Il Vaticano a Veronesi: "Ma quale apertura"| Monsignor Sgreccia gela le aspettative del ministro sulle cellule staminali e sulla fecondazione assistita |
| Forse quella nota aperturista l'aveva scritta il clone di un qualche alto prelato. Perché il ministro della
sanità, Umberto Veronesi, non fa nemmeno in tempo a dirsi soddisfatto (e non sorpreso) del "sì dei
vescovi alla via italiana" alla clonazione terapeutica, espresso ieri l'altro dal Sir, l'agenzia di stampa della
Cei, che arriva il solito monsignor Elio Sgreccia a raddrizzare bruscamente la barra.
In realtà, ancor prima della secca precisazione del vicepresidente della pontificia accademia per la vita su
Radio vaticana, era stato l'Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale, a frenare l'ottimismo del
ministro. Che già nel documento della pontificia accademia riprodotto sull'Osservatore romano aveva
ravvisato segnali distensivi da parte della chiesa nei confronti della Tnsa, la tecnica del trasferimento
nucleare per produrre cellule staminali. Niente da fare, spiega già su Avvenire - secondo il quale
"Veronesi fa l'ottimista" ma il documento vaticano è "tutt'altro che tenero" - monsignor Sgreccia: "Le
nostre riserve restano molto forti. Mi sembra che il ministro Veronesi non interpreti bene il pensiero della
pontificia accademia per la vita".
Ma il Sir aveva pur scritto che la Tnsa "non solleverebbe alcun problema etico". E così Veronesi, a
margine della conferenza sulla salute mentale, si sente autorizzato a ritenere di aver fatto "uno sforzo che
in qualche maniera andava riconosciuto". Riconosciuto da chi? Sicuramente non da Sgreccia, che dà una
sonora bocciatura a tutto campo alle conclusioni raggiunte dalla commissione Dulbecco sulle cellule
staminali. Il dicastero vaticano, precisa, è "tutt'altro che possibilista" sulla Tnsa. A scanso di equivoci, il
monsignore si affretta a far diffondere dalla sala stampa della santa sede lo sbobinato della sua
intervista. Non sono dubbi, perplessità, quelli di Sgreccia, ma "gravi riserve critiche" sia dal punto di
vista scientifico che etico. "Ci risulta che la Tnsa e la Donaldson (quella inglese, ndr) siano la stessa
tecnica. Allora non riusciamo a capire come la stessa tecnica possa dar luogo a risultati diversi e non dar
luogo alla formazione di un embrione, come prospetta l'ipotesi della commissione ministeriale, ma
piuttosto a corpi embrionidi". Ma come si può arrivare a corpi embrionidi senza passare per l'embrione,
polemizza Sgreccia? Inoltre, chiarisce il vicepresidente della pontificia accademia per la vita, anche
utilizzando gli ovociti congelati e non gli embrioni "si tratta sempre di procreazione artificiale, fuori
dall'atto coniugale". Dunque, "per evitare problemi etici bisogna evitare la procreazione artificiale tout
court". Inimmaginabile, poi, fare ricerca sugli embrioni sovrannumerari perché tale pratica è "condannata
dalla dichiarazione di Norimberga" ("nessuno può usare un uomo sopprimendolo perché suoi pezzi
servano a un altro", e l'uomo in questione sarebbe nientemeno che l'embrione). Critiche, infine, ai "facili
finanziamenti promessi a vie che non conosciamo". Morale: intervenga il parlamento, che ha già dato
prova di sé nell'esame della legge (grazie a dio abortita) sulla aborrita fecondazione assistita.
Insomma, non aveva tutti i torti Emma Bonino. Che, criticando la "concertazione bioetica" del ministro
Veronesi sulla clonazione terapeutica e sulla procreazione assistita (il congelamento degli ovociti non
fecondati - "tecnica ancora sperimentale" - invece che degli embrioni), ieri stesso prevedeva: "Le
acrobazie scientifiche e etiche che si vorrebbero proporre non troverebbero tra l'altro neppure il
consenso del Vaticano". |