"Il sogno americano?
Lasciamolo agli Usa" La sfida della globalizzazione? Per Ulrich Beck, sociologo tedesco, il
Vecchio continente
ha una sola scelta: creare occupazione attraverso "impieghi di interesse civico". Dimenticando i miracoli d'Oltreoceano |
| Chi promette di avere la ricetta contro la disoccupazione, dice il falso. Con questo fendente, che piega
le ginocchia ai contendenti di qualsiasi campagna elettorale, nel Vecchio Continente o al di là
dell'Atlantico, Ulrich Beck avvia il suo pamphlet "Europa Felix" (Carocci, 99 pagine, 18.000 lire), che
proprio oggi pomeriggio viene a presentare a Roma. Una voce fuori dal coro, quella del sociologo
dell'Università di Monaco di Baviera. Canta la fine della "società della piena occupazione", che aveva
come pilastri un 2 per cento soltanto di senza lavoro, sicurezza sociale e contratti a tempo
indeterminato. Ma liquida anche il tanto osannato "miracolo occupazionale americano" figlio della
deregulation: è fatto di tanti lavori precari, e di carceri piene zeppe.
Un'altra paroletta magica del nostro tempo, la flessibilità, viene brutalmente ricondotta al suo significato
pratico: un datore di lavoro deve potersi sbarazzare più agevolmente dei suoi dipendenti. Non ci
illudiamo, ammonisce il sociologo tedesco, che insegna anche alla London School of Economics: dietro
l'angolo c'è "il regime del rischio", la "società del precariato", con i rapporti di lavoro che si stanno
brasilianizzando in tutto l'Occidente. In questo sconfortante contesto, parlare di "Europa Felix" sembra
una presa in giro.
| Un titolo ironico, quello del suo libro? |
"Sì, è ironico. Ma noi viviamo in un tempo in cui c'è bisogno solo di una piccola parte della popolazione
per produrre beni e servizi in quantità ancora maggiore di oggi. E allora mi domando: perché non provare
qualcosa di nuovo? Se l'Europa vuole conquistare l'immaginazione dell'uomo della strada, deve offrire
qualcosa di più della solita salsa. Nel mio libro io suggerisco una democrazia dal basso, basata sul
"lavoro di impegno civile pagato"".
| Ci arriveremo, professore. Ma intanto dica: che cosa non va nel modello americano? |
"La ricetta per la piena occupazione che viene da Oltreoceano prevede costo del denaro stabile, aumenti
salariali contenuti, e stato sociale ridotto al minimo. Ma dietro il cosiddetto miracolo occupazionale, c'è
anche un miracolo carcerario. Dal 1980 al '96 il numero dei detenuti negli Stati Uniti è triplicato: ben 1
milione e 600 mila persone sono in prigione e dunque fuori del mercato del lavoro. Le statistiche Usa
sulla disoccupazione dovrebbero essere maggiorate di un 2 per cento. Tenere la gente in carcere
comporta un'enorme spesa pubblica. Ma non è tutto".
| Dica pure, professor Beck. |
"Dal 1973 al 1995 lo stipendio di 8 americani su dieci è calato del 18 per cento. La verità è che ci sono
molti capitalismi e gli Usa non sono l'Europa. La nostra via è una combinazione di economia di mercato,
"welfare state" e democrazia. Non dimentichiamo che i paesi europei con meno disoccupati, dall'Austria
alla Norvegia alla Danimarca, non conoscono la deregulation americana. Ma la globalizzazione, ora, ci
impone di ridefinire questa via".
| E' vero che i sottoccupati e i precari avanzano inesorabilmente anche da noi? |
"Vero. Un terzo della popolazione lavorativa tedesca ha oggi un "impiego fragile", cioè non a tempo
indeterminato. Di questo passo, fra 10 o 15 anni, saremo metà e metà. Come già oggi accade per gli
inglesi che hanno ripreso in pieno il modello Usa, nel quale per la metà esatta i lavoratori sono
parzialmente occupati senza garanzie, formalmente autonomi. Se però la gente cerca un impiego
qualificato, allora dobbiamo ridefinire il lavoro stesso".
"Si superi la politica economica dell'incertezza, garantendo un reddito minimo attraverso "lavori di
interesse civico" retribuiti, così da conservare le condizioni di base della vita pubblica e dell'essere
cittadini in Europa. Non confonderei il lavoro volontario non pagato, che nella gran parte dei casi viene
esercitato in aggiunta a un impiego retribuito, ed è tipico delle classi medie, con il lavoro di interesse
civico, che offre a chi ne è privo un'identità sociale e un'attività alternativa".
| Ma quanti dovrebbero fare questo "lavoro civico"? |
"Dovrebbe essere una scelta possibile per tutti. Perché non combinarlo con la maternità o la paternità?
Inoltre, il "lavoro di interesse civico" dovrebbe aprire le porte ad altri tipi di impiego. Ci vorrebbe una
mobilità piena tra mercato del lavoro e questo tipo di attività. Altrimenti si determinerà una nuova
divisione di classe".
| L'euro agevola o complica le cose? |
"Le agevola, perché ora siamo costretti a inventare un'Europa politica per risolvere la crisi che l'euro sta
per determinare".
| Che consiglio dà a un partito, per essere vincente? |
"Viviamo in una società multiattiva e la gente nella vita combina varie attività, pagate o no: il lavoro di
genitore, il volontariato, la politica. Faccio una scommessa: vincerà le elezioni il partito che per primo
offrirà soluzioni per combinare in una queste diverse attività. Danesi, svedesi e norvegesi sono più vicini
alla meta dei tedeschi".
| E a un adolescente di oggi, che cosa consiglia? |
"Di non ascoltare gli esperti, quando ti dicono che questa scuola o questo lavoro avranno un futuro e
questi altri no. La società sta cambiando così velocemente che nessuno sa esattamente di che tipo di
qualificazione vi sarà bisogno fra due o 15 anni. Studiate quello che volete studiare. Chi è motivato ha più
possibilità di convincere gli altri di essere utile a loro". |