L'etologo spiega TorquemadaCosì Lorenz analizzava la tendenza a infierire sui "diversi" Gli eretici considerati non umani per pseudospeciazione |
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| Anticipiamo uno stralcio dal volume di Danilo Mainardi "L'animale irrazionale" (Mondadori, pagg. 166, L. 30.000) che sarà in libreria nei prossimi giorni. |
Se guardiamo al passato, non possiamo dimenticare come, in nome della
"fede vera", presunti eretici, liberi pensatori e donne disubbidienti vennero giustiziati su roghi e patiboli. Qualche nome solo per rinfrescare la memoria: il processo ai Templari, Giovanna D'arco, Giordano Bruno e, tra i "difensori della fede", il domenicano Tomàs de Torquemada. La casistica delle atrocità commesse in nome d'un qualche credo d'altro canto è purtroppo ricchissima e trasversale, nel senso che accompagna molte, se non tutte, le religioni. E' recente la scoperta delle mummie di bambini e ragazzi sacrificati 500 anni fa dai sacerdoti inca sulle Ande argentine, conservati quasi alla perfezione dal ghiaccio. I resoconti degli spagnoli e le scoperte archeologiche ci rendono nota l'agghiacciante ritualizzazione della religione degli inca. Racchiusi in sontuosi tessuti, i giovani immolati non erano solo un dono agli dei, erano veri e propri ambasciatori. A volte venivano addirittura consegnati dalle stesse famiglie, liete per il "bellissimo futuro" dei loro discendenti, considerati degli "eletti". Mi ha particolarmente impressionato un bambino, di circa otto anni, trovato straordinariamente ben conservato sul Cerro Llullaillaco, perché indossava una tunica più grande della sua taglia per potervi crescere dentro e aveva sandali di scorta per il viaggio nell'aldilà. Portava inoltre pregiatissimi doni da offrire alle divinità che avrebbe "sicuramente" incontrato.
Non è solo una storia dei tempi passati quella delle atrocità compiute in nome di una fede. Una scorsa alla realtà che ci circonda ci fa capire l'importanza che le religioni, nel bene e nel male, ancor oggi hanno nella vita sociale e politica. I conflitti etnici sono spesso inaspriti da controversie religiose: nell'Irlanda del Nord non è ancora ricomposta la frattura tra cattolici e protestanti; nei Balcani i cristiani si oppongono ai mussulmani; in India i mussulmani combattono gli induisti; nello Sri Lanka si avversano buddisti e induisti; negli Stati Uniti e in Giappone sette religiose estremiste sono spesso responsabili di azioni terroristiche. Viceversa e parallelamente, le religioni hanno un'influenza positiva nell'instaurare e mantenere nelle popolazioni codici morali elevati, cosicché i credenti, nello spirito di tali codici, svolgono azioni di aiuto umanitario ai poveri e agli ammalati di ogni parte del mondo. Positivo inoltre il conforto che le pratiche religiose e la religiosità in genere offrono nei momenti di disagio e di sofferenza.
Riguardo agli aspetti negativi, come sono le guerre di religione e le persecuzioni degli "infedeli", può essere d'aiuto la comprensione dell'interessante ma poco noto fenomeno della pseudospeciazione. E' possibile infatti dimostrare una singolare analogia tra il formarsi di nuove specie (la speciazione), che è un processo evolutivo biologico generale, e il suddividersi culturale in gruppi separati, che invece è processo esclusivo della specie umana (appunto la pseudo-speciazione).
Di norma, perché una specie nel corso dell'evoluzione produca nuove entità tra loro riproduttivamente isolate, è necessario che si trovi dispersa, per un congruo periodo di tempo, in ambienti tra loro non comunicanti. Le differenti pressioni selettive agenti sulle popolazioni geograficamente isolate fanno si che queste diventino sempre più diverse. La speciazione è infine compiuta quando gli individui delle popolazioni separate non sono più in grado di riconoscersi e di accoppiarsi tra di loro. Com'è noto, infatti tra gli individui di due specie diverse è impossibile un libero e spontaneo scambio genetico o, se questo avviene, la progenie risulta sterile. Quello che ho succintamente descritto è il caso più frequente, detto della speciazione allopatrica, perché discende da una iniziale separazione geografica. Ma c'è anche il caso più raro, detto della speciazione simpatrica, in cui la separazione iniziale è dovuta ad altri
tipi di barriere, per esempio di ordine temporale (una parte della popolazione si accoppia solo di giorno e un'altra solo di notte). Il risultato finale, comunque, è sempre il medesimo: gli individui che, in origine, appartenendo a un una specie, manifestavano un libero scambio d'informazioni (incluse quelle genetiche), passano dalle interazioni di tipo socio-sessuale a quelle di tipo ecologico, come appunto avviene alle entità specifiche separate.
Konrad Lorenz s'è molto occupato, per spiegare l'origine della guerra, delle cosiddette "pseudo-specie" umane. Nel libro Gli otto peccati capitali della nostra civiltà scrisse: "Ogni gruppo culturale sufficientemente circoscritto tende a considerarsi una specie a sé e a non ritenere come veri e propri uomini i membri di altre unità analoghe. In molte lingue indigene il termine usato per designare la propria tribù significa semplicemente "uomo"... e poiché i "nemici" non sono considerati veri uomini, si può infierire su di loro tranquillamente".
Ebbene, ho la sensazione che anche in molti conflitti (come quelli attuali etnici a sfondo religioso) o atteggiamenti di inaudita crudeltà (le torture della santa inquisizione, il più recente olocausto del popolo ebraico) sia possibile percepire, pur non trascurando altre concause, l'inconscio influsso culturale della pseudospeciazione. Gli atroci trattamenti che, nel corso dei secoli, sono stati riservati a quegli esseri classificati, in senso fortemente negativo, come "diversi", possono infatti, davvero, venire definiti disumani. E dico ciò nel senso letterale del termine, e cioè "da specie a specie", o meglio ancora "da uomo a non-uomo". Perché chi compie l'atrocità sempre si considera, ma solo lui, "umano".
Il tragitto (che passa) attraverso i differenti preadattamenti, quali la capacità di mentire a se stessi, di produrre associazioni negative per superstizione, di rinforzare attraverso una ritualizzazione culturale verità insieme assolute e non provate, può ben spiegare su quale terreno, nella nostra specie, alcuni uomini possano trovare una giustificazione "etica" per comportarsi verso altri conspecifici come se questi non fossero più, per niente, esseri umani. |