DOPO FRANKENSTEIN IL LAICO
RINSAVIRÀ Un pensiero in crisi d'identità: parla Galli della Loggia "Oggi c'è troppa sordità, manca la volontà di dialogare davvero con la Chiesa" "Sta crescendo la tendenza ad appiattirsi sul libertarismo e sul relativismo" |
| La provocazione lanciata da De Rita gli è piaciuta. A tal punto da ributtarla innanzitutto nel
campo avversario. E' un rimpallo vigoroso quello di Ernesto Galli della Loggia che mira al
cuore della cultura cattolica. "Se con questa parola intendiamo l'insegnamento della Chiesa
non ho nulla dire, ma se invece ci riferiamo all'elaborazione culturale dei laici cattolici allora
balza evidente la loro assenza o quantomeno la loro latitanza nel dibattito italiano degli
ultimi decenni", ribatte il noto storico ed editorialista del Corriere della sera, che non si
smentisce per la lucidità di un'analisi condotta senza paraocchi.
| Intende dire che la cultura laica e quella cattolica si trovano accomunate da un
destino infelice? |
"Un momento. Tanto per cominciare non riconosco l'esistenza di una cultura laica. Tra me
ed il professore Luciano Canfora, per fare un esempio, non so proprio cosa ci sia in
comune. Il fatto di non dirsi cattolici? Ma questa è un'identificazione semplicistica e molto
rozza che poteva andare bene nell'Ottocento. Sono feticci ad uso polemico, categorie
interpretative che non vogliono dire più nulla".
| Mi scusi, ma proprio lei ha scritto recentemente sul "Corriere della sera" di
un'istanza laica che tende a diventare sempre più laicista e soggettivista... |
"Certo. Come esiste l'identità religiosa così esiste un'identità, un'istanza laica, sia pure con
molte sfaccettature culturali. Impariamo a distinguere i termini, altrimenti si fa una grande
confusione".
| D'accordo, professore. Ammetterà comunque che quest'identità laica,
nell'interpretazione maggioritaria dei suoi esponenti, è abbastanza in crisi... |
"Non c'è dubbio. E all'origine di tutto c'è una perdita dei fondamenti. Il caso più
clamoroso lo ritrovo nella perdita della categoria del diritto. All'inizio c'erano i diritti
naturali, elaborati nel Settecento in riferimento ad un soggetto dotato di libertà. Adesso
invece i diritti vengono sempre più attribuiti ad una sfera che è determinata dal progresso
tecnico-scientifico. Io non la penso certo come il filosofo Severino secondo cui la scienza
automaticamente distrugge ogni etica. Ma noto che per molti laici tutto quello che avviene
col progresso scientifico è immediatamente un valore da affermare e un diritto da
esercitare. L'identità laica tende a diventare un'ideologia della soggettività all'insegna del
libertarismo e del relativismo".
| Insomma, non c'è più la vecchia identità liberal-borghese. Ma allora, per
riprendere la domanda di De Rita, la cultura laica dove può ritrovare la sua
consistenza? |
"La cultura liberale ha concepito se stessa in riferimento ad un individuo che manteneva un
legame con la religiosità, anche se in forma non dogmatica. I valori affermati
dall'illuminismo sono nati in un contesto storico che aveva al centro l'individuo di
formazione cristiana. Oggi questo soggetto non c'è più, il che rende terribilmente antiquati
e astratti i discorsi fatti nei termini di razionalità, libertà individuale, ecc... Un pensatore
laico come Tocqueville pensava che la democrazia senza il cristianesimo avrebbe partorito
un mostro. Anzi, a dire il vero, non poteva neppure immaginare che ciò accadesse. Invece
siamo arrivati a questo punto. Ed è un grande punto interrogativo".
| C'è una risposta? O detto in altro modo: è ancora possibile ricongiungere la
laicità della democrazia con il cristianesimo? |
"Io credo di sì. La democrazia deve ricongiungersi al cristianesimo ma anche il
cattolicesimo, dopo tante scelte sbagliate compiute negli ultimi cento anni, deve sapersi
ricongiungere alla democrazia".
| Si riferisce al caso italiano ed alla "questione romana"? |
"No, mi riferisco a tante altre cose, come la Rerum Novarum".
| Scusi, ma non capisco. L'enciclica "Rerum Novarum" fu il tentativo di creare un
ponte con la modernità, non un fossato. |
"E' vero, ma lo fece in nome della solidarietà sociale e non della libertà individuale. La
Chiesa volle riallacciare il discorso con quelle classi sociali che erano state penalizzate
dalla rivoluzione borghese-industriale. Ma la modernità non è la questione operaia, è la
questione dell'individuo che vuole essere sempre più libero senza alcun limite".
| E' quel che ha messo a tema l'attuale pontificato, non le pare? |
"Proprio così. Papa Wojtyla pone la modernità davanti alla domanda: può esistere un
sistema sociale governato da una soggettività assolutamente libera da ogni vincolo? E' una
questione cruciale. Ma non sono soltanto i laici che la snobbano. Capita addirittura che gli
stessi laici cattolici prendano le distanze dal Papa".
| Beh, non sempre. E se questo avviene è magari perchè l'orizzonte del pensiero
laico è entrato anche nella Chiesa, nella mentalità dei credenti. Da dove ha
origine, secondo lei, questa chiusura? |
"Prendere sul serio la provocazione di questo Papa vorrebbe dire per la gran parte della
cultura laica ammettere la propria insufficienza, la propria crisi. Qui ha nettamente ragione
De Rita: schivano la domanda mettendo sotto accusa il tentativo della Chiesa
d'intromettersi in faccende che non la riguardano".
| Quando sarà possibile un vero dialogo tra Chiesa e coscienza laica su questi temi
di fondo? |
"Un dialogo può esistere se si condivide un problema. Le soluzioni saranno diverse ma il
punto di partenza è comune. Qui invece ho l'impressione di una grande sordità da parte di
tanti laici: non manca la volontà di dialogare, manca la premessa".
| C'è speranza che cambino atteggiamento? |
"Per il momento no. Paradossalmente l'unica speranza è che il progresso
tecnico-scientifico arrivi a tali aberrazioni così da provocare un sussulto della coscienza
laica. Che so, un bel bambino ottenuto per clonazione. Finora le scoperte della scienza
sono state fruibili individualmente, come la pillola del giorno dopo, e consolidano l'idea di
un diritto acquisito. La manipolazione genetica no, non puoi fartela da te. A quel punto la
soggettività laica si troverà in contraddizione con se stessa. Ma temo che sarà troppo
tardi". |