| Le mille facce di nietzsche viste da vattimo | Si registra con qualche stupore che quarant’anni, o quasi,
sono trascorsi, da quando Gianni Vattimo cominciò a
occuparsi di Nietzsche. Ce lo ricorda questa raccolta di
saggi sparsi che restituiscono il frastagliato pensiero di un
filosofo che non ha smesso in questo secolo di suscitare
interesse, sollecitare domande, scatenare polemiche.
Vattimo ci offre un percorso che è anche una sorta di lunga
e meditata trasformazione personale attraverso un
personaggio di cui solo poche settimane fa si ricordava il
centenario della scomparsa.
Di questo Dialogo con Nietzsche colpiscono l’affabilità con
cui si discutono certe tesi, e la trasparenza grazie alla quale
la scrittura persuasivamente restituisce un pensiero spesso
frammentario, contraddittorio, paradossale. Così un
concetto oscuro e temibile come quello di "eterno ritorno"
trova fin dalle prime pagine una formulazione perspicua e
una collocazione strategica nel pensiero di Nietzsche: a
partire dalla questione della temporalità, per passare poi a
quella della decisione (grazie alla quale Vattimo lascia
emergere un’attenzione più per Kierkegaard che per
Schmitt) per finire al delicatissimo rapporto tra filosofia e
follia (aspetto quest’ultimo, a dire il vero, solo sfiorato).
Il lettore sa che non esiste un solo Nietzsche. E in questa
inesauribilità di facce e problemi risiede uno dei motivi della
sua grandezza. Fra le tante immagini che del filosofo
tedesco sono state offerte, Vattimo sembra preferire quella
del pensatore che demitizza la filosofia e che al cospetto
della verità abbandona le pretese oggettive per affidarsi alla
decisione personale. Affiora qui un motivo anche religioso
che attraverso queste pagine anticipa le più recenti posizioni
di Vattimo in fatto di fede.
Pregevole aggiungiamo anche il modo in cui l’autore
restituisce i vari Nietzsche che dagli inizi degli anni Sessanta
a oggi si sono dati in Francia (Deleuze, Foucault, Derrida),
in Germania (la pubblicazione dei seminari di Heidegger,
Gadamer), negli Usa (Nehamas, Rorthy) e naturalmente in
Italia (l’edizione Colli-Montinari, Cacciari, ecc.). Una
disamina insomma fatta in nome del nichilismo attivo e del
pensiero debole, di cui Vattimo è a tutt’oggi il massimo
interprete e sostenitore. |