RASSEGNA STAMPA

4 FEBBRAIO 2001
LUIGI GENINAZZI
DOPO FRANKENSTEIN IL LAICO RINSAVIRÀ
Un pensiero in crisi d'identità: parla Galli della Loggia
"Oggi c'è troppa sordità, manca la volontà di dialogare davvero con la Chiesa"
"Sta crescendo la tendenza ad appiattirsi sul libertarismo e sul relativismo"
La provocazione lanciata da De Rita gli è piaciuta. A tal punto da ributtarla innanzitutto nel campo avversario. E' un rimpallo vigoroso quello di Ernesto Galli della Loggia che mira al cuore della cultura cattolica. "Se con questa parola intendiamo l'insegnamento della Chiesa non ho nulla dire, ma se invece ci riferiamo all'elaborazione culturale dei laici cattolici allora balza evidente la loro assenza o quantomeno la loro latitanza nel dibattito italiano degli ultimi decenni", ribatte il noto storico ed editorialista del Corriere della sera, che non si smentisce per la lucidità di un'analisi condotta senza paraocchi.
Intende dire che la cultura laica e quella cattolica si trovano accomunate da un destino infelice?
"Un momento. Tanto per cominciare non riconosco l'esistenza di una cultura laica. Tra me ed il professore Luciano Canfora, per fare un esempio, non so proprio cosa ci sia in comune. Il fatto di non dirsi cattolici? Ma questa è un'identificazione semplicistica e molto rozza che poteva andare bene nell'Ottocento. Sono feticci ad uso polemico, categorie interpretative che non vogliono dire più nulla".
Mi scusi, ma proprio lei ha scritto recentemente sul "Corriere della sera" di un'istanza laica che tende a diventare sempre più laicista e soggettivista...
"Certo. Come esiste l'identità religiosa così esiste un'identità, un'istanza laica, sia pure con molte sfaccettature culturali. Impariamo a distinguere i termini, altrimenti si fa una grande confusione".
D'accordo, professore. Ammetterà comunque che quest'identità laica, nell'interpretazione maggioritaria dei suoi esponenti, è abbastanza in crisi...
"Non c'è dubbio. E all'origine di tutto c'è una perdita dei fondamenti. Il caso più clamoroso lo ritrovo nella perdita della categoria del diritto. All'inizio c'erano i diritti naturali, elaborati nel Settecento in riferimento ad un soggetto dotato di libertà. Adesso invece i diritti vengono sempre più attribuiti ad una sfera che è determinata dal progresso tecnico-scientifico. Io non la penso certo come il filosofo Severino secondo cui la scienza automaticamente distrugge ogni etica. Ma noto che per molti laici tutto quello che avviene col progresso scientifico è immediatamente un valore da affermare e un diritto da esercitare. L'identità laica tende a diventare un'ideologia della soggettività all'insegna del libertarismo e del relativismo".
Insomma, non c'è più la vecchia identità liberal-borghese. Ma allora, per riprendere la domanda di De Rita, la cultura laica dove può ritrovare la sua consistenza?
"La cultura liberale ha concepito se stessa in riferimento ad un individuo che manteneva un legame con la religiosità, anche se in forma non dogmatica. I valori affermati dall'illuminismo sono nati in un contesto storico che aveva al centro l'individuo di formazione cristiana. Oggi questo soggetto non c'è più, il che rende terribilmente antiquati e astratti i discorsi fatti nei termini di razionalità, libertà individuale, ecc... Un pensatore laico come Tocqueville pensava che la democrazia senza il cristianesimo avrebbe partorito un mostro. Anzi, a dire il vero, non poteva neppure immaginare che ciò accadesse. Invece siamo arrivati a questo punto. Ed è un grande punto interrogativo".
C'è una risposta? O detto in altro modo: è ancora possibile ricongiungere la laicità della democrazia con il cristianesimo?
"Io credo di sì. La democrazia deve ricongiungersi al cristianesimo ma anche il cattolicesimo, dopo tante scelte sbagliate compiute negli ultimi cento anni, deve sapersi ricongiungere alla democrazia".
Si riferisce al caso italiano ed alla "questione romana"?
"No, mi riferisco a tante altre cose, come la Rerum Novarum".
Scusi, ma non capisco. L'enciclica "Rerum Novarum" fu il tentativo di creare un ponte con la modernità, non un fossato.
"E' vero, ma lo fece in nome della solidarietà sociale e non della libertà individuale. La Chiesa volle riallacciare il discorso con quelle classi sociali che erano state penalizzate dalla rivoluzione borghese-industriale. Ma la modernità non è la questione operaia, è la questione dell'individuo che vuole essere sempre più libero senza alcun limite".
E' quel che ha messo a tema l'attuale pontificato, non le pare?
"Proprio così. Papa Wojtyla pone la modernità davanti alla domanda: può esistere un sistema sociale governato da una soggettività assolutamente libera da ogni vincolo? E' una questione cruciale. Ma non sono soltanto i laici che la snobbano. Capita addirittura che gli stessi laici cattolici prendano le distanze dal Papa".
Beh, non sempre. E se questo avviene è magari perchè l'orizzonte del pensiero laico è entrato anche nella Chiesa, nella mentalità dei credenti. Da dove ha origine, secondo lei, questa chiusura?
"Prendere sul serio la provocazione di questo Papa vorrebbe dire per la gran parte della cultura laica ammettere la propria insufficienza, la propria crisi. Qui ha nettamente ragione De Rita: schivano la domanda mettendo sotto accusa il tentativo della Chiesa d'intromettersi in faccende che non la riguardano".
Quando sarà possibile un vero dialogo tra Chiesa e coscienza laica su questi temi di fondo?
"Un dialogo può esistere se si condivide un problema. Le soluzioni saranno diverse ma il punto di partenza è comune. Qui invece ho l'impressione di una grande sordità da parte di tanti laici: non manca la volontà di dialogare, manca la premessa".
C'è speranza che cambino atteggiamento?
"Per il momento no. Paradossalmente l'unica speranza è che il progresso tecnico-scientifico arrivi a tali aberrazioni così da provocare un sussulto della coscienza laica. Che so, un bel bambino ottenuto per clonazione. Finora le scoperte della scienza sono state fruibili individualmente, come la pillola del giorno dopo, e consolidano l'idea di un diritto acquisito. La manipolazione genetica no, non puoi fartela da te. A quel punto la soggettività laica si troverà in contraddizione con se stessa. Ma temo che sarà troppo tardi".
inizio pagina
vedi anche
Laici e non