| La politica non è carità, parola di Pascal | "È pericoloso dire al popolo che le leggi non sono giuste, perché obbedisce ad esse solo
perché le crede giuste. È per questo che è necessario dirgli nello stesso tempo che
bisogna obbedire ad esse perché sono leggi, come é necessario obbedire ai superiori,
non perché questi siano giusti, ma perché sono superiori. Con questo, se si puó farlo
capire, ecco prevenuta ogni sedizione, ed é la vera definizione di giustizia". Questa
riflessione intrisa di pessimismo quanto alla possibilitá di realizzare sulla terra un
ordine umano vero e giusto, fondato sul libero consenso di ognuno, compare nei
"Pensieri" di Blaise Pascal ed è indicativa delle sue idee politiche. Un aspetto questo
poco esplorato della sua opera su cui oggi cerca di fare luce una raccolta dei suoi
"Frammenti politici" (Morcelliana, pagine 218, lire 22.000) attentamente curata dallo
storico dell'età moderna Domenico Bosco. Il libro presenta una serie di brani tratti dai
"Pensieri" e dalle "Provinciali", unitamente ai tre "Discorsi" sulla condizione dei
grandi; testi che nel complesso svelano Pascal come un pensatore politico
estremamente disincantato e moderno. Vissuto nell'età di Richelieu e di Mazzarino, cioè
nell'epoca dell'assolutismo e della costituzione dello Stato moderno, Pascal restò
sempre defilato dalla scena politica. Si limitò solamente a sostenere una posizione
"realista" quando le diverse Fronde tentavano di mettere in crisi la figura del re. Una
posizione che lo differenziava da altri port-royalisti e persone a lui vicine, che invece
non esitavano ad attaccare il sovrano. Lontano dal teorizzare una società ideale come
quella della Repubblica di Platone, della Cittá del Sole di Campanella, o del sogno
gesuita delle "reducciones" del Paraguay, nei suoi "frammenti politici" Pascal non
concepisce la politica come un'arte in grado di perfezionare l'uomo e il mondo. A
questo riguardo il suo pensiero, essenzialmente tragico, è alieno da ogni utopismo. Egli
vede nella politica non tanto una via per la realizzazione di una società ideale, quanto
piuttosto un argine contro il caos e la degenerazione nella barbarie. Quella di Pascal è
insomma "una politica senza grazia e di... impossibile carità" (Domenico Bosco). In
sostanza secondo Pascal la pace e la giustizia non saranno mai le conseguenze positive
di un pensare e di un agire politico intimamente sincero. La politica consiste piuttosto
nel saper guidare abilmente il popolo, la società, facendo leva sullo splendore delle
cerimonie, sui rituali, sul fasto, sull'immaginazione. La cosa importante per Pascal è la
carità del prossimo, l'essere interiormente in armonia con la bontá divina; un
particolare tipo di ordinamento politico o un singolo governante ai suoi occhi sono
cose secondarie, poiché il suo sguardo non è rivolto a questa vita, ma all'eternità. Alla
rivolta, e tanto piú alla sacrilega prospettiva della guerra civile che si prospetteva ai
suoi tempi, Pascal preferisce la pazienza insegnata dai primi cristiani. |