RASSEGNA STAMPA

11 GENNAIO 2001
MICAELA BONGI
Il Vaticano a Veronesi: "Ma quale apertura"
Monsignor Sgreccia gela le aspettative del ministro sulle cellule staminali e sulla fecondazione assistita
Forse quella nota aperturista l'aveva scritta il clone di un qualche alto prelato. Perché il ministro della sanità, Umberto Veronesi, non fa nemmeno in tempo a dirsi soddisfatto (e non sorpreso) del "sì dei vescovi alla via italiana" alla clonazione terapeutica, espresso ieri l'altro dal Sir, l'agenzia di stampa della Cei, che arriva il solito monsignor Elio Sgreccia a raddrizzare bruscamente la barra.
In realtà, ancor prima della secca precisazione del vicepresidente della pontificia accademia per la vita su Radio vaticana, era stato l'Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale, a frenare l'ottimismo del ministro. Che già nel documento della pontificia accademia riprodotto sull'Osservatore romano aveva ravvisato segnali distensivi da parte della chiesa nei confronti della Tnsa, la tecnica del trasferimento nucleare per produrre cellule staminali. Niente da fare, spiega già su Avvenire - secondo il quale "Veronesi fa l'ottimista" ma il documento vaticano è "tutt'altro che tenero" - monsignor Sgreccia: "Le nostre riserve restano molto forti. Mi sembra che il ministro Veronesi non interpreti bene il pensiero della pontificia accademia per la vita".
Ma il Sir aveva pur scritto che la Tnsa "non solleverebbe alcun problema etico". E così Veronesi, a margine della conferenza sulla salute mentale, si sente autorizzato a ritenere di aver fatto "uno sforzo che in qualche maniera andava riconosciuto". Riconosciuto da chi? Sicuramente non da Sgreccia, che dà una sonora bocciatura a tutto campo alle conclusioni raggiunte dalla commissione Dulbecco sulle cellule staminali. Il dicastero vaticano, precisa, è "tutt'altro che possibilista" sulla Tnsa. A scanso di equivoci, il monsignore si affretta a far diffondere dalla sala stampa della santa sede lo sbobinato della sua intervista. Non sono dubbi, perplessità, quelli di Sgreccia, ma "gravi riserve critiche" sia dal punto di vista scientifico che etico. "Ci risulta che la Tnsa e la Donaldson (quella inglese, ndr) siano la stessa tecnica. Allora non riusciamo a capire come la stessa tecnica possa dar luogo a risultati diversi e non dar luogo alla formazione di un embrione, come prospetta l'ipotesi della commissione ministeriale, ma piuttosto a corpi embrionidi". Ma come si può arrivare a corpi embrionidi senza passare per l'embrione, polemizza Sgreccia? Inoltre, chiarisce il vicepresidente della pontificia accademia per la vita, anche utilizzando gli ovociti congelati e non gli embrioni "si tratta sempre di procreazione artificiale, fuori dall'atto coniugale". Dunque, "per evitare problemi etici bisogna evitare la procreazione artificiale tout court". Inimmaginabile, poi, fare ricerca sugli embrioni sovrannumerari perché tale pratica è "condannata dalla dichiarazione di Norimberga" ("nessuno può usare un uomo sopprimendolo perché suoi pezzi servano a un altro", e l'uomo in questione sarebbe nientemeno che l'embrione). Critiche, infine, ai "facili finanziamenti promessi a vie che non conosciamo". Morale: intervenga il parlamento, che ha già dato prova di sé nell'esame della legge (grazie a dio abortita) sulla aborrita fecondazione assistita.
Insomma, non aveva tutti i torti Emma Bonino. Che, criticando la "concertazione bioetica" del ministro Veronesi sulla clonazione terapeutica e sulla procreazione assistita (il congelamento degli ovociti non fecondati - "tecnica ancora sperimentale" - invece che degli embrioni), ieri stesso prevedeva: "Le acrobazie scientifiche e etiche che si vorrebbero proporre non troverebbero tra l'altro neppure il consenso del Vaticano".
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Bioetica