![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 GENNAIO 2001 |
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Non solo i
regimi totalitari dal nazismo al comunismo ma anche le democrazie hanno
coltivato una propria forma di religione e di liturgia del Potere
Proprio
quando diventa senso comune l'idea di un Occidente in cui gli Stati si sono
emancipati (ove più ove meno) dalla religione contrapposto all'Oriente degli
Stati sottoposti o alleati alla religione, Emilio Gentile ("La religione
politica. Fra democrazia e totalitarismi", Laterza, 2001, l. 30.000) spiega che la storia contemporanea
dell'Occidente è ricca di religioni della politica: gli Stati assumono una
dimensione di sacralità, elaborano credenze, miti e simboli che interpretano
il significato e il fine dell'esperienza umana, suscitano devozione e spirito
di sacrificio.
La
sacralizzazione della politica è stata particolarmente intense nei regimi
totalitari: il fascismo divinizzò la nazione e lo Stato, celebrò il mito del
Duce come Dio vivente ed elaborò la dottrina politica del fascismo come un
sistema di dogmi; il nazionalsocialismo «pose sugli altari» la razza ariana e
la persona del Führer celebrata come salvatore della Germania e messia del Terzo
impero millenario e costruì un ricco sistema rituale; il comunismo deificò
Lenin (e Stalin) e ne istituì il culto del corpo imbalsamato nel mausoleo
sulla Piazza Rossa, come gli antichi santi della Chiesa ortodossa, perseguitò
i dissidenti come eretici, e produsse uno sforzo di proselitismo missionario
mondiale che solo le grandi religioni seppero realizzare.
Ma la
sacralità della politica esiste anche nelle democrazie, ed è particolarmente
visibile nella democrazia americana, ovvero nella democrazia che più di altre
difende il principio della separazione fra Stato e Chiese. Per rendersene conto
è sufficiente osservare il simbolo principe della vita americana, il
veneratissimo dollaro. Al centro della
banconota campeggia «In God We trust» («Confidiamo in Dio»); ai lati sono
raffigurate le due facce del Grande Sigillo degli Stati Uniti: una con il
motto nazionale «E Pluribus Unum» («Da molti, uno»); l'altra che reca la
scritta «Novus Ordo Seclorum» («Un nuovo ordine dei secoli»), a indicare
l'idea che la nascita degli Stati Uniti apre una nuova fase della storia
dell'umanità, sotto lo sguardo dell'occhio vigile e amico di Dio, inserito in
un triangolo. Chi non si accontentasse
del dollaro non dovrebbe fare altro che assistere ad una cerimonia di giuramento
del Presidente, sempre conclusa, dai tempi di Washington, con le parole «So
help me, God» («Che Iddio mi aiuti»), leggere la Dichiarazione d'indipendenza,
o semplicemente entrare in una qualsiasi chiesa: troverebbe la bandiera
americana al di sopra dell'altare o del pulpito.
Emilio
Gentile mette bene in evidenza la differenza fra due forme di religioni della
politica che egli definisce religione civile e religione politica. La prima consiste nella «sacralizzazione di
un sistema politico che garantisce la pluralità delle idee, la libera
competizione per l'esercizio del potere e la revocabilità dei governanti da
parte dei governati attraverso metodi pacifici e costituzionali»; la seconda
nella «sacralizzazione di un sistema politico fondato sul monopolio irrevocabile
del potere, sul monismo ideologico, sulla subordinazione obbligatoria
dell'individuo e della comunità al suo codice di comandamenti».
Al di là delle differenze, le
religioni della politica hanno alcuni aspetti ricorrenti: consacrano il primato
di un'«entità collettiva secolare» che diventa il centro di una costellazione
di miti; formalizzano un «codice di comandamenti», considerano i suoi
appartenenti una «comunità di eletti» che interpreta là propria azione
politica «come una funzione messianica per il compimento di una missione a
beneficio dell'umanità»; istituiscono una «liturgia politica» per adorare
l'entità collettiva sacralizzata ed elaborano una storia sacra che si
manifesta nella rievocazione rituale degli eventi e delle gesta.
Con questi caratteri, spiega
l'autore, le religioni della politica sono «un fenomeno che ha avuto inizio con
la nascita della democrazia moderna e con la politica di massa» e sono diverse
sia dalla sacralizzazione del potere politico tipica delle età arcaiche (il
Faraone d'Egitto) sia dalle teocrazie e dai regimi fondamentalisti che
subordinano la dimensione politica ad una religione tradizionale. Gli storici dell'età moderna sottolineano
tuttavia che anche le repubbliche tardo-medievali, in particolare le
repubbliche italiane, elaborarono e curarono con grande attenzione forme di
sacralità politica. I fiorentini nelle loro processioni trattavano la Signoria
come un oggetto sacro; e i veneziani trattavano il Doge come una figura mistica
e santa.
Da storico, Emilio Gentile lascia ad altri il compito di rispondere alla domanda se le nostre democrazie abbiano bisogno di una religione della politica che educhi i cittadini alla fedeltà verso le istituzioni e alla dedizione al bene comune. Si limita ad esortare il lettore a non considerare le manifestazioni della sacralizzazione della politica quali espedienti del potere o residui del passato. E' un invito da accettare, senza riserve.