe stato in grado di portar la riforma in porto. Accadde che, durante i 40 giorni di Badoglio, Severi divenne a sua volta ministro dell'Educazione nazionale, e Gentile non ebbe scrupolo a scrivergli per perorare alcuni interessi universitari, come qualsiasi cattedratico influente è solito fare. Ne ricevette una risposta sdegnata. Severi temeva, evidentemente, di compromettersi.
Che cosa dimostra questo accostarsi di Gentile? Dimostra che la sua fedeltà era istituzionale, non solo personale verso Mussolini. Poteva, infatti, coesistere con il nuovo regime. Dopo tutto le dimissioni le aveva date Mussolini stesso e la sfiducia era venuta dal Gran consiglio: Gentile non avrebbe tradito nessuno prendendone atto, come la stragrande maggioranza degli italiani. Severi motivò il suo sdegno con l'"infelice discorso" di Gentile in Campidoglio, del 24 .giugno. Ricordo perfettamente quel discorso. Pur commissionato dal segretario del Pnf, trascendeva talmente le ragioni della guerra e del fascismo in quelle dell'Italia e della cultura da apparire, anzi, nobile e coraggioso. Gentile credeva nel Risorgimento e nella civiltà, e solo per questo nel fascismo, anche se ne aveva dato un'interpretazione storica ottimistica e ne aveva scritto (nella sua parte utopica) la dottrina. Anche con Mussolini, il rapporto personale (sempre fortissimo in un siciliano, nel bene e nel male) non prevaleva sulle ragioni ideali.
Aggiungo un particolare che mi viene dal filosofò Augusto Guzzo (non gentiliano, ma messo in cattedra da Gentile), fonte attendibile. Dopo il delitto Matteotti, alcuni vollero tentare un fascismo senza Mussolini, e si rivolsero a Gentile perché ne prendesse il posto. Ne ebbero, naturalmente, un rifiuto, ma da allora Gentile fu messo da parte. Ebbe la direzione (non, si badi, la presidenza) dell'Enciclopedia italiana, e ne fece la sede di una cultura ecumenica. Era naturale, però, che i fascisti ortodossi gli rimproverassero quella tentazione che, pure, non veniva da lui ed era stata respinta.
Che, dopo l'8 settembre, Gentile accettasse la presidenza dell'Accademia d'Italia, era paradossale. Quell'Accademia aveva accolto personaggi come Fermi, Mascagni e Pirandello, ma non lui. Fra i filosofi, Orestano e Carlini: alzi la mano chi se ne ricorda. E, ora, che motivazione poteva spingere Gentile? La ricerca del seggio perduto? A soldi stava bene: l'Enciclopedia lo aveva liquidato con un milione con cui acquistò la Sansoni. Campi chiarisce, per contro, le circostanze che lo portarono a una reazione emotiva suscitata da eventi famigliari funesti, da antiche ostilità preconcette, da nuove stupidità badogliane. Nel siciliano non si radica soltanto la fedeltà, ma anche il risentimento.
E, personalmente, Giovanni Gentile aveva l'impressione di non aver più nulla da perdere.
inizio pagina
vedi anche
Tracce biografiche