| Ma che democratiche queste élite |
| Giorgio Sola, "La teoria delle élites", Editore Il Mulino, pagine 291, lire 32.000 | Giorgio Sola, insieme al Mario Stoppino di Potere e élites pol itiche , ha il merito
di riproporre una questione centrale delle scienze sociali, la questione dell'esercizio elitario
del potere, secondo cui è sempre una minoranza a dirigere e a comandare la maggioranza. I
tentativi di spiegare questo fenomeno costituiscono uno dei principali contributi dati alla
sociologia e alla scienza politica dalla "scuola elitistica italiana", di Mosca, Pareto, Michels,
Dorso, Burzio, contributi spesso non adeguatamente riconosciuti. Una ragione
fondamentale della diffidenza e del relativo disinteresse nei confronti della teoria delle élites
di Pareto, della classe politica di Mosca, del partito oligarchico di Michels, è stata l'utilizzo
ideologico che ne è stato fatto per mostrare la crisi della democrazia parlamentare e
sostenere l'avvento della dittatura fascista. In realtà, l'esistenza (verificata anche nelle
democrazie) di una minoranza di governanti dotati di risorse e potere decisionale che si
contrappone a una maggioranza di governati non implica affatto la impraticabilità della
democrazia. Gli studiosi che meglio di altri hanno sostenuto la compatibilità tra democrazia
ed élites sono stati Schumpeter e Dahl. A Schumpeter si deve la formulazione più chiara
della democrazia come strumento istituzionale per arrivare a decisioni politiche in base al
quale singoli individui ottengono il potere di decidere mediante una competizione per il voto
popolare. Il metodo democratico si esprime nell'elitismo competitivo, nel quale i cittadini
devono essere liberi di scegliere tra alternative reali offerte da "imprenditori politici"
concorrenti.
A Dahl si deve invece, da un lato, la concezione della democrazia poliarchica fondata sul
pluralismo delle élites e la loro relativa autonomia;e, dall'altro, l'analisi dei presupposti e
delle procedure del metodo democratico, e in particolare la definizione delle condizioni
della "democrazia in entrata" (ovvero la garanzia dei fondamentali diritti civili e politici che
consentono ai cittadini di formare libere preferenze) e delle condizioni della "democrazia in
uscita", a cominciare dall'obbligo dei governanti di render conto ai cittadini delle loro
decisioni.
La democrazia contemporanea non ha certo eliminato l'asimmetria di potere tra élites e
popolo, ma consente un maggior controllo dei governanti da parte dei governati e una
competizione tra élites in cui il potere si controlla col potere. |