| Un evento che rivoluzionerà la nostra vita | Se è vero che la ricerca sulle cellule staminali porterà benefici alla salute di dieci milioni di italiani affetti da gravi patologie riguardanti il cuore, il fegato, il cervello e altri organi essenziali, allora il rapporto Dulbecco è davvero un evento «rivoluzionario» che riguarda tutti noi. In un Paese abituato agli inconcludenti bizantinismi e alle diatribe ideologiche e parolaie, il fatto che la commissione promossa dal ministro Umberto Veronesi abbia concluso i suoi lavori in breve tempo e abbia autorevolmente fornito indicazioni chiare e operative su quel che la ricerca scientifica e la sperimentazione terapeutica possono e debbono fare, denota che anche in Italia talvolta ci si comporta da Europa.
Il ministro della Sanità aveva posto tre domande ai venticinque illustri scienziati guidati dal Nobel Renato Dulbecco: a) Esistono benefici terapeutici nell'uso delle cellule staminali? b) Da dove devono essere prelevate le cellule? e c) Quali aspetti etici pongono i diversi prelievi delle cellule? La commissione ha fornito risposte altrettanto esplicite distinguendo il livello tecnico da quello etico. Primo, la ricerca scientifica e quella terapeutica potranno dare dei vantaggi del tutto nuovi e inesplorati, se pure in prospettiva, per molte malattie che potranno giovarsi di rigenerazioni di tessuti fino a oggi impossibili, data la scarsità dei trapianti e la frequenza dei rigetti. Secondo, le cellule possono essere prelevate da organismi diversi: embrionali, fetali, adulti e ombelicali. Terzo, mentre non sorgono controversie per quel che riguarda tutto il resto, per il prelievo di cellule embrionali c'è la riserva etica da parte dei sette membri cattolici guidati dal cardinal Tonini che considerano l'embrione un essere vivente.
Nonostante questa difformità d'opinione sull'uso di un particolare tipo di cellule, quelle embrionali, nessuno mette in discussione l'altissimo valore del rapporto stilato dal gruppo di scienziati d'ogni tendenza, e ciò per molteplici ragioni. Innanzitutto perché è stato dato via libera a una ricerca che deciderà non solo il futuro della scienza applicata italiana in un campo nel quale già i nostri ricercatori si sono ampiamente distinti, ma anche per le conseguenze che produrrà nella medicina d'avanguardia di cui potrà beneficiare un gran numero di persone. La raccomandazione che sia finanziato un progetto nazionale dì ricerca con tutte le garanzie del caso ci sembra una positiva inversione di tendenza rispetto alle abitudini nazionali dello spreco e degli inutili finanziamenti a pioggia.
Vi è poi una vena di empirica concretezza nell'intero rapporto che fa bene sperare per il futuro di un'impresa che necessita di un impegno di molti ricercatori e per molti anni. E' stata posta chiaramente la questione di quali vantaggi derivano da diverse scelte, un nodo che può anche essere visto con l'ottica del bilanciamento dei valori in gioco, altrimenti detto «etica delle beneficialìtà». Non è un caso che sia stato richiamato quel «diritto alla salute» che nella Costituzione è una specie di obiettivo programmatico astratto e declamatorio ma che in questo caso è ben servito per sollecitare quale un vero e proprio obbligo morale la libera ricerca al servizio dell'interesse generale.
Perfino la divergenza tra la minoranza cattolica e la maggioranza liberale sull'uso delle cellule embrionali ha costituito un limite abbastanza marginale nell'economia del rapporto e della linea di azione suggerita dalla commissione al governo e all'intera comunità nazionale.
Una tale convergenza è abbastanza rara nel nostro Paese in cui lo scontro tra impostazioni cattoliche e laiche ha tante volte paralizzato il dibattito pubblico quando s'intrecciano questioni scientifiche, scelte etiche e politiche pubbliche. Questa volta l'intera commissione si è trovata d'accordo che si deve massimizzare la libera ricerca anche se le tecniche di clonazione non devono spingersi al di là di un certo punto, cioè del limite che riguarda specifiche operazioni di ricostruzione di tessuti malati: gli embrioni, è stato detto, non devono essere creati a scopo di ricerca né vi può essere una manipolazione genetica. La stessa divergenza sulle cellule embrionali è quindi sembrata più una disputa nominalistica che sostanziale.
I maggiori scienziati prevedono che gli effetti della ricerca sulle cellule staminali saranno dì portata storica pari ad altre grandissime scoperte come gli antibiotici e che quindi sarà rivoluzionata la stessa possibilità di curare le tante malattie croniche che affliggono i Paesi sviluppati. C'è dunque da rallegrarsi che l'Italia stia collocandosi in prima fila in Europa grazie al rapporto Dulbecco e alle decisioni operative che ci auguriamo saranno al più presto prese nelle sedi responsabili. Si potrà dire una volta tanto che questo nostro travagliato Paese non è il fanalino di coda del mondo sviluppato ai confini del Terzo mondo ma che ha saputo risolvere i contrasti delle sue tradizioni ideali, civili e religiose all'insegna della responsabilità collettiva e dell'interesse nazionale. |