RASSEGNA STAMPA

4 FEBBRAIO 2001
ALBERTO MARTINELLI
Ma che democratiche queste élite
Da Pareto a Schumpeter a Dahl. Il rapporto fra poteri oligarchici e consenso delle maggioranze
Giorgio Sola, "La teoria delle élites", Editore Il Mulino, pagine 291, lire 32.000
Giorgio Sola, insieme al Mario Stoppino di Potere e élites pol itiche , ha il merito di riproporre una questione centrale delle scienze sociali, la questione dell'esercizio elitario del potere, secondo cui è sempre una minoranza a dirigere e a comandare la maggioranza. I tentativi di spiegare questo fenomeno costituiscono uno dei principali contributi dati alla sociologia e alla scienza politica dalla "scuola elitistica italiana", di Mosca, Pareto, Michels, Dorso, Burzio, contributi spesso non adeguatamente riconosciuti. Una ragione fondamentale della diffidenza e del relativo disinteresse nei confronti della teoria delle élites di Pareto, della classe politica di Mosca, del partito oligarchico di Michels, è stata l'utilizzo ideologico che ne è stato fatto per mostrare la crisi della democrazia parlamentare e sostenere l'avvento della dittatura fascista. In realtà, l'esistenza (verificata anche nelle democrazie) di una minoranza di governanti dotati di risorse e potere decisionale che si contrappone a una maggioranza di governati non implica affatto la impraticabilità della democrazia. Gli studiosi che meglio di altri hanno sostenuto la compatibilità tra democrazia ed élites sono stati Schumpeter e Dahl. A Schumpeter si deve la formulazione più chiara della democrazia come strumento istituzionale per arrivare a decisioni politiche in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere mediante una competizione per il voto popolare. Il metodo democratico si esprime nell'elitismo competitivo, nel quale i cittadini devono essere liberi di scegliere tra alternative reali offerte da "imprenditori politici" concorrenti. A Dahl si deve invece, da un lato, la concezione della democrazia poliarchica fondata sul pluralismo delle élites e la loro relativa autonomia;e, dall'altro, l'analisi dei presupposti e delle procedure del metodo democratico, e in particolare la definizione delle condizioni della "democrazia in entrata" (ovvero la garanzia dei fondamentali diritti civili e politici che consentono ai cittadini di formare libere preferenze) e delle condizioni della "democrazia in uscita", a cominciare dall'obbligo dei governanti di render conto ai cittadini delle loro decisioni. La democrazia contemporanea non ha certo eliminato l'asimmetria di potere tra élites e popolo, ma consente un maggior controllo dei governanti da parte dei governati e una competizione tra élites in cui il potere si controlla col potere.
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vedi anche
Filosofia (e) politica