Che manìa d'EgittoScoperti siti di 6000 anni fa Ogni secolo rivisita il mito
della terra dei faraoni. Da Thomas Mann all'opera
di Schwaller a Christian Jacq,
ecco i perché di una costante
di tutta la cultura occidentale |
| Da secoli ormai in Europa si aggira un sogno inquietante che ha il volto girato verso un passato remoto
come l'Angelus Novus di Paul Klee: si tratta di quella struggente nostalgia verso le radici più distanti
dell'Occidente, che risalgono all'antico Egitto dei faraoni, delle piramidi dalle proporzioni gigantesche,
delle sfingi enigmatiche. E questa nostalgia si tinge dei colori del mistero e dell'occultismo poiché
l'Egitto è la patria di Ermete Trismegisto, il mitico fondatore della filosofia ermetica, che è all'origine di
ogni corrente di esoterismo occidentale.
Già sul pavimento del duomo di Siena vediamo rappresentato Ermete insieme con Mosè, mentre
all'interno della Basilica Lateranense campeggia un affresco secentesco inneggiante all'ermetismo. Ogni
secolo rivisita e s'inventa il suo Egitto. Per avvicinarsi alla modernità, tralasciando le pure intense
frequentazioni egizie degli umanisti e dei filosofi barocchi (come il padre gesuita Athanasius Kircher, che
s'inventò la decifrazione degli obelischi romani), giungiamo al trionfo che il Settecento riserva all'Egitto
esoterico con Il Flauto Magico di Mozart, che rispecchia la Gran Massoneria Egizia di Cagliostro.
L'intreccio tra esoterismo ed egittologia è così affascinante che perfino Goethe si cimenterà a scrivere la
continuazione del libretto dell'opera mozartiana, con accenti che già prefigurano la grandezza tragica di
Faust, come pure una commedia su Cagliostro, intrisa di ingredienti egizi.
Dalla fine del Settecento comincia poi la grandiosa epopea dell'egittologia inaugurata da Champollion
con il ritrovamento e la decifrazione della celebre stele di Rosetta. Per tutto l'Ottocento le scuole
archeologiche dei paesi più ricchi tentarono di inseguire il segreto delle piramidi con esiti in definitiva
ancora aperti. L'Egitto tornò di gran moda con l'apertura del canale di Suez, che sollecitò il nostro Verdi
a comporre l'Aida. Il Novecento riprende con alterne fortune a occuparsi di Egitto: Thomas Mann se ne
occupa per un decennio scrivendo la saga mitica e biblica di Giuseppe e i suoi fratelli, mentre la crisi
dello spiritualismo occidentale spinge di nuovo intellettuali inquieti verso le radici della sapienza: due
francesi si recheranno in Egitto mossi da questa spinta interiore.
Il primo, René Guénon, è ormai notissimo per la sua scelta a favore del sufismo, ossia dell'esoterismo
islamico; il secondo è un alsaziano, René A. Schwaller de Lubicz (1887-1961), in Italia ancora poco
conosciuto, anche se famoso negli ambienti dell'esoterismo europeo. Schwaller conduce una vita
avventurosa, coerentemente attento alla ricerca interiore, che lo porterà a soggiornare in Egitto, a Luxor,
per quasi vent'anni e a scrivere un'opera monumentale, che solo ora viene pubblicata in italiano dalle
Edizioni Mediterranee a cura di Paolo Lucarelli, uno dei più attenti conoscitori dell'opera dell'esoterista
francese. Per l'editore italiano è una vera scommessa e segna un autentico salto di qualità, poiché il
testo Il Tempio dell'Uomo (due volumi, formato grande, ricchissimo di immagini e disegni, più di mille
pagine in un elegante cofanetto, lire 380mila) è un'opera dalle dimensioni gigantesche non solo per
numero di pagine, per la perfezione delle planimetrie, ma per l'audacia intellettuale con la tesi
rivoluzionaria di un'interpretazione esoterica dell'architettura e in generale della cultura degli antichi egizi.
Il tempio di Luxor è il simbolo dell'uomo cosmico e rappresenta un grandioso trattato di sapienza
ermetica scolpito nella pietra e consegnato alle costruzioni sulla scia di un sapere che ci affascina e che
ancora ci può aiutare a sostenere la crisi di valori in cui si dibatte la nostra attuale civiltà. L'egittomania
dei romanzi di Christian Jacq su Ramses, che hanno toccato tirature da capogiro, sono pieni
d'imprecisioni, approssimazioni e addirittura date sbagliate, che però non hanno impedito a milioni di
lettori di appassionarsi alla saga del faraone trasformato in una specie di divo da telenovela. Ma una volta
chiarito questo aspetto, non si può negare che costituiscano, nel complesso, una divertente e tutto
sommato innocua volgarizzazione del pensiero di Schwaller, che è l'ispiratore di tutti gli altri libri
sull'Egitto magico ed esoterico e di cui finalmente possiamo disporre in una splendida edizione italiana. |