RASSEGNA STAMPA

13 GENNAIO 2001
MASSIMO DI FORTI
Così sono riemersi i quaderni dimenticati del giovane Fermi
Teorie e registri di esperimenti. Carte private. Persino la prima versione della tesi di laurea: 4500 pagine depositate nel 1956 da Amaldi e mai analizzate
Il fisico Vergara Caffarelli: "Un genio con uno stile: la semplicità"
Sono documenti importanti per capire gli anni giovanili di Enrico Fermi, la sua formazione scientifica, gli autori che maggiormente lo hanno influenzato. Ma non solo. Gli inediti riguardano altre tappe fondamentali del periodo italiano, fino al 1938, quando Fermi è emigrato negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni razziali". In un'ampia stanza dell'Istituto di fisica, Roberto Vergara Caffarelli non riesce a dissimulare una certa emozione per il ritrovamento di questo materiale, destinato a essere al centro dell'attenzione di scienziati e storici di tutto il mondo in occasione del centenario della nascita del premio Nobel, che si celebra quest'anno. E precisa: "Si tratta di circa 4.500 pagine depositate nel 1956 da Edoardo Amaldi alla Domus Galileiana, della prima versione della tesi di laurea di Fermi e di alcune carte private che Laura Fermi ha aggiunto al deposito Amaldi, il cui contenuto è rimasto finora sconosciuto, con due lavori sicuramenti inediti". Docente di Relatività e di Storia della fisica all'Università di Pisa, Vergara Caffarelli - un'autentica autorità sull'avventura scientifica del padre della pila atomica - presenterà questo autentico "tesoro fermiano" il 18 ottobre in una grande mostra intitolata Enrico Fermi. Immagini e documenti inediti, organizzata dall'Associazione per la diffusione della cultura scientifica La Limonaia, dal Dipartimento di fisica dell'Università pisana, dal Comune e dalla Provincia di Pisa. "Sarà la più completa rivisitazione della giovinezza di Fermi, privata e scientifica", sostiene il professore. "Esporremo circa 200 fotografie messe a disposizione dalla figlia Nella e dalle nipoti Gabriella Sacchetti e Rachel Fermi, in gran parte mai viste.
E, tra i documenti, ci saranno le cartelle di Fermi studente universitario, una selezione dall'archivio della Domus Galileiana, la tesi di laurea riscoperta e la cartella Fermi della Columbia University, che credo inedita, con cui è possibile completare la documentazione italiana sull'espatrio verso gli Stati Uniti".
Professore, com'è possibile che i 4.500 fogli depositati nel '56 da Amaldi siano rimasti finora poco conosciuti o inediti, almeno in larga parte?
"Non c'è da stupirsi, invece. Soltanto adesso, per esempio, si stanno pubblicando le opere complete di Einstein e c'è da giurarci che avremo delle sorprese. Esistono inediti di Niels Bohr, di Volta, persino di Galileo... Nel caso di Fermi, nessuno ha potuto affrontare il compito non lieve di esaminare attentamente questo enorme materiale che comprende 22 quaderni di ricerche teoriche dal 1926 al 1938 e nove registri di esperimenti del periodo 1934-37. L'unico che avrebbe potuto agevolmente farlo era Emilio Segré, dal momento che in quegli anni aveva seguito passo passo il lavoro di Fermi. Ma la ricerca lo avrebbe impegnato a lungo, la Domus non aveva fondi sufficienti per finanziarla e l'accordo non ci fu mai.
Una cartella depositata alla Domus contiene, comunque, materiali più antichi che risalgono al 1920, al periodo universitario, tra cui un paio di quaderni. In uno, ci sono i riassunti dei lavori di vari scienziati (da Einstein a Bohr e Paul Langevin). Quattro appartengono a Fermi: ebbene, due sono inediti".
I documenti riscoperti saranno finalmente pubblicati?
"Penso proprio di sì. La soluzione ideale auspicata dal professor Michelangelo De Maria dell'università La Sapienza, anche per superare il problema dei costi, sarebbe di riversare tutto in rete e in cd in modo da creare cinque grandi archivi elettronici. Uno a Chicago, due a Pisa e due a Roma (all'Università e al museo Enrico Fermi): insomma, nelle tre città che hanno segnato le varie tappe della straordinaria carriera di Fermi".
Cosa apprendiamo dalla lettura di questi documenti, professore? Ci svelano aspetti di Fermi che non conosciamo?
"I fogli e i quaderni ritrovati, secondo me, hanno soprattutto valore storico e umano più che scientifico. A meno di clamorose sorprese... Ma ci confermano una qualità che spinse Landau a considerare Fermi in primissima fila tra i più grandi fisici di tutti i tempi, completo sia sul piano teorico che su quello sperimentale: la semplicità. Già da ragazzo, Fermi aveva una incomparabile capacità di sintesi, di mettere in chiaro le cose, di eliminare tutto ciò che era superfluo. Non cercava l'eleganza, andava al nocciolo delle questioni. Questa economicità è stato un tratto decisivo del suo stile. E lo si vede proprio dalla tesi di laurea. La riscoperta della prima versione mi sta molto a cuore".
Qual è l'importanza di questo documento, professore?
"Quella della tesi di laurea è una storia curiosa e, per alcuni versi, incredibile. La tesi ufficiale era dispersa fino al 1990, quando sono riuscito finalmente a identificarla nella Biblioteca universitaria di Pisa.
Si trovava alla voce "Terni" perché la F del cognome era stata scambiata per una T... Era titolata "Studi sopra i raggi Rontgen di Enrico Fermi" mentre la versione precedente, ora riapparsa, sotto il titolo porta una serie di annotazioni che vennero eliminate nella versione finale. Fermi non era contento del suo lavoro che, in una lettera del '22 all'amico Enrico Persico, aveva definito "una porcheria delle più solenni"... E Laura Fermi nel libro Atomi in famiglia racconta che gli undici esaminatori che l'approvarono magna cum laude l'ascoltavano sbadigliando e sonnecchiando. In realtà, non ne avevano capito granché! Invece la tesi è interessante".
Perché
"Per ragioni più storiche che scientifiche. Composta di quattro capitoli, se ne conoscevano soltanto due.
Adesso, abbiamo una versione più completa alla quale mancano soltanto otto pagine: chissà, potrebbero essere ritrovate prima dell'apertura della mostra... In ogni caso, abbiamo un'idea più chiara sulle conoscenze del giovane Fermi sulla relatività, sull'elettrodinamica, sulla teoria dei quanti e su due studi di Peter Debye del 1913-14 sulla rappresentazione del moto termico degli atomi". Roberto Vergara Caffarelli fa una pausa e, poi, aggiunge con sincero stupore: "E pensare che Fermi avrebbe potuto fare l'ingegnere, così come Segré... In Italia, negli anni 20, nessuno pensava alla fisica teorica o alla carriera universitaria. L'insegnamento nei licei e nelle scuole era considerato un traguardo più che accettabile. Fortuna che non sia andata così... La fisica ci ha guadagnato un genio".
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