RASSEGNA STAMPA

7 GENNAIO 2001
PAOLO ROSSI
Ricoeur, se l'oblio è fatto ad arte
Le riflessioni intorno alla memoria si perdono tra molte inesattezze
Paul Ricoeur, «La mémoire, l'histoire, l'oubli», Editions si Seuil, Paris, pagg. 682 FTr. 195
A ottantasette anni, Paul Ricoeur pubblica un altro dei suoi densi, eleganti, sistematici, intelligenti e talora fluviali Alibri. Le tre partì indicate dal titolo (memoria, storia, oblio) differiscono e per il tema e per il metodo. La prima si colloca sotto l'egida della fenomenologia husserliana. la seconda si richiama a un'epistemologia delle scienze storiche, la terza ha a che fare con un'ermeneutica della condizione umana.
Il libro, non importa dirlo, è pieno di pagine importanti. Credo tuttavia che alcune osservazioni (limitate alla púma pane) siano utili a rivelare un modo di affrontare i problemi, i testi e gli studi che lascia un po' troppo spazio all'arbitrio e a un'insufficiente informazione. Ricoeur trasporta di peso entro le se pagine una tesi di Frances Yates: l'arte della memoria è «una vera e propria alchimia dell'immaginazione che presiede a una mnemotecnica magica che dà, a chi la possiede, un sapere senza limiti». Ricoeur fa coincidere questa, che è la posizione di Giordano Bruno, con una specie di essenza filosofica delle arti della memoria in generale. Qualifica di conseguenza le artes memorandi come una «cultura forsennata della memoria». Ricoeur crede che l'arte della memoria «non abbia avuto seguito» nella cultura europea postcartesiana e qualifica questa affermazione come «un fatto che non dobbiamo accontentarci di registrare». . Non c'è nessun fatto da registrare perché quell'arte è viva e vitale fino a Leibniz e avrà perfino a che fare con il terna così vivacemente dibattuto in Francia delle classificazioni in botanica e in zoologia e con il tema delle lingue universali. Per un grande filosofo tutti questi sono con ogni probabilità, dettagli insignificanti, tanto che il Filosofo, non accontentandosi di registrare il fatto (inesistente), elabora anche, per spiegarlo, un'ipotesi interpretativa. Che è la seguente: la ragione dell'eclisse dell'ars memorativa va ricercata nel cuore stesso della nozione di metodo. Francis Bacone «va diritto al punto critico quando denuncia la prodigiosa ostentazione che motiva in profondità la cultura della memoria artificiale».
La denuncia ci fu davvero e tuttavia Bacon concepisce gli aiuti alla mernoria come una parte centrale e decisiva della sua
Instauratio. Non sapendolo, come avviene a Ricocur. non si è sfiorati da alcun sospetto su eventuali ambiguità. Ma Ricoeur non sa nulla né dell'enorrne lavoro di scavo e di interpretazione compiuto da Mary Cartuthers, né dei molti e importanti studi di Lina Bolzoni, né delle pagine di Ian Hacking sulle «scienze della memoria» nel secondo Ottocento, né dello splendido libro di Loewenthal sugli usi e abusi del passato, e neppure delle dense pagine di Urnberto Eco sull'ars oblivionalis e sulle lingue universali. Ricoeur procede e lavora ancora come ha fatto sempre. Portando avanti, con un linguaggio seducente, un grande progetto filosofico. Il successo è assicurato dal talento dell'autore, dalla coerenza interna del libro, dalla presenza dei temi tratti dalle grandi tendenze della filosofia contemporanea. A chi davvero interessa il fatto che il libro contenga in pochissime pagine un numero quasi intollerabile di inesattezza? Ma intollerabili per chi? Non ha ragione Baudolino: le storie un po' inventate non sono più gradevoli di quelle un po' troppo vere?
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti