RASSEGNA STAMPA

17 GENNAIO 2001
MIMMO MUOLO
Lo statuto dell'embrione tra le questioni aperte

     "Tema decisivo per la politica"

Bioetica e politica. Un binomio che sempre più andrà di moda nei prossimi anni. Lo hanno ribadito ieri, nella giornata conclusiva del Corso, il presidente del Movimento per la vita, Carlo Casini, e il presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, Francesco D'Agostino. Secondo il primo, la legislatura appena iniziata sarà decisiva per due problemi: la procreazione artificiale da un lato e l'utilizzazione degli embrioni umani, dall'altro. "Forse anche sul fronte della legge 194 (aborto, ndr) si potrà fare qualcosa - ha aggiunto - ma non comunque nel senso di tornare a un divieto assoluto, come era prima dell'approvazione di quella normativa, quanto piuttosto per rivedere e rendere più effettiva la parte sulla prevenzione".

Carlo Casini ha richiamato l'attenzione su quella che ha chiamato la questione di fondo: lo statuto dell'embrione. "È urgente arrivare a una legge che stabilisca la personalità giuridica dell'embrione, fin dal suo concepimento", ha detto. Perché "se passasse la linea secondo cui l'ovulo fecondato (come con una brutta definizione lo chiamano gli scienziati laicisti) diventa embrione e dunque appartenente alla specie umana, solo dopo un determinato numero di giorni, si aprirebbe la strada a ogni altro abuso: sperimentazione sugli embrioni congelati, uso della pillola del giorno dopo, lo stesso aborto ne riceverebbe una convalida almeno sul piano del diritto".

Francesco D'Agostino ha invitato a stare attenti anche ad altri aspetti. "C'è chi vuole far passare la nutrizione dei pazienti in stato comatoso per accanimento terapeutico - ha denunciato -. Assistiamo cioè allo stravolgimento del significato di un atto naturale come l'alimentazione".

Per non parlare poi dell'eutanasia. "Si dice: ma il paziente è libero di chiederla per sè, magari firmando un semplice modulo. E si finge di ignorare che in quella firma c'è in realtà una estrema richiesta di aiuto: "Non lasciatemi solo. Anzi, se già avete deciso di farlo, allora per me è meglio morire". Questo dice, il malato terminale".

Allora, è stata la conclusione del giurista, "abbiamo in questi due esempi la dimostrazione che in materia di bioetica un'approfondita riflessione sui fondamenti antropologici, può portare a smontare le argomentazioni laiciste".
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