RASSEGNA STAMPA

27 GENNAIO 2001
ALESSANDRO ARMATI
La politica non è carità, parola di Pascal
"È pericoloso dire al popolo che le leggi non sono giuste, perché obbedisce ad esse solo perché le crede giuste. È per questo che è necessario dirgli nello stesso tempo che bisogna obbedire ad esse perché sono leggi, come é necessario obbedire ai superiori, non perché questi siano giusti, ma perché sono superiori. Con questo, se si puó farlo capire, ecco prevenuta ogni sedizione, ed é la vera definizione di giustizia". Questa riflessione intrisa di pessimismo quanto alla possibilitá di realizzare sulla terra un ordine umano vero e giusto, fondato sul libero consenso di ognuno, compare nei "Pensieri" di Blaise Pascal ed è indicativa delle sue idee politiche. Un aspetto questo poco esplorato della sua opera su cui oggi cerca di fare luce una raccolta dei suoi "Frammenti politici" (Morcelliana, pagine 218, lire 22.000) attentamente curata dallo storico dell'età moderna Domenico Bosco. Il libro presenta una serie di brani tratti dai "Pensieri" e dalle "Provinciali", unitamente ai tre "Discorsi" sulla condizione dei grandi; testi che nel complesso svelano Pascal come un pensatore politico estremamente disincantato e moderno. Vissuto nell'età di Richelieu e di Mazzarino, cioè nell'epoca dell'assolutismo e della costituzione dello Stato moderno, Pascal restò sempre defilato dalla scena politica. Si limitò solamente a sostenere una posizione "realista" quando le diverse Fronde tentavano di mettere in crisi la figura del re. Una posizione che lo differenziava da altri port-royalisti e persone a lui vicine, che invece non esitavano ad attaccare il sovrano. Lontano dal teorizzare una società ideale come quella della Repubblica di Platone, della Cittá del Sole di Campanella, o del sogno gesuita delle "reducciones" del Paraguay, nei suoi "frammenti politici" Pascal non concepisce la politica come un'arte in grado di perfezionare l'uomo e il mondo. A questo riguardo il suo pensiero, essenzialmente tragico, è alieno da ogni utopismo. Egli vede nella politica non tanto una via per la realizzazione di una società ideale, quanto piuttosto un argine contro il caos e la degenerazione nella barbarie. Quella di Pascal è insomma "una politica senza grazia e di... impossibile carità" (Domenico Bosco). In sostanza secondo Pascal la pace e la giustizia non saranno mai le conseguenze positive di un pensare e di un agire politico intimamente sincero. La politica consiste piuttosto nel saper guidare abilmente il popolo, la società, facendo leva sullo splendore delle cerimonie, sui rituali, sul fasto, sull'immaginazione. La cosa importante per Pascal è la carità del prossimo, l'essere interiormente in armonia con la bontá divina; un particolare tipo di ordinamento politico o un singolo governante ai suoi occhi sono cose secondarie, poiché il suo sguardo non è rivolto a questa vita, ma all'eternità. Alla rivolta, e tanto piú alla sacrilega prospettiva della guerra civile che si prospetteva ai suoi tempi, Pascal preferisce la pazienza insegnata dai primi cristiani.
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vedi anche
Filosofia (e) politica