RASSEGNA STAMPA

31 GENNAIO 2001
EUGENIO ZANIBONI
La bioetica per controllare il nostro futuro
Con una lezione magistrale del professor Mario Coltorti del Secondo Policlinico su "L'etica nella decisione in medicina", ieri il Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica ha inaugurato l'attività scientifica del corrente anno accademico presso la Facoltà di Giurisprudenza della "Federico II", aula Pessina.
L'ultimo annuncio-shock in una conferenza stampa tenuta negli Stati Uniti: un ginecologo italiano ha dichiarato di voler tentare la clonazione di un essere umano. La notizia è apparsa a molti commentatori "una boutade". Ad altri semplicemente "folle". Ad altri "in contrasto con vari atti internazionali" dall'Organizzazione Mondiale della Sanità al Consiglio d'Europa, alla stessa legge statunitense, il Cloning Prohibition Act del 1997), nonché alle conclusioni di un recente studio pubblicato da Lancet. Per il pubblico è solo l'ultimo, cronologicamente, di una serie impressionante di problemi che ogni giorno investono i temi della bioetica e delle frontiere della ricerca scientifica e sono imposti dai media alla pubblica attenzione. Eutanasia, clonazione, ingegneria genetica sono questioni che, in gran parte, come ha osservato il politologo Angelo Panebianco, "per loro natura ammettono solo valutazioni mediate dal parere degli esperti", i quali con i loro messaggi "possono trovare udienza solo se lo permettono i mass media". Ma, si potrebbe aggiungere, anche i media possono essere, a loro volta, manipolati: allarmante, in tal senso, l'invito contenuto in un documento del 1990 del Servizio Politiche dei Consumatori della Commissione Ue a "fare disinformazione" sull'allarme "mucca pazza" e a "non parlare più di Bse per non provocare reazioni sfavorevoli sul mercato". La complessità e diversità degli argomenti sul tappeto sembra richiedere un indifferibile potenziamento della qualità dell'informazione e della discussione pubblica, nonché un incremento della ricerca in campo etico. Da questo punto di vista, l'istituzione dei Comitati etici ha rappresentato indubbiamente una svolta, ancorché soprattutto nel campo delle sperimentazioni mediche sull'uomo. Un settore, questo, teatro di gravi violazioni dei diritti umani (si pensi al processo di Norimberga) appena mezzo secolo fa. Potendo anche entrare nel merito degli scopi della ricerca, dei rischi che essa comporta per i partecipanti, delle modalità di tutela dei loro diritti di informazione, ai Comitati etici è richiesto di esprimere un parere preventivo sulle sperimentazioni offrendo così, secondo quanto richiede l'Unione Europea, garanzie di trasparenza alle sperimentazioni. Ma, nelle realtà locali, quali niziative si prendono per promuovere una maggiore informazione pubblica su temi così complessi? Qui a Napoli nel 1996 è stato costituito un centro unico in Italia nel suo genere: il Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica, attualmente diretto dal professor Giuseppe Lissa. Fondato dietro l'impulso dei rettori Tessitore e Mancino, dell'Accademico dei Lincei, Giovanni Chieffi e dell'Arcivescovo di Napoli, Giordano, a cui si sono aggiunti, nel tempo, i rettori dell'Orientale, del Navale e del Suor Orsola Benincasa, il Cirb nasce come sede di discussione e di raccordo tra competenze distinte, con l'intento di fornire una risposta alle molteplici questioni sollevate dal dibattito bioetico. Un forum di incontro che abbraccia, dunque, la nozione stessa di bioetica, definita nell'Enciclopedia italiana di Scienze, Lettere ed Arti come "connessione interdisciplinare fra i diversi apporti che ad essa provengono dalla scienza biologica e medica, dalla filosofia etica, dalla regolamentazione giuridica". "Seguendo le stesse indicazioni del Comitato Nazionale di Bioetica, che ha richiesto di utilizzare proposte operative che garantiscano la non discriminazione nei confronti degli individui di altre culture", afferma il giurista Lorenzo Chieffi vicedirettore del Centro, "una parte dell'opera di studio e divulgazione del Cirb prende in considerazione i problemi sociali provocati dall'immigrazione, tanto nello sviluppo delle politiche sanitarie che negli specifici contesti terapeutici ed assistenziali".
inizio pagina
vedi anche