RASSEGNA STAMPA

6 GENNAIO 2001
DARIO ANTISERI
E l'amor proprio rovina l'uomo
Tornano le «Massime» di La Rochefoucauld: una riflessione sulla vanità e la cattiva coscienza
Militò nella Fronda fino alla sconfitta, abbandonato da tutti si chiuse nelle sue proprietà esercitando con impietoso acume un ruolo di moralista
Per Voltaire, i suoi pensieri erano uno dei fondamenti della Francia moderna. Gravidi di pessimismo, mettono in guardia dalle belle parole e le false virtù
François de La Rochefoucauld, «Massime », Marsilio, pagine 1284. lire 35.000
«È solo dei grandi uomini avere grandi difetti»; «il perfetto coraggio è fare senza testimoni ciò che si sarebbe capaci di fare davanti a tutti»; «l'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù»; «è una gran follia voler essere saggi da soli»; «l'interesse mette all'opera ogni sorta di virtù e di vizio»; «la lealtà esibita è una dichiarata impostura»; «l'estremo piacere che prendiamo a parlare di noi stessi ci deve far temere che non ne stiamo dando nessuno a chi ci ascolta»; «se la vanità non rovescia completamente le virtù, le fa per lo meno vacillare tutte»; «il segno più grande di essere nati con grandi qualità, è di essere nati senza invidia»: «non ci sono sciocchi così insopportabili come quelli che hanno una certa intelligenza». Sono questi alcuni pensieri tratti dalle Massime di François de La Rochefoucauld, e che mostrano la sua saggezza, la acuta capacità di scavo nell'animo umano. François VI, principe di Marcillac, nasce a Parigi nel 1613 e alla morte del padre, avventa nel 1650, diventa duca di La Rochefoucauld. A soli sedici anni partecipa alla prima campagna militare, a ventidue prende parte alla prima congiura, e combatterà e congiurerà sino alla fine della Fronda.
Sconfitto, abbandonato dagli amici e dall'amante - M.me de Longueville, sorella del Condè -, ridotto in miseria, si ritirerà prima nelle sue terre per tornare successivamente a Parigi, dove vivrà sempre appartato rispetto alla nuova corte di Luigi XIV, coltivando l'amicizia con donne illustri quali M.me de La Fayette, M.me de Sablé e Cristina di Svezia. Il 1665 è l'anno della prima edizione delle Massime. François de la Rochefoucauld muore nel 1680. Ecco il giudizio che ne dette Voltaire nel capitolo XXXII del Siècle de Louis XIV: «Uno dei libri che più contribuirono a formare il gusto della nazione e a dargli uno spirito di giustezza e di precisione, fu la piccola raccolta delle Massime di François duca di La Rochefoucauld (...). Tale piccola raccolta fu letta avidamente; ci si abituò a pensare e a racchiudere il proprio pensiero in una forma vivace, precisa, lieve. Era un merito che nessuno prima di lui aveva avuto in Europa dopo la rinascita delle lettere». E la verità sulla quale La Rochefoucauld ha insistito è che l'amor proprio è il momento fondamentale delle azioni umane. Un pessimismo sulla natura umana attraversa le pagine delle Massime - un pessimismo senza veli sulle passioni, le ambizioni, la prontezza al tradimento di cui uomini e donne sono capaci, e che ha dato luogo a una interpretazione «agostiniana» del libro nel senso che La Rochefoucauld avrebbe distrutto quegli idoli e quella presunzione che sono barriere sulla strada della vera salvezza, quella cristiana. Pur se simile interpretazione può apparire azzardata, è però certo che le Massime riescono a mettere a nudo aspetti poco rispettabili della natura umana e rappresentano una significativa stazione nella realizzazione del programma fissato da Socrate con l'imperativo «Conosci te stesso». «L'amor proprio è il più grande di tutti gli adulatori». E poi: «Per quante scoperte siano fatte nel paese dell'amor proprio, vi restano ancora molte terre sconosciute»; «l'amor proprio è più abile del più abile degli uomini del mondo». E per quanto ci si ingegni a nascondere le nostre passioni sotto parvenze di pietà e di onore, «esse appaiono sempre attraverso questi veli».
Così «abbiamo tutti abbastanza forza per sopportare i mali altrui»; e «l'orgoglio più della bontà è coinvolto nelle nostre proteste contro quelli che commettono errori; non li riprendiamo tanto per correggerli quanto per convincerli che noi ne siamo esenti». Senza pietà il coltello viene affondato sulle nostre miserie: «Siamo così assuefatti a mascherarci agli altri, che finiamo per mascherarci a noi stessi». Falsi con noi e con gli altri, siamo tanto vanesi che «preferiamo dir male di noi stessi piuttosto che di noi non si parli affatto»; e se è vero che «normalmente non si loda che per essere lodati», è anche un fatto difficilmente smentibile che «poche persone sono abbastanza sagge da preferire la critica che è loro utile alla lode che le tradisce». La realtà è che la lusinga è «una moneta falsa» cui la nostra vanità apre tutte le porte. Le Massime appaiono in un periodo in cui - come afferma Francesco Fiorentino, curatore dell'edizione italiana - «le forme brevi erano alla moda presso quel pubblico mondano che era divenuto il vero giudice del successo di un'opera». Pensieri brevi ed incisivi, veri precipitati di esperienza e di saggezza erano già stati precedentemente offerti da Michel de Montaigne, anche Pierre Nicole scriverà «sentenze» nei suoi Essais de Morale; e «sentenze» scriverà la marchesa de Sablé. È questo periodo in cui viene al mondo quel prodigio costituito dai Pensieri di Pascal. E se Pascal, al pari di La Rochefoucauld, ha scandagliato i lati meno nobili della natura umana, egli però ha posto in evidenza anche quegli aspetti che non abbassano troppo l'uomo: insomma, miseria sì, ma pure grandezza dell'uomo.
inizio pagina
vedi anche
Cultura e societ…