RASSEGNA STAMPA

31 GENNAIO 2001
RALF DAHRENDORF
Il cuore di Berlin batteva per i lumi
La lettura di alcuni saggi di Isaiah Berlin ha indotto Eugenio Scalfari ad aprire, sulle colonne de La Repubblica, un dibattito affascinante, ovviamente destinato a rimanere aperto: il problema è se vi sia oggi un eccesso, o al contrario un deficit di Illuminismo. Scalfari non ha dubbi: abbiamo bisogno di accrescere, non certo di diminuire i lumi della ragione. Ed io sono lieto di associarmi a lui su questo punto di carattere generale. Tuttavia il suo articolo, così come i com¬menti di altri eminenti autori, mi inducono a formulare tre postille.
La prima riguarda la questione di quanto il controilluminismo "stia a cuore" a Isaiah Berlin. Che a Scalfari sia sfuggito il penultimo paragrafo del suo saggio? "Queste cupe dottrine divennero fonte di ispirazione dei monarchici in Francia, e accanto alla nozione di eroismo romantico, così come alla drastica contrapposizione tra nazioni e individui creativi e non creativi, storici e antistorici, ispirarono il nazionalismo, l'imperialismo e infine, nella loro forma più violenta e patologica, le dottrine fasciste e totalitarie del ventesimo secolo". Il testo in questione era stato scritto per Il Dizionario di storia delle idee, un'occasione che non si prestava certo all'esposizione appassionata di convincimenti personali. (E c'era oltre tutto una rigida limitazione dello spazio; in un'altra opera di Berlin, Il legno storto del'umanità, Scalfari potrà trovare ampi brani dedicati a Nietzsche ). Il cuore di Isaiah Berlin è sempre stato dalla parte dell'Illuminismo.
A lui si deve inoltre una chiara esposizione delle diverse implicazioni dell'Illuminismo. La formula di un "pluralismo senza relativismo" esprime nel modo più semplice i suoi convincimenti. Gli individui hanno opinioni diverse e profondamente radicate; e spesso non c'è modo di decidere in favore dell'una o dell'altra. Con ciò non si vuol dire che le opinioni si equivalgano, tutt'altro! Ma dobbiamo trovare un modo per convivere con la pluralità. La difesa della libertà in quanto concetto fondamentalmente "negativo" di tolleranza, di disponibilità al dibattito e di opportunità, che valsero a Berlin pesanti attacchi, è al centro della sua visione dell'Illuminismo. L'espressione "versione dell'Illuminismo" mi porta alla seconda delle mie note: che cos'è l'Illuminismo? Lo chiese Immanuel Kant nel suo celebre articolo del 1784; e rispose al quesito postulando l'uso pubblico della ragione. "Viviamo in un'era illuminata? No, ma viviamo in un'era illuminista". Come dire che non si può pensare a un'età dei Lumi come a qualcosa di compiuto. L'illuminismo è un metodo, non uno stato delle cose: un metodo aperto agli umani dal momento in cui abbiano abbandonato le forme di dipendenza auto inflitte, e cessato di essere sudditi per divenire cittadini.
Karl Popper è chiaramente un diretto discendente di Kant. La sua nozione della società aperta descrive la condizione che Kant aveva in mente (e che Isaiah Berlin ha sviluppato nel suo Saggio sulla Libertà). Storicamente, sul significato dell'Illuminismo esistono almeno due concezioni alternative: quella di Rousseau e quella di Hegel. Quando Kant parla dell'uso pubblico della ragione, non parte dal presupposto che il dibattito debba portare a un solo ed unico risultato. I punti di vista saranno diversi, e noi dobbiamo pensare a un meccanismo istituzionale in grado di conciliarli. E' a questo che dovrebbe servire, in termini moderni, la garanzia costituzionale della libertà. Diverso il mondo di Rousseau. La volonté générale che invoca non riconosce eccezioni, e neppure minoranze. Qui il presupposto è che quando gli esseri umani avranno visto la luce, sarà la stessa luce per tutti. Ed è su questo punto che in Origins of Totalitarian Democracy (Origini della democrazia totalitaria) J. L. Talmon attacca per la prima volta Rousseau, accusandolo di essere uno dei progenitori intellettuali della tirannia moderna.
Hegel è andato ovviamente un passo più in là. In un celebre paragrafo (il numero 258) della sua Filosofia del Diritto, ridicolizza Kant per aver preso in considerazione soltanto i punti di vista individuali, e concede a Rousseau, sia pure controvoglia, almeno il merito di aver riconosciuto una volontà comune o generale. Ma in questo caso si tratta soltanto di un puro e semplice contratto - il contratto sociale , mentre ciò che veramente conta è la "volontà obiettiva", "di per sé ragionevole in quanto concetto". E di che mai si tratta? Dello Stato come compendio dell'ideale morale, della Prussia, e più tardi di altri usurpatori. Perciò dobbiamo chiederci cosa intendiamo esattamente per Illuminismo. Per quanto mi riguarda (contrariamente a Umberto Eco), vorrei tracciare una linea chiara, escludendo dalla definizione non soltanto Hegel, ma lo stesso Rousseau (contrariamente a Eugenio Scalfari). Arriviamo così alla terza delle mie note, che verte sullo stesso problema, e riguarda soprattutto la parola ragione. Chi si colloca nella tradizione della rivoluzione francese e dei suoi ideologi preferisce scrivere "Ragione" con la maiuscola: mentre chi è più influenzato dalla rivoluzione americana (se di rivoluzione si può parlare in questo caso), ritiene che per la "ragione" l'iniziale minuscola sia senz'altro sufficiente. In ogni caso, la ragione non è una dea ma uno strumento. E ragionare è più importante che adorare la Ragione. Questa la differenza tra la nozione di illuminismo francese e quella anglosassone. La prima sostiene che i concetti vadano pensati fino in fondo, per giungere a una conclusione in maniera sistematica e con cartesiana chiarezza. Mentre per la seconda, le questioni umane vanno affrontate sperimentalmente, e ogni conclusione è temporanea e potenzialmente erronea. Nella Ragione francese c'è qualcosa di definitivo, mentre quella anglosassone rimane perennemente incompiuta. La prima si incarna nella linearità della costituzione dell'Unione europea (quanto meno nella sua prima versione, quella del Trattato di Roma), mentre l'altra si realizza nella meravigliosa adattabilità della costituzione degli Stati Uniti d'America, e più ancora in quella non scritta del Regno Unito.
Le differenze dunque sono importanti, anzi importantissime; e se non escludono un fronte comune di difesa dal contro illuminismo, forniscono una risposta su dove e come tracciare la linea di demarcazione tra la società aperta e i suoi nemici.
(Traduzione di Elisabetta Horvat)
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