RASSEGNA STAMPA

15 GENNAIO 2001
ANTONIO GNOLI
Le mille facce di nietzsche viste da vattimo
Gianni Vattimo, "Dialogo con Nietzsche", saggi 1961 - 2000 Garzanti, pagg. 301, lire 35.000
Si registra con qualche stupore che quarant’anni, o quasi, sono trascorsi, da quando Gianni Vattimo cominciò a occuparsi di Nietzsche. Ce lo ricorda questa raccolta di saggi sparsi che restituiscono il frastagliato pensiero di un filosofo che non ha smesso in questo secolo di suscitare interesse, sollecitare domande, scatenare polemiche.
Vattimo ci offre un percorso che è anche una sorta di lunga e meditata trasformazione personale attraverso un personaggio di cui solo poche settimane fa si ricordava il centenario della scomparsa.
Di questo Dialogo con Nietzsche colpiscono l’affabilità con cui si discutono certe tesi, e la trasparenza grazie alla quale la scrittura persuasivamente restituisce un pensiero spesso frammentario, contraddittorio, paradossale. Così un concetto oscuro e temibile come quello di "eterno ritorno" trova fin dalle prime pagine una formulazione perspicua e una collocazione strategica nel pensiero di Nietzsche: a partire dalla questione della temporalità, per passare poi a quella della decisione (grazie alla quale Vattimo lascia emergere un’attenzione più per Kierkegaard che per Schmitt) per finire al delicatissimo rapporto tra filosofia e follia (aspetto quest’ultimo, a dire il vero, solo sfiorato).
Il lettore sa che non esiste un solo Nietzsche. E in questa inesauribilità di facce e problemi risiede uno dei motivi della sua grandezza. Fra le tante immagini che del filosofo tedesco sono state offerte, Vattimo sembra preferire quella del pensatore che demitizza la filosofia e che al cospetto della verità abbandona le pretese oggettive per affidarsi alla decisione personale. Affiora qui un motivo anche religioso che attraverso queste pagine anticipa le più recenti posizioni di Vattimo in fatto di fede. Pregevole aggiungiamo anche il modo in cui l’autore restituisce i vari Nietzsche che dagli inizi degli anni Sessanta a oggi si sono dati in Francia (Deleuze, Foucault, Derrida), in Germania (la pubblicazione dei seminari di Heidegger, Gadamer), negli Usa (Nehamas, Rorthy) e naturalmente in Italia (l’edizione Colli-Montinari, Cacciari, ecc.). Una disamina insomma fatta in nome del nichilismo attivo e del pensiero debole, di cui Vattimo è a tutt’oggi il massimo interprete e sostenitore.
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