Cellule staminali umane autologhe e trasferimento di nucleoAspetti scientifici ed etici parte terza |
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| S. E. Mons. ELIO SGRECCIA
Vice-Presidente della Pontificia Accademia per la Vita |
Quanti, invece, intendono perseguire la ricerca sulle cellule staminali embrionali propongono da qualche anno una via che è stata indicata da diversi autori ed in più sedi scientificamente autorevoli come "clonazione terapeutica". Pur prescindendo da ogni considerazione sulla possibile equivocità di tale espressione in seno al dibattito pubblico (risulta comunque evidente agli studiosi di ogni disciplina interessata la differenza procedurale rispetto alla cosiddetta "clonazione riproduttiva", che prevede lo sviluppo dell'organismo clonato fino alla nascita), non vi è dubbio a proposito di che cosa tale procedimento dovrebbe implicare: il prelievo del nucleo (diploide) di una cellula somatica del paziente ed il suo inserimento in una cellula uovo (oocita) privata del suo nucleo (oocita enucleato o ooplasto). A seguito della attivazione (con ioni Sr o mediante impulsi elettrici) della nuova cellula epigeneticamente totipotente così ottenuta (zigote o embrione unicellulare clonato, avente lo stesso genoma nucleare del paziente), prende avvio lo sviluppo embrionale, così come documentato da tutta la letteratura sulla clonazione dei mammiferi per trasferimento di nucleo. Giunto allo stadio di blastocisti (ca. 5 giorni di sviluppo), l'embrione verrebbe sacrificato per estrarre le sue cellule dalla massa interna (embrioblasto), dalle quali ricavare una coltura di cellule staminali (ES) autologhe rispetto al paziente.
L'autorizzazione alla creazione, attraverso questo processo, di embrioni umani clonati da destinare alla ricerca sulle cellule staminali è stata recentemente suggerita dal Rapporto Donaldson (Stem Cell Research: Medical Progress with Responsibility, London 2000); questo ed altri documenti talora preferiscono utilizzare l'espressione "sostituzione di nucleo cellulare" (cell nuclear replacement) al posto di "clonazione terapeutica", ma in ciascuno di essi non è mai venuto meno l'esplicito riferimento alla generazione di un embrione umano, seppure ai primi stadi del suo sviluppo, quale esito previsto e ineludibile di tale procedura. A fronte di questo atto clonatorio e delle sue conseguenze sull'embrione umano, il giudizio morale è di assoluta inaccettabilità (cfr Giovanni Paolo II, disc. cit., p. 1; Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Donum vitae (22 febbraio 1987), I, 6, in: AAS 1988, 80: 84-85; Pontificia Academia pro Vita, Dichiarazione sulla produzione e sull'uso scientifico e terapeutico delle cellule staminali embrionali umane, in: L'Osservatore Romano 25.08.2000, p. 6) in quanto "l'uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona" (Lett. enc. Evangelium vitae 63; cfr Carta dei diritti della famiglia, Città del Vaticano 1983, art 4b). |